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 2026  giugno 23 Martedì calendario

Storia dell’evoluzione del potere dei Pasdaran: da guardiani a imprenditori

Per quasi mezzo secolo l’Occidente ha tentato di piegare la Repubblica islamica con le sanzioni. Uno degli effetti inattesi è stato rafforzare proprio chi aveva gli strumenti per aggirarle: i Pasdaran che, da guardiani della rivoluzione, si sono evoluti nella più potente holding armata dell’Iran. Con l’accordo in discussione tra Washington e Teheran in Svizzera per riparare l’economia iraniana, il rischio – paradossalmente – è di incanalare ingenti fondi proprio verso le casse di chi ha costruito il proprio impero economico su petrolio, porti, banche e commercio. E che usa queste risorse per finanziare una rete di proxy regionali che si sporcano le mani per conto del regime.
Il viaggio del barile
Un barile di petrolio esce da un giacimento. Attraversa oleodotti, impianti di trattamento, terminali, porti. Viene caricato su una petroliera che deve essere assicurata, finanziata, pagata attraverso un sistema bancario. Ogni anello della catena richiede infrastrutture, società di costruzione, logistica, trasporti, servizi marittimi. Lungo questo percorso, nell’arco di quattro decenni, i Pasdaran hanno costruito la propria sfera di influenza. Ed è questa capillarità a renderli un interlocutore quasi inevitabile per chiunque voglia fare affari nel Paese.
Nati nel 1979 per difendere la Rivoluzione islamica appena proclamata dall’Ayatollah Ruhollah Khomeini, per riunificare le milizie e per fare da contrappeso all’esercito considerato ancora legato allo Scià appena deposto, i Pasdaran sono il ramo più potente delle forze armate iraniane. La loro missione è la sopravvivenza del regime e rispondono direttamente alla Guida Suprema.
Da guardiani a imprenditori
La guerra Iran-Iraq è il momento della trasformazione: tra il 1980 e il 1988 le Guardie Rivoluzionarie crescono enormemente per uomini, risorse e prestigio politico, diventando una struttura militare permanente con proprie forze terrestri e navali. Durante la lunga leadership di Ali Khamenei, la struttura dei Pasdaran si espande ben oltre la dimensione militare, assumendo un ruolo decisivo nella sicurezza interna, nell’economia e nella politica, fino a essere descritti da molti analisti come uno Stato nello Stato.
Ad esempio, sotto la presidenza di Mahmoud Ahmadinejad – egli stesso un veterano delle Guardie Rivoluzionarie – sia la rappresentanza politica sia il potere economico dei Pasdaran crebbero a dismisura. Nel 2009, quando scoppiarono manifestazioni a seguito di presunte irregolarità nella rielezione di Ahmadinejad, le Guardie Rivoluzionarie giocarono un ruolo determinante nella repressione delle proteste. Frustrato dall’incapacità del ministero dell’Intelligence di prevenire i disordini, Khamenei ordinò un’espansione del servizio di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, che divenne rivale del ministero stesso.
Attraverso centinaia di controllate, i Pasdaran hanno realizzato dighe, strade, oleodotti, gasdotti, impianti petroliferi, infrastrutture energetiche. Va da sé che hanno il potere di esercitare la propria influenza nei porti commerciali, nella logistica, nello shipping, nelle telecomunicazioni e in numerosi istituti finanziari. Per di più, dopo la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso dal raid di Usa e Israele che ha dato l’avvio alla guerra, il 28 febbraio scorso, nella difficile fase di successione, numerosi osservatori descrivono un equilibrio interno spostato verso l’apparato di sicurezza rispetto ai tecnocrati e ai diplomatici.
Il paradosso delle sanzioni
Quando, all’inizio degli anni 2010, le sanzioni internazionali colpiscono il programma nucleare iraniano, l’impatto sui Pasdaran è relativo: le loro imprese subiscono le conseguenze al pari del resto del mercato iraniano ma paradossalmente riescono a trarre profitto dal contrabbando e dalla ridotta concorrenza nel mercato legale. Anche se, tecnicamente, l’accordo non assegnasse un solo dollaro ai Pasdaran, potrebbe rafforzarli lo stesso: con l’aumento delle esportazioni di greggio e del lavoro nei terminali e nelle infrastrutture energetiche, con il ritorno degli investimenti stranieri, serviranno imprese per costruire strade, oleodotti, impianti industriali e porti; con la ripresa dei traffici marittimi, aumenteranno i servizi logistici e finanziari collegati; con lo sblocco dei fondi congelati, l’Iran avrà maggiori risorse per finanziare progetti pubblici. Cioè, tutti i settori in cui le Guardie Rivoluzionarie hanno consolidato la loro presenza.
Per le aziende straniere si apre un dilemma, perché sarà inevitabile, direttamente o indirettamente, lavorare con società riconducibili ai Pasdaran. Ma i Paesi occidentali – Stati Uniti, Canada, Unione Europea, Australia e Argentina – considerano i Guardiani della Rivoluzione un’organizzazione terroristica.