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 2026  giugno 24 Mercoledì calendario

All’asta le lettere di Lucio Battisti alla madre

«Cara mamma, mi sono sistemato e sto bene». Così esordiva il 9 ottobre 1963, Lucio Battisti scrivendo alla madre Dea. Un incipit più o meno immutato che si ripete in tutte le missive che il cantautore allora ventenne le scrive. «Cara mamma il tempo si è rimesso anche qui a Verona». O ancora: «Cara mamma, abbiamo incominciato il lavoro a Torino in un locale chiamato Las Vegas, si sta molto bene e io sono in pensione da Ravello come l’anno scorso». Continuando poi: «Stiamo lavorando sodo per riuscire a sfondare con tutte le carte in regola». Un traguardo che sembra ormai molto vicino quando nel novembre 1965 le scrive: «Il lavoro sembra che voglia andare bene. Ho concluso il contratto con la Ricordi e il 26 prossimo vado a Milano per la registrazione».
Sono passi tratti dalle decine di lettere a firma Lucio e Dea Battisti che il 26 giugno Finarte batterà a Roma: consegnate alla casa d’aste dagli eredi della sorella di Lucio, Albarita, arrivano quindi direttamente dai cassetti di famiglia. Tracciano un ritratto inedito e inatteso: anche se molto si sa della vita di Battisti, è nota la riservatezza e la gelosia con cui ha sempre protetto il proprio privato, affetti e vita quotidiana. Che ora però esce allo scoperto in tutta la sua immediatezza e sincerità: solo lui e la madre. Da Cavi di Lavagna: «Sono abbastanza abbronzato, qui non si diventa neri come a Ostia perché la sabbia è diversa».
Frammenti di vita, insomma. Scritte tra 1963 e 1965, provengono da Verona, Torino, Milano, varie località liguri, Trani, Germania e Olanda dove lo porta il lavoro. È agli inizi e documentano incertezze e dubbi, traguardi in vista e speranze. «Sto un po’ sulle spine in attesa dei risultati del lavoro svolto a Milano con le canzoni e speriamo che vada tutto bene» (12 aprile 1965, dall’Olanda). Sempre nel 1965, c’è il rapporto con Ricordi e la nascita della fondamentale collaborazione con Mogol. «C’è stata qualche incertezza (con Ricordi, ndr)... Abbiamo discusso, io ho fatto le mie richieste e il contratto è stato fatto secondo le mie richieste. Per il momento devo incidere due mie canzoni fatte insieme con Mogol».
Lei gli risponde, sempre sostenendolo. «La cosa più importante adesso è quella delle tue canzoni, che speriamo che trovi la strada giusta e puoi realizzare il tuo sogni». Arrivano persino gli echi dei dissapori con il padre Alfiero: «Dì a papà di non stare in pensiero né di rammaricarsi sempre per le solite cose, che io sto bene e faccio la vita che mi piace». Ci sono le classiche comunicazioni di servizio: «Per quanto riguarda la mia permanenza a Verona puoi stare tranquilla: mangio tre volte al giorno e dormo con sufficienza. Andiamo in giro sempre in macchina e non fa tanto freddo». Ma anche i momenti di scoramento: «Qualche giorno fa mi è ripresa un po’ di nostalgia per la scuola, ma forse sarà perché erano tempi spensierati e perché mano mano che cresco devo affrontare problemi più grossi».
«Si tratta di 20 lotti, le decine di lettere sono la parte più importante ed emozionante», spiega Fabio Massimo Bertolo, responsabile della sezione libri e manoscritti di Finarte che questa raccolta ha letta e studiata, appassionandosene. «Quella del 26 è una importante asta che raccoglie autografi (da Garibaldi a Sophia Loren, artisti, intellettuali, politici, un Papa) e memorabilia storiche. In particolare ci è piaciuto accostare i due Lucio della nostra canzone, nati a un giorno di distanza: prima di Battisti 10 lotti sono dedicati a Dalla».
«Della madre di Battisti – continua Bertolo – poco si sa. Ma, da quanto scrive e come, emerge una donna semplice ma saggia, di grande sensibilità, che a quel figlio ha dato tutto il suo sostegno: era lei la sua sponsor in famiglia. Un ruolo che Lucio le riconosce, lo vediamo proprio da come le si rivolge, da quello che le confida». Non solo lettere nell’asta di Finarte: anche documenti, appunti volanti, schizzi e disegnini (tipica la O finale nella firma trasformata in una faccina), bozze di canzoni che tali resteranno (una appuntata su un vecchio numero di Linus), telegrammi persino («Arrivato tutto bene segue lettera. Lucio»). C’è un disco autografato da Battisti e da Mogol, alcuni dei suoi dipinti (un lato artistico di Battisti che poco si conosce e che invece meriterebbe). E ci sono due chitarre: la più vecchia e un po’ rabberciata, è la mitica «Numero Uno» tra le chitarre di Battisti, la prima da lui posseduta: regalo che a 11 anni gli fece il padre, non immaginando dove lo avrebbe portato. Burrascoso a inizio carriera, solo a successo ormai consolidato il rapporto tra i due si sarebbe ricucito: non aveva mai condiviso la sua scelta musicale. E la chitarra ne fece le spese: come si evince anche dalle foto del catalogo Finarte, dove si vede chiaramente la riparazione (autografata dallo stesso Battisti nella parte restaurata). E come lo stesso Alfiero avrebbe poi raccontato in un’intervista al «Tirreno»: «Mi ricordo quando gli regalai la prima chitarra. Era in quinta elementare, aveva 11 anni. Già a 16 anni Lucio chiedeva di andarsene. Venivano da me i direttori delle orchestre che facevano serate in giro. Lucio suonava molto bene e loro volevano portarlo via. Ma io mi opponevo. A un certo punto, la chitarra gliel’ho anche spaccata sulla testa. Intendiamoci, senza fargli male. Lucio non ha detto niente, mi ha guardato e basta. Il giorno dopo è venuto da me in ufficio, io lavoravo al dazio, siamo andati insieme in un negozio e gli ho comprato un’altra chitarra». Insomma, un Battisti segreto e quasi sconosciuto, agli albori del suo percorso, quello che scopriamo da queste lettere. E viene da chiedersi cosa ne pensi la moglie Grazie Letizia Veronese, da sempre impegnata nella tutela dell’immagine e dell’eredità artistica del marito. Parteciperà all’asta per evitare che si disperdano e vadano in mani sconosciute pezzi così importanti della sua vita?