lastampa.it, 23 giugno 2026
Siti porno, il divieto per i minori è un flop. Telefono azzurro lancia l’allarme
Sulla carta, sembrava fatta: per impedire ai minorenni il libero accesso alla pornografia online, l’Agcom lo scorso novembre aveva stabilito l’obbligo per i siti hard di dotarsi di sistemi di verifica dell’età. Da febbraio, un lungo elenco di piattaforme a luci rosse avrebbe dovuto munirsi di applicazioni ad hoc che, garantendo l’anonimato dell’utente – esiste anche un problema di privacy – avrebbero dovuto certificarne la maggiore età, salvo incorrere in multe fino a 250mila euro o nell’oscuramento.
E invece niente, tutto come prima, perché i siti con sede legale all’estero hanno fatto ricorso al Tar del Lazio, bloccando la delibera dell’Autorità per le comunicazioni, in sostanza per l’inosservanza delle regole Ue sul Paese d’origine in base alle quali i servizi digitali sono disciplinati dallo Stato membro in cui il prestatore è stabilito. Parliamo, in particolare, della società Aylo (con sede in Lussemburgo) che gestisce Pornhub, YouPorn e RedTube, i colossi del settore da centinaia di migliaia di filmati di ogni genere e sottogenere hard.
Morale: bambini e adolescenti continuano indisturbati a visionare materiale porno, semplicemente dichiarandosi maggiorenni nella schermata iniziale (secondo una ricerca del Cnr, «l’uso precoce e intensivo di pornografia online in Italia riguarda il 46% dei ragazzi e l’8% delle ragazze»).
Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, da sempre impegnato su questo fronte, parte dai danni provocati dall’esposizione dei più piccoli alle immagini hard: «In generale c’è un tema di conseguenze negative sulla sfera emotiva di bambini e adolescenti di fronte a immagini violente e traumatiche, con effetti di sessualizzazione precoce nel vedere certi comportamenti come possibili e come praticabili anche fra coetanei». D’altra parte, aggiunge Caffo, «gli algoritmi profilano gli utenti per proporre immagini simili a quelle già cercate». E se da un lato ci sono le piattaforme porno riguardo alle quali, sulla verifica dell’età, «la sensibilità è alta a parole ma non nella prassi, e tuttora nulla è successo nei controlli sui siti dopo i ricorsi delle aziende», dall’altro c’è un uso privato e pericolosissimo di video e foto da parte dei ragazzi: «C’è una facilità di usare il proprio corpo per riprese che sono alla base del grooming (l’adescamento dei minorenni, ndr), con adulti che contattano bambini e giovanissimi con comportamenti predatori e, una volta entrati in possesso di immagini, con ricatti e minacce di informare i genitori. Seguono autolesionismo e comportamenti suicidari, poi chiamano noi perché hanno paura di chiedere aiuto ai genitori. Il sexting è cresciuto tantissimo».
Manca un’educazione sessuo-affettiva adeguata «per cercare di creare una cultura nei ragazzi davanti a sfide sempre diverse, come l’Ai» e manca, da parte delle istituzioni, l’iniziativa che sarebbe necessaria: «Nel nostro Paese c’è un ritardo enorme – è la denuncia del presidente di Telefono azzurro -. Le azioni che ci aspettiamo non ci sono, ma noi speriamo che entro la fine della legislatura ci sia una legge che faccia un passo avanti in questa direzione. Intanto vediamo le vittime, ragazzi le cui immagini sono andate in giro e che non vogliono più uscire di casa. C’è bisogno di un ambiente digitale sicuro».