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 2026  giugno 24 Mercoledì calendario

Loris Bazzo e Alessandro Basso parlano della loro relazione

Persino lui, che è «il meno romantico tra i due», è piuttosto emozionato. D’altronde il matrimonio-non matrimonio di Loris Bazzo, 50 anni, ex infermiere, con il suo compagno Alessandro Basso, 47 anni, ex insegnante, ha qualcosa di storico. Sono i primi due sindaci d’Italia – Bazzo di Carlino, Basso di Pordenone – a legarsi in un’unione gay. Di più, sono cattolici, praticanti e di destra: Lega il primo, Fratelli d’Italia il secondo.
Sabato è vicino, sarà il giorno del vostro “sì”.
«Lo desideravamo da tanto tempo ma purtroppo ora è l’ultimo dei pensieri: con due fasce tricolori in casa gli impegni raddoppiano».

Sarà una data a suo modo storica.
«Ma noi la viviamo con semplicità; lo facciamo da persone prima che da sindaci».

Sindaci di destra, per giunta.
«In dieci anni, dalla legge Cirinnà sulle unioni civili, è cambiato il mondo. La cultura, la quotidianità hanno fatto passi da gigante rispetto alla politica. Noi siamo la dimostrazione che certe etichette, anche a destra, sono superate».
Il suo partito, la Lega, era contraria però alle unioni civili.
«Non posso negarlo. Ma non credo che oggi Matteo Salvini o Giorgia Meloni volgano lo sguardo altrove davanti alle nozze gay».
Con Basso quando vi siete conosciuti?
«Nel 2021, io ero sindaco, lui consigliere regionale, eravamo a un incontro politico. Non molto romantico... Il romanticismo ci sfiorerà sabato, alle nostre nozze».

Che poi non si chiamano nozze ma unione, le va bene così?
«Io sarei favorevole al matrimonio, ma credo che l’Italia non sia ancora matura. Nella sostanza cambia poco».
Quando avete deciso di sposarvi?
«Me l’ha chiesto Alessandro ad agosto scorso, a Lignano, sotto l’ombrellone, il nostro buen retiro».
Nel suo partito ha mai incontrato resistenze?
«Assolutamente no. E nella mia comunità ho sentito, a sorpresa, l’affetto della gente. Quando mi sono ricandidato era palese che stessi con Alessandro: i cittadini si congratulavano per la mia scelta di essere trasparente, di vivere alla luce del sole, senza nasconderci».

Discriminazioni ne ha subite?
«Odio online moltissimo: il commento più gentile è stato “suicidatevi”. Pensavo di essere più vulnerabile, ma a 45 anni ho le spalle larghe. Ai più giovani e fragili, invece, questi commenti, oltre ai gesti, possono fare male».
Come sarà la vostra unione?
«Sobria, ma abbiamo perso il conto dei numeri».
È vero che ci saranno 500 invitati e avete dovuto cambiare location?
«Per la precisione 548! Non avevamo fatto una lista all’inizio e hanno iniziato a scriverci in tanti per partecipare. Il prefetto ha deciso di spostare la celebrazione a Pordenone dal chiostro di San Francesco a Villa Cattaneo. Ci saranno familiari, amici, politici».

Qualche nome?
«Il ministro Ciriani, il governatore Fedriga. Siamo amici di Cruciani e di Cerno. Se viene Mara Venier, la accogliamo a braccia aperte».
Un dettaglio ce lo regala?
«Saremo vestiti di blu».
La canzone degli sposi?
«Ornella Vanoni, Un sorriso dentro al pianto, è la nostra canzone».
Lei ha due figli, come l’hanno presa?
«Hanno più di vent’anni e questo ha aiutato sia quando gli ho presentato Alessandro sia quando ho messo in discussione la mia vita sei anni fa».


Alle adozioni gay è favorevole?
«No e neanche alla maternità surrogata. Un figlio va cresciuto da una madre e da un padre. Noi siamo per la famiglia tradizionale».
La vostra non è molto tradizionale.
«È vero, ma ai figli dico no. La nostra famiglia siamo io, Alessandro, due bulldog francesi e due gatti, forse verranno al matrimonio».