corriere.it, 24 giugno 2026
L’incontinenza colpisce 60 milioni d’europei ogni anno
Per Anna Pongolini, originaria dell’Emilia Romagna, tutto è iniziato con un sintomo apparentemente banale. Infermiera professionale, poi caposala e responsabile della formazione, conosceva bene il mondo ospedaliero. Eppure, quando nel 2010 ha iniziato a soffrire di minzioni frequenti e dolore urinario, non immaginava che dietro quei disturbi si nascondesse una patologia ben più grave. «Urinavo spesso e sentivo dolore. Per alleviare il fastidio, su consiglio di farmacisti ed erboristi, decisi di assumere degli integratori a base di mirtillo rosso americano con lo scopo di acidificare le urine. Ne assunsi una grande quantità ma, dopo un breve periodo di miglioramento, il problema si ripresentò. L’esigenza di urinare frequentemente cominciò a condizionare pesantemente la mia quotidianità, sia di giorno che di notte; quando uscivo dovevo stare attenta a non bere e nonostante questo avevo sempre bisogno di andare in bagno».
Dopo anni di accertamenti, nel 2013 è arrivata la diagnosi: carcinoma in situ della vescica, una forma tumorale aggressiva. Le cure hanno sconfitto il cancro, ma hanno lasciato una conseguenza pesante: una grave incontinenza urinaria. «Prima vivevo con il disagio e la paura di bagnarmi. Oggi sto molto meglio», racconta. Anna fa parte dell’associazione PaLiNUro – Pazienti Liberi dalle Neoplasie Uroteliali. È molto impegnata sul fronte degli ausili e sulla loro effettiva utilità e visto che da molti l’incontinenza è considerata un tabù cerca per quanto possibile di portare la sua testimonianza e di promuovere una maggiore informazione e sensibilizzazione sul tema.
Un problema che riguarda milioni di persone
L’esperienza di Anna è condivisa da una popolazione molto più ampia di quanto si pensi. In Europa convivono con problemi di incontinenza tra i 55 e i 60 milioni di persone. Numeri enormi che tuttavia restano in gran parte nascosti, schiacciati dal peso di un tabù sociale ancora difficile da superare. Molti pazienti rinunciano a parlarne con il medico, limitano le attività quotidiane, modificano le abitudini sociali e lavorative e spesso convivono per anni con il problema senza ricevere una diagnosi o un trattamento adeguato. Eppure oggi esistono percorsi terapeutici e riabilitativi in grado di migliorare significativamente i sintomi e, in molti casi, di risolverli.
Il summit di Roma e l’appello degli esperti
Proprio con l’obiettivo di riportare il tema al centro del dibattito sanitario internazionale, il 26 giugno si svolge a Roma il Global Summit on Pelvic Health «Empowering Patients, Advancing Science», promosso dalla World Federation of Incontinence and Pelvic Problems (WFIPP) in occasione del ventesimo anniversario della Federazione. L’incontro riunisce associazioni di pazienti, clinici, ricercatori e rappresentanti istituzionali per discutere prevenzione, diagnosi precoce, accesso alle cure e qualità della vita. Per l’Italia, partecipa la Federazione associazioni incontinenti e stomizzati (Fais, con Patrizia Nazzaro, referente del Lazio)
«Per vent’anni la WFIPP ha lavorato affinché le persone che convivono con l’incontinenza e i disturbi del pavimento pelvico non fossero più invisibili. Oggi sappiamo che non si tratta soltanto di una questione individuale, ma di una sfida di salute pubblica che coinvolge milioni di cittadini, le loro famiglie e i sistemi sanitari. È necessario riconoscere la salute della continenza come una priorità nelle politiche sanitarie, promuovendo diagnosi tempestive, accesso alle cure e una maggiore consapevolezza, affinché nessuno sia costretto a soffrire in silenzio», dichiara Mary Lynne Van Poelgeest-Pomfret, Presidente della World Federation of Incontinence and Pelvic Problems (WFIPP). L’obiettivo è trasformare una condizione ancora troppo spesso nascosta in una priorità di salute pubblica. Perché dietro ogni numero ci sono persone come Anna, che dopo la malattia e le cure hanno dovuto affrontare una nuova sfida. E che chiedono, prima di tutto, di non essere più invisibili.
Il peso economico di una condizione sottovalutata
L’incontinenza non rappresenta soltanto una sfida clinica. Secondo il rapporto europeo «The health, socio-economic and environmental costs of continence problems in the EU», il costo complessivo della condizione nei Paesi dell’Unione ha raggiunto nel 2023 i 69,1 miliardi di euro. Un impatto economico che corrisponde a circa la metà del costo attribuito al diabete e a quasi due terzi di quello associato al cancro. Particolarmente significativo il divario di genere: l’onere economico che grava sulle donne risulta quattro volte superiore, rispetto a quello degli uomini. Se non verranno rafforzate le strategie di prevenzione, diagnosi e trattamento, il costo complessivo potrebbe aumentare di un ulteriore 25% entro il 2030.
Quando l’incontinenza è il segnale di altre malattie
Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda il legame tra incontinenza e altre patologie croniche. Una recente pubblicazione dell’Associazione Europea di Urologia evidenzia infatti come i disturbi della continenza siano strettamente associati a numerose malattie non trasmissibili. Tra queste figurano tumori, patologie cardiovascolari, malattie neurologiche, disturbi respiratori, patologie muscoloscheletriche, diabete e problemi di salute mentale. Il rapporto è spesso bidirezionale: alcune malattie possono favorire l’insorgenza dell’incontinenza, mentre l’incontinenza stessa può aggravare il carico fisico, psicologico e assistenziale dei pazienti.
Le conseguenze sulla vita familiare e sul lavoro
Dietro le statistiche ci sono conseguenze molto concrete. L’incontinenza limita la libertà di movimento, condiziona i rapporti sociali, influisce sulla vita affettiva e genera spesso sentimenti di vergogna e isolamento. Sul piano economico pesa sulle famiglie attraverso l’acquisto di ausili e prodotti assorbenti e sui sistemi sanitari per le cure necessarie. Anche il mondo del lavoro ne risente: assenteismo, riduzione della produttività e pensionamenti anticipati rappresentano una quota rilevante dei costi indiretti associati alla condizione. Proprio per questo gli esperti sottolineano la necessità di considerare la salute della continenza come un indicatore importante del benessere complessivo della popolazione.
Politiche sanitarie poco attente
Nonostante la rilevanza epidemiologica ed economica del problema, la continenza resta ancora ai margini delle politiche sanitarie europee. Nei principali programmi dedicati alle malattie croniche non trasmissibili e ai tumori, il tema continua a ricevere un’attenzione limitata. Una lacuna che rischia di tradursi in diagnosi tardive, accesso disomogeneo alle cure e scarsa consapevolezza tra cittadini e operatori sanitari. Gli specialisti chiedono da tempo una maggiore integrazione della salute pelvica nei programmi di prevenzione e assistenza, insieme a investimenti nella raccolta dei dati epidemiologici e nella formazione.