lastampa.it, 23 giugno 2026
L’ossessione inspiegabile di Trump per il numero 22
Trump sarà anche l’ottantenne che è stato sia il 45° che il 47° presidente degli Stati Uniti, ma ultimamente il suo numero preferito sembra essere il 22. Da quando è tornato alla Casa Bianca, il presidente ha citato ripetutamente questo numero parlando di svariati argomenti: dalla guerra con l’Iran all’economia statunitense, fino alle sue iniziative di riqualificazione urbana a Washington DC.
Trump ha sostenuto a marzo che le forze armate USA abbiano distrutto 22 navi iraniane: «Li chiamano posamine e i posamine – 22, tutti e 22 – sono spariti». Ha poi affermato di aver smentito 22 economisti premi Nobel in merito all’economia americana e ha riferito di aver incontrato 22 specialisti medici durante un recente controllo all’ospedale militare Walter Reed. «A giugno abbiamo annientato la capacità nucleare dell’Iran con l’operazione Midnight Hammer; lo avete visto. La gente aspettava da 22 anni di farlo», ha detto Trump a gennaio a una folla in Iowa. Ha inoltre criticato il New York Times per aver relegato a pagina 22 un articolo sui farmaci soggetti a prescrizione, si è lamentato del fatto che un ipotetico viaggio in Asia richiederebbe 22 ore di volo e ha fatto riferimento a una piscina che ha costruito 22 anni fa. In alcuni casi, il numero è stato usato in modo impreciso. Trump ha affermato che la capitale americana conta 22 fontane, mentre in realtà ne ha 18. Durante un ricevimento per la festività ebraica del Hanukkah, a dicembre, Trump ha raccontato che i piloti statunitensi coinvolti in un attacco contro l’Iran gli avevano detto: «Ci stavamo esercitando da 22 anni».
Domenica, il presidente ottantenne ha scritto su Truth Social: «A Chicago è in corso una strage. 22 persone colpite da arma da fuoco». Molti presidenti hanno avuto delle superstizioni; si pensi, ad esempio, alla paura del numero 13 del presidente Franklin Roosevelt, che lo portava a evitare sistematicamente le cene con esattamente 13 ospiti. Woodrow Wilson la pensava diversamente: definiva il 13 «il più fortunato dei numeri» e arrivò persino a eliminare il proprio secondo nome affinché il suo nome completo contasse 13 lettere. Nel caso di Trump, tuttavia, l’ossessione per il numero 22 comporta conseguenze ben più gravi dei semplici problemi logistici per gli organizzatori dei suoi eventi: il presidente arriva infatti a ripetere affermazioni fattualmente errate pur di assecondare tale ossessione.
In tutto ciò, non è emersa alcuna motivazione chiara del suo significato: il presidente non ha spiegato pubblicamente perché sia diventato un riferimento così ricorrente, lasciando spazio alle ipotesi degli osservatori politici. Alcuni sostengono che la ripetizione sia legata alla sua idea di puntare a un terzo mandato, ipotesi espressamente vietata dal 22° Emendamento della Costituzione. Dal suo ritorno al potere, il presidente ha più volte lasciato intendere di voler tentare una nuova candidatura nel 2028, suggerendo l’esistenza di possibili scappatoie giuridiche per riuscirci. Lo scorso marzo ha dichiarato a NBC News di non scherzare riguardo a una nuova candidatura, aggiungendo: «Molte persone vogliono che lo faccia». «Magari faremo un altro mandato. Dovremmo farne un altro?» ha detto lo scorso febbraio Trump al pubblico presente al porto di Corpus Christi, in Texas. «Fare un altro mandato. Beh, ne abbiamo diritto».Il tycoon sostiene che il 22° Emendamento dovrebbe essere abrogato, ribadendo la sua falsa affermazione secondo cui le elezioni del 2020 gli sarebbero state sottratte e dichiarando che, per questo motivo, ha diritto a un terzo mandato.
Altri analisti, invece, hanno sostenuto che il presidente stia subendo un declino cognitivo, citando come prova il suo ripetuto utilizzo dello stesso numero. Curiosamente, non è la prima volta che Trump si fissa su un numero. L’anno scorso, The Atlantic ha riferito che citava spesso il 92. Ha sostenuto, ad esempio, di aver vinto nella contea di Wayne, in North Carolina, con il 92% dei voti (mentre il suo margine reale è stato di 16 punti percentuali) e che gli Stati Uniti controllano il 92% della linea costiera del Golfo del Messico. In realtà, la quota statunitense si aggira intorno al 46%. Nel corso del suo primo mandato, nel 2019, Bloomberg aveva osservato che Trump ricorresse spesso a una cifra più elevata: 10.000. «È la cifra che indica di quanti punti sarebbe salito il Dow Jones Industrial Average se la Federal Reserve non avesse alzato i tassi di interesse», ha riportato la testata. «È il numero di persone presenti ai suoi comizi, oppure quello di chi è stato costretto ad attendere fuori perché non è riuscito a entrare».