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 2026  giugno 24 Mercoledì calendario

La Consulta, dopo lo stop per le chat, blocca anche audio e video

I parlamentari saranno ancora più garantiti dalle inchieste: ieri infatti la Corte costituzionale ha deciso che dopo le chat via telefonino (quelle, per intenderci, che da settimane i magistrati che indagano sulla scalata Mps benedetta dal governo chiedono di poter leggere senza speranza di ottenere il via libera da Camera e Senato) ora anche le registrazioni che riguardano gli eletti diventano corrispondenza inviolabile. E questo intanto dà una grandissima mano a Carlo Giovanardi sotto processo a Modena con l’accusa di aver brigato, anche arrivando a minacciare i funzionari della prefettura, per far riammettere una ditta amica nella lista di quelle abilitate alla ricostruzione dopo il terremoto dell’Emilia-Romagna. Ditta in odore di ’ndrangheta.
Ma tant’è: la sentenza di ieri ha reso inutilizzabili le videoregistrazioni che hanno per protagonista Giovanardi a colloquio con terze persone – potenzialmente micidiali per l’ex senatore –, perché i magistrati non hanno chiesto la preventiva autorizzazione al Senato prima di acquisirle agli atti del processo. La Consulta ritiene infatti che anche per quel materiale debba valere la tutela riconosciuta a partire dal 2023 quando la stessa Corte si era pronunciata sul caso di Matteo Renzi azzoppando per sempre l’inchiesta su Fondazione Open.
Perché non solo chat e mail (come nel caso dell’inchiesta fiorentina) ma anche le videoregistrazioni fatte da privati sono da considerare corrispondenza inviolabile? La motivazione è presto detta. “Il rischio di una indebita invadenza del potere giudiziario può insinuarsi sia nel caso (e nel momento) in cui l’autorità investigativa assuma l’iniziativa di far registrare occultamente una comunicazione riservata, avendo o meno di mira il parlamentare, sia nel caso (e nel momento) in cui la medesima autorità si determini all’acquisizione nel procedimento di una registrazione occultamente effettuata su iniziativa del privato”, ha scritto ieri la Consulta specificando che in questa seconda ipotesi, il privato in questione “può aver agito per le più diverse ragioni, che possono andare dall’intento persecutorio o ricattatorio nei confronti del politico all’esigenza della vittima del reato commesso dallo stesso parlamentare di precostituirsi un mezzo di prova”.
Il risultato, comunque sia, è il seguente: i magistrati di Modena non potranno utilizzare quel materiale che inguaia l’ex senatore Dc come auspicato dal Senato che aveva sollevato in suo favore il conflitto di attribuzione contro l’operato dei magistrati di Modena. Palazzo Madama ha sollevato analogamente un conflitto in favore di Daniela Santanchè che da ieri ha buone ragioni di credere di potersi avvantaggiare dello stesso principio fissato ieri dalla Consulta.
L’allora ministra
si era rivolta anche lei ai suoi colleghi di Palazzo Madama – era luglio dell’anno scorso – per ottenere giustizia, lamentando la lesione delle proprie prerogative di parlamentare.
Nel mirino di Santanchè i magistrati di Milano che l’hanno accusata di truffa aggravata per le sovvenzioni (la cassa integrazione Covid) richieste, dal maggio 2020 al febbraio 2022, per i dipendenti delle società Visibilia: gli inquirenti avrebbero illegittimamente acquisito, tra l’altro, una chiavetta Usb che conterrebbe diverse email da lei inviate, e anche un’altra chiavetta in cui sono contenute almeno cinque conversazioni, registrate a sua insaputa. Tesi sposata dal centrodestra, che ha sollevato conflitto di attribuzione alla Consulta e con cui Santanchè punta a far annullare il sequestro del materiale probatorio che potrebbe costarle caro in tribunale.