Il Messaggero, 23 giugno 2026
Unicredit-Commerz, Berlino non cede. Chiusa la partita golden power su Bpm
Il governo federale tedesco alza un nuovo argine all’avanzata di UniCredit su Commerzbank, mentre in Italia si chiude definitivamente il contenzioso sul golden power che aveva accompagnato il tentativo di conquista di Bpm. Due vicende diverse ma accomunate dallo stesso filo conduttore: il ruolo sempre più determinante degli Stati nelle grandi operazioni bancarie europee.
Da Berlino arriva infatti un segnale netto nei confronti del progetto dell’istituto guidato da Andrea Orcel. Secondo fonti governative citate dall’Handelsblatt, lo Stato federale non intende cedere il 12,4% in Commerz, gestita dall’agenzia statale (Finanzagentur). Una scelta che, nelle valutazioni del governo tedesco, rende «praticamente impossibile» qualsiasi ipotesi di delisting da parte di UniCredit. Finché il Tesoro federale manterrà la propria quota, operazioni come il ritiro dal listino o uno squeeze-out risulteranno infatti difficilmente realizzabili.
La presa di posizione arriva all’indomani della chiusura della prima fase dell’Ops lanciata da UniCredit. Le adesioni hanno raggiunto il 12,51%. Sommando tale quota al 26,77% già detenuto direttamente dall’istituto italiano, al 3,22% tramite derivati regolabili con consegna fisica e al 13,19% collegato a derivati con regolamento in contanti, l’esposizione potenziale complessiva di UniCredit sale al 55,69%, pari al 58,1% dei diritti di voto. Il periodo di adesione supplementare all’offerta terminerà il 3 luglio.
Sul fronte italiano, intanto, si è conclusa la battaglia giudiziaria sul golden power esercitato dal governo Meloni nell’ambito dell’operazione Bpm. Il Consiglio di Stato ha pubblicato il 28 maggio il decreto che dichiara estinto per rinuncia il ricorso presentato da UniCredit contro la sentenza del Tar del Lazio. Quest’ultima aveva confermato la legittimità delle prescrizioni imposte da Palazzo Chigi all’offerta sull’istituto di Piazza Meda.
La decisione di UniCredit di rinunciare all’impugnazione era emersa già nelle scorse settimane. Alla base della scelta vi sarebbe anche il contenuto della memoria difensiva dell’Avvocatura dello Stato, nella quale verrebbe chiarita la natura specifica del provvedimento adottato dal governo. Un elemento che, secondo quanto trapelato, consentirebbe di circoscrivere la portata del precedente, escludendo che il golden power esercitato nel caso Banco Bpm possa costituire un riferimento automatico per future operazioni di consolidamento nel settore bancario.
Le due partite, quella tedesca e quella italiana, confermano così come il risiko bancario europeo continui a confrontarsi non soltanto con le regole del mercato e con il vaglio delle autorità di vigilanza, ma anche con la crescente attenzione dei governi nazionali verso asset considerati strategici. Un contesto nel quale le ambizioni di consolidamento transfrontaliero si misurano sempre più spesso con la volontà degli Stati di preservare margini di influenza sui propri campioni bancari.