corriere.it, 24 giugno 2026
Gianni Alemanno esce dal carcere di Rebibbia
Gianni Alemanno è uscito dal carcere di Rebibbia a Roma. Camicia blu, pantaloni neri, barba di pochi giorni, l’ex sindaco di Roma – 68 anni – è stato accolto da un centinaio di sostenitori che scandivano il coro «Uno di noi, Gianni uno di noi». Sul posto anche decine di giornalisti, cameraman e diversi esponenti del mondo politico romano.
«Ho fatto un anno e mezzo di carcere da innocente e non dovevo stare qua, il reato per cui sono qua, traffico di influenze per abuso d’ufficio, è stato abolito. Ho rivisto e ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica – ha detto Alemanno appena rilasciato, parlando alla folla di cronisti -. Il carcere in Italia è un’offesa per come tratta la gente, ma soprattutto perché non dà a chi se lo merita una possibilità di cambiamento: parlerò con Nordio, sul sovraffollamento il governo non ha fatto nulla, e cercherò di avere un incontro al Dap, questa situazione va risolta: c’è il 140% di sovraffollamento, stanotte ha fatto un caldo allucinante come in tutta Europa, però lì non c’è nessuna possibilità di difendersi».
Non si escludeva che, fuori dal penitenziario, ad attendere Alemanno ci sarebbe stato anche il generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale: «Lo vedo stasera a cena, non su tutto siamo d’accordo però secondo me è il volto nuovo e la speranza della politica italiana», ha risposto sul punto Alemanno, che ha continuato a far politica col movimento «Indipendenza» avvicinandosi anche a Marco Rizzo. «Ma non chiedo candidature», ha aggiunto l’ex sindaco: «Non voglio candidarmi a nulla, né a sindaco, né a cose istituzionali, ho già dato, devo però portare la mia esperienza, la mia capacità di fare analisi politica, di dare prospettive. Io vengo soltanto a servire, non ho nessuna pretesa».
Su Vannacci e la premier, Alemanno ha invece detto: «Giorgia Meloni apra un grande dibattito nella destra. Serve un confronto. In Italia bisogna cambiare tutto, non c’è niente da conservare. Se Giorgia Meloni si impegna a fare questi cambiamenti faccia una telefonata a Vannacci e si vedrà cosa si può fare. Altrimenti con l’arroganza e con la prepotenza sarà sempre respinta perché non si va da nessuna parte».
Quanto alle affermazioni di Guido Crosetto, secondo cui Vannacci regala voti alla sinistra, dice: «Io penso che Crosetto si debba fare un esame di coscienza sul modo con cui ha generato il fenomeno Vannacci; per il resto noi abbiamo tutta la disponibilità purché i valori e i principi sovranisti vengano fatti realmente propri da uno schieramento più largo».
Dopo l’uscita dal carcere, un passaggio a casa, poi pranzo con i sostenitori storici al ristorante Mozzico, sulla Tiburtina, non lontano da Rebibbia. La cena con Vannacci invece in Centro, Prati, viale Angelico.
C’era attesa, davanti a Rebibbia, per l’uscita dell’ex sindaco della Capitale, detenuto nel penitenziario dalla sera del 31 dicembre 2024, dopo aver scontato la pena di 1 anno, 5 mesi e 24 giorni per il reato di traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta Mondo di Mezzo, sistema corruttivo criminale che vedeva tra le figure di spicco l’ex Nar Massimo Carminati.
Nelle prime battute dell’inchiesta Alemanno era accusato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso e corruzione, accuse poi derubricate. Dopo la condanna, ad Alemanno, difeso dall’avvocato Edoardo Albertario, era stato concesso di scontare la pena ai servizi sociali con l’affidamento in prova all’associazione So.Spe ( Solidarietà e Speranza, ndr) ma il 31 dicembre 2024 è stato portato in carcere per violazione degli obblighi imposti dai magistrati di sorveglianza.
Le lettere-denuncia dal carcere
Una parentesi, la reclusione, raccontata da Alemanno nel suo diario di cella pubblicato su Fb, lettere-denuncia per accendere i riflettori sulle condizioni delle carceri in Italia e a Roma. Nell’ultima, pubblicata qualche giorno fa, l’ex sindaco ha parlato di Rebibbia: «Penitenziario degradato e abbandonato a se stesso più di quanto me lo ricordavo. Ho scoperto celle di 4 posti riempite con 6 persone una sull’altra, nel degrado degli ambienti e delle condizioni igienico-sanitarie. Percorsi trattamentali (studio, lavoro e cultura) ridotti a un privilegio per pochi. Una burocrazia penitenziaria lenta e prepotente, Tribunali di sorveglianza con pochi magistrati e troppe pratiche, che rendono difficili tutte le decisioni e inutilmente angosciosa la vita carceraria».
Da fuori, l’ex sindaco ha promesso di continuare la sua battaglia per migliorare le condizioni delle carceri: «Riuscirò a spiegare ai media e all’opinione pubblica, prima ancora che ai “politici”, che non c’è nessuna contraddizione tra la difesa intransigente della sicurezza dei cittadini e la necessità di costruire un sistema penitenziario che rispetti la dignità delle persone e promuova la loro capacità di riabilitarsi. Questo ve lo prometto, perché un pezzo del mio cuore rimane tra qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo, negli occhi di chi cerca ancora un riscatto e una speranza».