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 2026  giugno 24 Mercoledì calendario

Trump crolla nei sondaggi. E il Senato lo sfida: mozione contro la guerra

Donald Trump continua a scivolare nei sondaggi, trascinando con sé verso il basso anche la reputazione degli Stati Uniti sul palcoscenico globale. Ieri però ha ripetuto che la guerra in Iran era giusta, necessaria e utile, nonostante il Senato abbia approvato con 50 voti favorevoli la risoluzione per impedirgli di tornare a bombardare. Simbolica, ma politicamente pesante per le quattro defezioni repubblicane. Lui comunque ha “trollato” i rivali con la minaccia di correre per il terzo mandato, nonostante sia vietato dalla Costituzione. «Forse – ha detto – dovremmo candidarci di nuovo», tra gli applausi dei sostenitori venuti ad ascoltarlo nel comizio tenuto in Pennsylvania.
Mentre volava verso la Rust Belt, ha dichiarato ai giornalisti che «stiamo andando molto bene con l’Iran. Sono stati decimati e stiamo stringendo un accordo con loro. Ieri sono usciti 19 milioni di barili di petrolio, il volume più grande nella storia dello Stretto di Hormuz. Il nostro mercato azionario è alle stelle e i prezzi del petrolio stanno crollando». Ha risposto così alla smentita degli iraniani di aver riaperto le porte agli ispettori dell’Aiea: «Si sbagliano. Ce l’hanno detto direttamente e abbiamo tutto sotto controllo, al 100%. E se avessero ragione, annullerei subito gli incontri». Anche perché la Repubblica islamica, secondo lui, non ha alternative: «I soldi che preleveremo da Teheran andranno ai nostri agricoltori per fornire mais, soia e grano all’Iran, perché hanno un problema di fame».
Durante il comizio Trump ha ripetuto che gli Usa sono «il Paese più caldo al mondo», ma secondo il rilevamento mensile dell’American Research Group, il suo tasso di gradimento è sceso al 30%, con un 66% degli americani che non approva il suo operato. Il mese scorso lo stesso sondaggio aveva rivelato che il 31% degli americani approvava Trump e il 64% invece lo bocciava, quindi la flessione continua, anche senza una forte accelerazione. Peggio ancora vanno le cose sull’economia, dove solo il 26% dei cittadini approva le sue scelte, sullo sfondo dell’inflazione tornata a salire per la guerra in Iran. Sono livelli di popolarità che negli anni delle elezioni presidenziali condannano alla sconfitta l’inquilino della Casa Bianca, ma nel voto midterm di novembre minacciano di penalizzare i repubblicani tanto al Congresso. Un altro dato significativo è quello rilanciato dal Washington Post sull’affluenza alle urne durante le primarie in corso in tutto il paese. Gli elettori democratici stanno dimostrando una grande motivazione a votare, anche negli stati repubblicani, e questo minaccia il Gop su base nazionale. Finora 12,6 milioni di sostenitori del partito di opposizione hanno partecipato, contro 8,6 milioni di quello del presidente.
Il calo di popolarità di Trump sta peggiorando anche la percezione degli Stati Uniti nel mondo, secondo uno studio condotto dal Pew Research Center in 36 paesi, inclusa l’Italia. Solo il 23% degli intervistati ha fiducia nella leadership globale del capo della Casa Bianca. L’83% degli italiani non si fida di lui, dato che forse ha avuto un peso nel modo in cui la premier Meloni ha reagito alle sue critiche. In generale, il 57% di tutti i partecipanti al sondaggio nei 36 paesi ha una visione non favorevole degli Usa, mentre la metà non li considera un alleato affidabile, anche perché il 66% pensa che non tengano conto degli altri paesi e il 63% li accusa di non contribuire alla pace e alla stabilità nel mondo, per non parlare della difesa della libertà e i diritti umani. Il tempo in cui gli Usa venivano seguiti perché erano ammirati sembra andato, con tutte le conseguenze del caso.