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 2026  giugno 24 Mercoledì calendario

Patente, esame teorico sempre più difficile: 4 su 10 bocciati

Sono i quiz per accedere alla patente di guida per auto che sono diventati sempre più complessi o sono gli aspiranti patentati che studiano con troppa superficialità per svolgere l’esame scritto? Secondo il report “Statistica delle attività svolte nel 2025 per il conseguimento delle patenti di guida” diffuso dal Ministero dei Trasporti, nel 2025, su un totale di 2.314.213, richiedenti, circa 618.000 persone sono state eliminate con un tasso di bocciatura del 26,7%.
Si tratta del dato più negativo dal 2009, mentre il 73,3% degli aspiranti automobilisti ha superato con successo le due prove.
Ma allo stesso è anche un dato record di iscrizioni che evidenzia un fenomeno in controtendenza: se le nuove generazioni sono sempre meno interessati alla proprietà di un’auto e più propensi a forme alternative di mobilità, (vedi monopattini, e-bike, car sharing) la patente di guida resta un obiettivo irrinunciabile nel passaggio all’età adulta, anche se il sistema delle autoscuole e il settore del trasporto professionale mostrano crepe sempre più profonde.
Tuttavia, emerge una discrepanza quasi brutale tra la teoria e la pratica. Se prendiamo come riferimento solamente la prima parte dell’esame, la teoria che si svolge rispondendo ai quiz, allora la percentuale di bocciati è ancora più pesante: pari al 38% del totale per un numero di 454.930 bocciati. Invece, una volta superato il primo ostacolo, alla pratica viene scartato il 14,6% degli esaminati, cioè 163.278 persone. Insomma, a dispetto di quanto si possa credere, la teoria si conferma lo scoglio più duro, una sorta di ghigliottina che respinge quasi quattro aspiranti patentati su dieci. È l’effetto di quiz sempre più complessi e, forse, di una soglia di attenzione che fatica a digerire codici e regolamenti tecnici?
In alcune città, l’esame teorico sembra diventato una sfida ai limiti dell’impossibile: a Grosseto quasi il 50% dei candidati non riesce a contenere gli errori sotto la soglia fatidica dei quattro. Subito dietro Savona con il 45,99%, Bolzano con il 45,75% e Massa Carrara con il 44,92. Ma se sommiamo i quiz alle manovre nel traffico, la capitale delle bocciature è Sassari. Con un tasso di respinti che sfiora il 40%, la provincia sarda si conferma il luogo più difficile d’Italia per ottenere il documento rosa, seguita a ruota da Cagliari con il 36,67%, Ravenna con il 35,67%, Savona con il 35,20% e Piacenza con il 34,25%. Al contrario, il Sud sembra avere una preparazione più mirata: in Sicilia i bocciati sono appena il 18,6%, meno della metà rispetto alla Sardegna, con Puglia (21,6%) e Calabria (23%) a seguire in questa classifica.
La vera sorpresa arriva, però, dalla carta d’identità dei nuovi automobilisti. I più bravi restano i giovanissimi, quella fascia d’età comprea tra i 21 anni ed i 19 anni. Infatti, nel 2025 sono state rilasciate 754.349 patenti agli under 21, contro appena 13.138 degli over 54. E sono gli uomini a volere guidare prima: a dirlo sono i dati del MIT secondo cui sono 456.159 neopatentati uomini e 298.190 le donne. Questo esercito di nuovi guidatori sceglie quasi in blocco la via dell’autoscuola per raggiungere l’obiettivo: il 96% dei candidati preferisce la preparazione professionale al fai-da-te del privatista
, riconoscendo alle scuole guida un ruolo di tutoraggio fondamentale, nonostante il settore stia vivendo una metamorfosi progressiva.
Il panorama delle autoscuole, infatti, si sta restringendo: nel 2025 sono 6.589 le autoscuole attive contro le 6.660 del 2024. Se si amplia l’orizzonte di analisi vediamo che nell’arco di 10 anni (dal 2015, 7.034 autoscuole operative) sono ben 445 le scuole guida non più in attività. Eppure, quelle che resistono sono più efficienti: meno scuole, ma più allievi per ognuna, con una media di 145 idonei per struttura. È un mercato che si sta concentrando, premiando la professionalità e la capacità di gestire flussi di candidati sempre più consistenti.
Ma se l’auto privata vola, il trasporto professionale continua ad esercitare sempre meno interesse. Mentre l’Africa con 50.216 patenti emessee l’Asia con 37.624 si confermano i principali serbatoi di nuovi conducenti stranieri in Italia, i numeri delle patenti superiori raccontano una crisi di vocazione senza precedenti. Il calo dei promossi per la patente C, pari a meno 1.138 rispetto all’anno precedente, è un segnale d’allarme che non può essere ignorato. A fronte di un fabbisogno stimato da Unioncamere di oltre 232mila conducenti di mezzi pesanti e camion, il sistema sforna appena 39mila nuovi abilitati.
Un divario abissale che rischia di paralizzare la logistica del Paese,
una delle economie più importanti, oltre che fondamentali per qualsiasi attività commerciale e industriale. E non basta neanche il timido segnale positivo che arriva dal settore autobus, tram e trasporti passeggeri, dove i promossi per la patente D aumentano leggermente (+977 in un anno): la fame di autisti è tale che queste cifre restano inadeguate a soddisfare la domanda da parte delle aziende di trasporto merci e passeggeri.