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 2026  giugno 24 Mercoledì calendario

Quel piccolo mondo antico di secrétaire, guantiere, bouillotte e altri oggetti d’antan

C’è una scena che Marco Riccòmini racconta nella nota introduttiva de Il nome della cosa: da bambino, a casa dello zio Bruno, sentiva gridare dalla cucina “Bruno, hai chiuso il Secrétaire?” per evitare che facesse incetta dei cioccolatini custoditi all’interno. Fu così che imparò il nome esatto di quel mobile scrittoio pieno di sportelli e cassetti, una sorta di cassaforte domestica. Da qui nasce questo saggio, una vera chicca, dal desiderio di dare un nome agli oggetti visti per anni senza sapere davvero come si chiamassero e recuperare un lessico antiquario sempre più raro.
Riccòmini, storico dell’arte e collaboratore di Pandolfini, una delle più antiche case d’aste italiane, costruisce un dizionario illustrato di settantadue voci dedicate a tavolini, lampade, stoviglie, pendole, ceramiche e curiosità d’arredo oggi poco familiari. Ogni scheda, accompagnata dalla fotografia di un pezzo passato in asta, diventa il pretesto per un’etimologia, un aneddoto, una storia. Il Tantalus, per esempio, è un mobiletto da liquori con bottiglie in vista ma chiuse da un lucchetto: il nome rimanda a Tantalo, condannato dagli dèi a desiderare ciò che aveva davanti senza poterlo raggiungere; la Bouillotte, lampada con paralume metallico ancora presente in molti salotti borghesi, prende invece il nome da un gioco di carte diffusissimo nella Francia rivoluzionaria; la Bergère, grande poltrona imbottita del Settecento francese, significa “pastorella”: a Versailles aristocratici e sovrani fantasticavano su una vita campestre idealizzata. Tra le voci più insolite c’è la Caccina, piccolo gruppo in porcellana con animali in lotta (in copertina), nato come pomolo per zuppiere e poi diventato oggetto da collezione, oppure la Guantiera, il vassoio su cui gli ospiti lasciavano i guanti entrando in casa, un gesto ormai caduto in disuso da decenni.
Più che un catalogo antiquario, Il nome della cosa racconta deliziosamente di oggetti legati a rituali domestici, ricordi, abitudini e dice una grande verità: quando certe parole spariscono, piano piano si allontana pure il mondo a cui appartenevano.