corriere.it, 23 giugno 2026
Mara Venier racconta di sé
«Jerry era molto birichino, si siedeva sul divano, si toccava il sopracciglio e mi diceva: “Ho bisogno di libertà”; faceva la valigia, andava e tornava dopo due mesi in cui aveva fatto quello che voleva, io lo perdonavo e lo riprendevo». Dopo Jerry Calà (con base a Desenzano, dove è proprietario del locale Sestino Beach insieme a Puccio Gallo), è toccato a Mara Venier entrare nel «Fienile», il podcast condotto da Luca Zaia. La conduttrice di «Domenica in» ha raccontato gli amori, ricordando come è nata la lunga relazione con Renzo Arbore, conosciuto prima che iniziasse la storia con Calà. «Solo una cosa faceva ingelosire Jerry ed era Arbore – racconta Mara -. Lo avevo conosciuto prima di Jerry ed ero pazza di lui, tutte eravamo innamorate di Arbore. C’era stato un flirtino, ma mi ero messa con Jerry. La prima volta che sono andata a fare le prove per “Vado a vivere da solo”, in cui sono stata tagliata, mi aveva portato Arbore sotto casa di Jerry. E quando Jerry tornava a casa, dopo che se ne era andato via per mesi, un amico che imitava Arbore, chiamava per farlo ingelosire, imitandone la voce: “Sono Renzo, cerco Mara”… Poi in verità è stato un grandissimo amore, sono riconoscente a Renzo, mi ha insegnato molte cose di vita, abbiamo recuperato la perdita del nostro bambino e il nostro rapporto è più forte adesso di prima».
Nata a Venezia, figlia di un ferroviere e di una sarta, Mara Venier ha vissuto a Mestre da quando aveva cinque anni. Da piccola ha anche desiderato diventare suora. «Ho studiato dalla canossiane in via Piave – racconta -, alle elementari mi ero innamorata di madre Zelinda, ero una fanatica e volevo essere lei. Ero in una classe di benestanti, mamma domandava i libri del sussidio, ma la suora mi trattava con amore e affetto; non c’erano differenze tra me e le altre». Il destino l’ha portata a fare l’attrice e a Roma. «Non so perché sono ancora qui – afferma Mara -, non ho mai avuto l’ambizione di diventare famosa». A otto anni Mara lavava le teste presso una parrucchiera.
Mestiere che ha svolto per nove anni. «A 17 anni uscivo e andavo a fare le vasche, ma ero troppo magra – racconta -, troppo scura, avevo la pelle olivastra, mi lavavo con l’Ajax in polvere per schiarirmi. I ragazzi mi prendevano in giro, dicendo che ero la figlia di un marocchino. Un ragazzo mi corteggiò, invitandomi alla festa nella sua villa. Mamma per l’occasione mi confezionò un completino arancio, ma mi buttarono in piscina e tornai a casa con la camicia da uomo». Quel ragazzo era Sebastiano Furstenberg, ma Mara lo lasciò per Francesco Ferracini e a 17 anni restò incinta. «Ci siamo sposati a giugno, a ottobre è nata Elisabetta – prosegue -. Ai miei non avevo detto di essere in dolce attesa». A quei tempi, faceva la modella per sbarcare il lunario. «Arrivava un furgone con lo stand dei vestiti dentro – dice – e io, che ero carina e magra, li indossavo, ma dopo che è nata mia figlia, lui è sparito. Era il ’71 quando decisi di chiedere la separazione: a Roma vennero a prendermi in Rolls Royce mio marito e lo stilista Roberto Cappucci che mi propose di fare da modella a 100 mila lire al giorno e io, da Cenerentola, accettai subito».
In, realtà, l’occasione era dietro l’angolo: Mara viene scritturata da Sergio Capogna per «Diario di un italiano» in cui interpretava una ragazza ebrea, Vanda. «Non presero mio marito, ma me – sorride -. Sul set ho conosciuto Pierpaolo Capponi e ci siamo messi insieme (da quell’unione nascerà nostro figlio Paolo) e siamo andati a vivere a Campo de’ fiori; ho conosciuto Gabriella Ferri e ho aperto un negozietto di vestiti usati. Da me sono venuti Moravia, Elsa Morante, Nanni Loi comprò una giacca di volpe alla fidanzata… Sono stati anni bellissimi, ho partecipato a battaglie femministe, siamo state malmenate, attraverso Gabriella ho conosciuto l’impegno».
In quegli anni, Venier ha conosciuto però anche la violenza e lo stalking da parte di un uomo con cui aveva avuto una relazione, come le fa notare Zaia. «Pensavo di aiutarlo – spiega – avevo la sindrome da crocerossina, è una trappola che nessuna donna deve accettare. Ne ho parlato tantissimo: bisogna denunciare al primo schiaffo, ribellarsi anche alla violenza verbale; non bisogna lasciare le donne sole davanti a questo dramma». Determinante l’aiuto «dell’ispettore Tucci, mi vedeva disperata, poi la cosa è finita».
Sono 21 le pellicole girate da Mara, l’ultima, nel 2024, «Diamanti» di Ozpetek. Anche se, all’inizio, era titubante. «Quando Ferzan mi mandò il copione – racconta – mi disse: “L’ho scritto per te”; mi sono spaventata e non volevo farlo, avevo paura di sfigurare con quel cast di attrici bravissime. Ero in crisi, ma lui ha insistito: “Ci devi essere, ho bisogno di avere te”. E ho scoperto la sorellanza…». Tra gli altri lavori, ricorda «Zappatore» con Merola, «l’ho fatto per mamma, Mario veniva a prendermi con l’autista, ci portava tutte le sere al ristorante, era un signore»; il primo film in tv diretto da Dario Argento, «per me il lavoro è una grande medicina, mi serve per reagire»; per «Il giardino dei Finzi Contini», aveva fatto il provino senza De Sica e venne presa, ma rinunciò perché «dovevo essere sempre spogliata – motiva la decisione -, mi vergognavo». A gennaio del 1975 la nascita di Paolo, prematuro, «pesava solo 9 etti», fa presente. Quando il bambino aveva solo sei mesi, Venier ricevette la chiamata dall’assistente di Strehler che la voleva nel «Campiello» a teatro. Ma lei rifiutò la parte perché doveva accudire il bambino. «Mi richiamò Strehler riempiendomi di parolacce, irripetibili, trattandomi malissimo – racconta -: sei mesi dopo, a Milano, mentre giravo un film, mi chiamò l’aiuto regista, invitandomi a recarmi a teatro a vedere cosa mi ero persa; avevo fatto di testa mia e lo rifarei mille volte». Altro rifiuto fu con Tinto e la Tinta, fa notare Zaia, alias Carla Cipriani, moglie e assistente di Brass. «Ero in jeans e maglietta, mi dissero: “Tiri su la maglietta”; risposi: “col caz**». Un brutto episodio risale al 2014. Giancarlo Leone, direttore di Rai Uno, «dopo tre anni di “La vita in diretta”, comunicò al mio agente che ero vecchia, sollevandomi dalla conduzione. Maria de Filippi, chiamandomi a “Tu si que vales”, è stata l’unica che mi ha teso la mano».
Infine, l’amore per l’attuale marito, Nicola Carraro, sposato vent’anni fa. «Mi ero lasciata con Arbore, Edwige Fenech, mia cara amica, si era lasciata con Montezemolo – racconta -, avevo un amore americano, l’attore Armand Assante, ma non si quagliava, così andavamo da una cartomante che ci riceveva, dopo mezzanotte, in una mansarda piena di gatti. Una notte, mi disse: “Questo americano non è un amore, lo è uno che ha a che fare con i viaggi e con il mare, vedo delle isole…». Nicola, marito di Melania Rizzoli, amica di Mara, era cugino di Nicola Carraro che allora viveva ai Caraibi. «Era tornato single – racconta Mara –, dopo che ci eravamo conosciuti, Melania disse che lui era pazzo di me e viceversa a lui; così iniziò a corteggiarmi:
c’erano delle foto di noi che ci baciavamo, Nicola chiamò Bice Biagi, allora direttrice di Novella 2000, che ci propose di comprarle a 50 mila uero… Ho lasciato che le pubblicassero». Alla Mara bambina cosa consiglierebbe? «Credi di meno a quello che ti raccontano, sii meno bisognosa di affetto, più forte».