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 2026  giugno 23 Martedì calendario

Stefano De Martino parla del rapporto con il suo corpo

Una battuta lieve, appena all’interno del perimetro della registrazione, sull’essere (nato) pronto: “Ci sono dovuto diventare, più che nato”. L’essenza di Stefano De Martino, in fondo, potrebbe essere tutta qui: un lavoro costante di studio per raffinare metodo e disciplina. Che si parli di danza, ancora la sua forma espressiva preferita, o si accenni alla conduzione televisiva (di Affari tuoi su Rai 1, ma lo attende la macchina organizzativa del Festival di Sanremo 2027), Stefano De Martino ribadisce come il prendersi cura di sé lo abbia formato, e continui a farlo. Benessere incluso: il corpo e il rapporto con l’estetica sono i temi centrali dell’incontro ai margini della presentazione della nuova reference di Head&Shoulders, di cui De Martino è testimonial da anni (il conduttore ha anche inaugurato, nella data zero del 16 giugno a Fregene, il Summer Tour del brand P&G, sei tappe sulle spiagge italiane).
Come è cambiato il rapporto con il suo corpo nel corso degli anni?
“Il rapporto con il mio corpo passa sicuramente attraverso la danza. La mia adolescenza è stata un’adolescenza felice nei confronti del mio corpo, anche se è il momento in cui forse ti scopri di più, magari vai in crisi, inizi a piacerti meno o a non piacere. Invece, siccome il mio corpo era lo strumento per fare quello che mi piaceva, e l’ho sempre visto come tale, sono stato anche abituato al suo cambiamento negli anni. La carriera di un ballerino non è così lunga tu e impari a capire come cambia il tuo corpo, ad adeguarti. È un rapporto di consapevolezza”.
C’è qualcosa che l’ha scioccata quando si è accorto di non riuscire a fare più certi movimenti, con la danza?
“Il corpo si riorganizza sempre. Dal lato artistico poi riesci sempre a trovare nuove forme di sperimentazione, nuovi punti di forza che sono dati dall’esperienza. Perdi il tono della gioventù, magari l’elasticità, però subentra altro. Quando capisci che è un processo non negativo, ma positivo, fai pace con tutti”.
Lei balla ancora da solo? Tipo nel salotto di casa?
“Ballo sì, nel salotto di casa no (sorride). Poco in televisione, perché mi sembra sempre di abusare un po’ del mezzo, però quando il contesto lo richiede, tipo nello spettacolo che faccio a teatro, e ci sono dei momenti di ballo, sì, ballo ancora. È ancora la cosa che mi fa sentire più libero, quella in cui mi riconosco di più perché lo faccio da tantissimi anni. Io sono cresciuto in quel modo, resta ancora lo strumento di comunicazione primario per me. L’espressività del corpo nello spazio vale anche quando conduci”.
La prima cosa che pensa quando entra in uno studio televisivo?
“È proprio come dominare lo spazio, come contestualizzarmi all’interno dello spazio. Tutti gli studi li vivo come un palcoscenico: magari non hai la platea però ci sono le telecamere, bisogna capire subito qual è il fronte. Ho un approccio molto teatrale alla televisione”.
Negli ultimi anni è molto cresciuta l’attenzione verso il concetto del well-being, dello stare bene. Lei cosa fa davvero per sentirsi bene?
“Mi ascolto tantissimo. A parte i vari trend che tutti seguiamo, come la skincare o la beauty routine, mi ascolto perché ho capito che non c’è una una cosa che va bene sempre. Quindi a seconda dei momenti, ‘hackero’ il mio corpo con l’alimentazione: se ho un momento di stanchezza, cerco di evitare cibi troppo processati o l’alcol. Sono molto disciplinato. E goloso, però la disciplina mi tiene nei ranghi, e l’unico modo per fare tante cose contemporaneamente è ascoltarsi. Diciamo che il rock’n’roll non funziona più: quella cosa, secondo me, è finita. Forse non funzionava neanche allora, però avevano una scorza più dura. Io vedo adesso tutti i cantanti, anche anche quelli più rock, quando partono per le tournée hanno il loro chef, le loro routine… È cambiata totalmente la tendenza”.
Harry Styles fa le maratone, Keith Richards forse non le faceva.
“Molto probabilmente se Harry Styles facesse una settimana come quelle di Keith Richards nei tempi d’oro, non correrebbe più” (ride).
Che idea si è fatto di questo grande cambiamento di paradigma nella cura di sé, che coinvolge maggiormente gli uomini?
“Secondo me ci siamo un po’ liberati dall’etichetta e dal genere in generale su tutto, come è giusto che sia, no? Nel senso, non c’è più una distinzione tra uomo, donna, siamo tutti esseri umani che si rendono conto che per vivere bene hanno bisogno di prendersi cura di loro stessi. Non c’è più il pudore da parte degli uomini a parlare di cose che prima erano erroneamente considerate ‘da donne’, tipo mettersi la crema idratante oppure la protezione solare. Ormai tutti sanno che non è più una questione estetica, ma è una questione proprio di star bene, di salute. Anche l’allenamento è cambiato: non è più allenarsi per un risultato estetico, ma per mantenersi in forma. Questo stile di vita è diventato trasversale. Ed è giusto così, abbiamo più strumenti per stare meglio”.
Che cos’è che non manca mai nel suo beauty case?
“Una crema idratante. Quando lavoro negli studi mi truccano, mi struccano, mi truccano, mi struccano, magari anche poco ma comunque ho sempre dei prodotti addosso. La crema idratante è quella che mi fa sentire a posto, mi ridà la mia faccia”.
Anche i capelli sono una parte fondamentale della sua immagine pubblica. Ha mai fatto delle cose pazze?
“Tutte (ride). Soprattutto quando ero adolescente: li ho colorati, li ho rasati poi fatti ricrescere, c’era un periodo in cui giravo con la testa a metà di un colore e metà di un altro… Secondo me è giusto sperimentare, poi a un certo punto si trova una quadra di tutto. Anche questo è un modo per esprimere la propria personalità: alla fine ci si racconta attraverso le scelte che facciamo per noi stessi, e anche il modo di pettinare i capelli rappresenta il nostro modo di essere”.
Se e quanto la infastidisce il fatto di essere considerato un sex symbol?
“Mi infastidisce… no, non è una questione di fastidio: semplicemente è più una speranza, la mia, di essere tutt’altro. Il sex symbol è sempre un po’ un’etichetta banale, superficiale: sei un pezzo di carne che piace a qualcuno. Invece alla fine io sono molto meno affezionato alla mia immagine rispetto agli altri. Sono più affezionato al mio pensiero perché è quello che mi tradirà meno: il corpo so che a un certo punto mi abbandonerà. Per questo motivo non ci ho fatto troppo affidamento (sorride)”.
Stare bene per lei è anche stare bene con il pensiero?
“È una cosa che va di pari passo, sono due basi comunicanti: se stai male mentalmente, molto probabilmente somatizzi e stai male fisicamente. Viceversa, quando la vita ti mette a dura prova, passare attraverso il fisico, attraverso la routine, dedicare del tempo al tuo corpo, all’alimentazione, allo stare bene, anche se stai male, aiuta. In qualche modo fa sì che anche nel cervello si sblocchino delle cose”.