corriere.it, 24 giugno 2026
Sánchez al contrattacco sulle accuse di corruzione
«Non ci deve essere impunità per i corrotti, chiunque essi siano», assicura Pedro Sánchez. E poi: «Non userò questa piattaforma per proclamare l’innocenza della mia famiglia. Lo faranno loro stessi in tribunale».
Con queste parole, pronunciate davanti alla Camera bassa del Parlamento, il premier spagnolo rilancia la richiesta di una «giustizia giusta», scaricando i suoi ex più stretti collaboratori e prendendo le distanza dal predecessore Zapatero, ma continuando a difendere a spada tratta la moglie Begoña Gómez e il fratello David Sánchez.
Chiamato in Parlamento per fornire chiarimenti sui casi che coinvolgono il gotha del Partito socialista e i suoi stessi parenti, Sánchez articola l’autodifesa in tre «capitoli»: «Un caso di corruzione palese ed estremamente grave che coinvolge individui ben precisi, i quali hanno sfruttato la propria influenza all’interno del Psoe e del governo per arricchirsi. Un’inchiesta sull’ex presidente Zapatero, sulla quale nessuno può ancora trarre conclusioni e in cui il governo di coalizione progressista non ha nulla da nascondere o di cui pentirsi. E una serie di azioni coordinate volte a indebolire il governo attraverso attacchi personali, campagne di disinformazione e menzogne».
Alla fine, «il Resistente Sánchez» sceglie ancora una volta il contrattacco: «Stanno cercando di creare un’immagine di corruzione diffusa che in realtà non esiste», accusa il premier, ribadendo che i casi di corruzione ruotano quasi tutti attorno a un gruppo di persone già espulse dal Psoe, anche se a lui in passato molto vicine, come José Luis Ábalos e Koldo García (condannati rispettivamente a 24 e 19 anni di carcere), Santos Cerdán e Leire Díez (in attesa di processo). Quindi, con una capriola retorica, riafferma che il suo governo non cadrà, proprio per dare «la risposta più adeguata» alla corruzione: «La domanda non è se continueremo, ma è come non andare avanti», ha detto Sanchez.
Assediato dagli scandali, Sánchez ribadisce che il Psoe non è stato finanziato illegalmente e di non essere stato a conoscenza di alcuno dei comportamenti oggetto di indagine o per i quali sono già state emesse condanne. Ma il premier ammette anche che quanto emerso finora potrebbe essere soltanto la punta dell’iceberg: «È ragionevole supporre che, nei prossimi mesi, il flusso di notizie e sviluppi legali continuerà. Ci saranno nuove scoperte. Nuove azioni legali. I media di destra e l’establishment politico presenteranno tutto ciò come l’ennesimo esempio di quella che ora chiamano degradazione politica. Ma non illudiamoci. Purtroppo, la degradazione è già avvenuta. Ciò a cui assisteremo nei prossimi mesi sarà la loro persecuzione e la loro epurazione».
Pur ribadendo la sua «fiducia» in Zapatero, il premier ne ha preso indirettamente le distanze: «In questa vicenda il Governo ha solo una cosa da fare: chiarire se ci sia stato un trattamento di favore nel prestito a Plus Ultra (la compagnia low cost salvata dal fallimento e al centro dell’inchiesta che coinvolge l’ex premier socialista, ndr). E la risposta è chiara: non c’è stato».
Più decisa la difesa dei suoi familiari per gli scandali di corruzione per cui sono stati rinviati a giudizio: «Non mi è facile parlarne. Perché riguardano le persone che amo di più. E perché so, senza il minimo dubbio, che si basano su accuse infondate e su uno schema di bullismo e diffamazione simile a quello che abbiamo visto messo in atto in altri Paesi occidentali», ha detto riferendosi a suo fratello e alla moglie. «Chiedo solo che la giustizia sia imparziale».
Durissimo l’attacco del leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, che ha accusato Sánchez, di «un’assoluta mancanza di moralità» e lo ha definito «l’anello politico corrotto» in tutti i casi che coinvolgono governo e Psoe. Ma le prime crepe si iniziano a manifestare anche nel variegato fronte che tiene in vita il governo di minoranza guidato dal leader socialista. I nazionalisti catalani del partito di centro-destra Junts, che sostiene dall’esterno l’esecutivo, hanno chiesto al primo ministro di farsi da parte e di proporre un altro politico al suo posto. Ma nessuno degli alleati, di coalizione o esterni, per ora sembra intenzionato a far cadere l’esecutivo con una mozione di sfiducia, chiesta a gran voce dall’opposizione che però non ha i numeri in Parlamento, da sola, per approvarla.
L’attacco più duro viene dal leader dell’estrema destra di Vox, Santiago Abascal, che ha accusato Sanchez di preparare una frode elettorale per rimanere al potere: «Sta cercando di manipolare le prossime elezioni, per alterare il risultato», ha detto.