il Fatto Quotidiano, 23 giugno 2026
Meloni: “Ministri presenti alle celebrazioni del 4 Luglio a Villa Taverna”
Prima vede i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e dà la linea: ora abbassare i toni. Poi in Consiglio dei ministri la premier Giorgia Meloni vuole dare un segnale. A tutto il governo. Per provare a a ricucire, a far capire all’esterno che la vicenda “è chiusa”: “Avrete visto il mio scambio amichevole con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump” è l’introduzione ironica di Meloni al termine della riunione di governo che approva il decreto Infrastrutture. “Ma per quanto mi riguarda la vicenda è chiusa – continua la premier – dobbiamo continuare ad avere lo stesso rapporto di sempre con gli Stati Uniti, il nostro scambio non deve avere impatto sulla solidità del rapporto”. Poi quindi rivolge un invito ai ministri: “Niente iniziative di boicottaggio individuale, quindi andate alla festa del 2 luglio perché l’ambasciatore Fertitta è sempre stato professionale e disponibile nei nostri confronti”.
Poco prima del Consiglio dei ministri la premier incontra il ministro degli Esteri Tajani e Salvini e i tre si confrontano proprio sul modo con cui riannodare il filo delle relazioni con Washington: l’idea, alla Farnesina, è che Trump stia attaccando diversi capi di governo alleati (da ultimo il primo ministro dimissionario inglese Keir Starmer) e che ce l’abbia con tutti i primi ministri della Nato. Dunque serve calma e gesso e preparare con cura il vertice di Ankara del 7-8 luglio con cui, però, l’Italia arriverà senza andare dietro alle richieste della Casa Bianca: le spese per la Difesa sono aumentate al 2,8% ma considerando solo uno 0,71% in più sulla Sicurezza (sarebbero addirittura di più) e Roma non concederà le proprie basi come vorrebbe Trump in violazione dei trattati.
Al momento il rapporto resta a livello di ambasciatori: Tajani si è confrontato sia col segretario di Stato Rubio che con l’ambasciatore americano Tilman Fertitta. La linea di Meloni è chiara: ora serve abbassare i toni ed evitare ulteriori strappi preparando con cura i prossimi appuntamenti, a partire proprio dal prossimo faccia a faccia con Trump in Turchia. Finora, è stato il senso delle parole della premier ai due vice, è stato tutto “esagerato”, soprattutto il linguaggio e adesso servirà analizzare dossier per dossier i rapporti tra i due Paesi. Non ci sarebbero stati distinguo da parte degli alleati di Meloni e anche il leghista Salvini – più morbido nei confronti del presidente americano – si sarebbe mostrato “solidale” con la premier sugli attacchi ricevuti dalla Casa Bianca. Durante l’incontro si sarebbe accennato anche al tema delle nomine, Consob e Antitrust.
Un segnale di riconciliazione sarà proprio quello di mandare i propri ministri all’ambasciata degli Stati Uniti il 2 luglio per la festa dell’indipendenza. Oltre a Tajani e Salvini ci sarà mezzo governo, mentre molti parlamentari di Fratelli d’Italia sembrano intenzionati a boicottare individualmente la festa a villa Taverna anche per eccesso di zelo.
Intanto, i rapporti commerciali e diplomatici restano aperto. E lo dimostra la scelta di Palazzo Chigi di non cambiare l’indirizzo del memorandum sui minerali critici che ieri Tajani avrebbe dovuto firmare a Miami se fosse andato al business forum organizzato dal segretario di Stato americano. Si chiama “Pax Silica” ed è un’adesione multilaterale sulla tecnologia e i materiali critici. L’Italia aderirà.