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 2026  giugno 23 Martedì calendario

La Cina in vetta ai supercomputer, l’Italia tra i primi dieci

La nuova mappa del supercalcolo mondiale è stata svelata ad Amburgo, durante ISC High Performance 2026, l’appuntamento europeo dove vengono pubblicate le classifiche di riferimento del settore.
Al vertice della 67ª edizione della TOP500 – la lista che dal 1993 censisce i 500 supercomputer più potenti del pianeta – compare un nome inedito: LineShine, una macchina installata in Cina che debutta direttamente al primo posto e scalza El Capitan, il sistema americano che guidava finora la classifica.
Il ritorno della Cina
È la prima volta dal 2017 che un supercomputer cinese torna in testa alla TOP500, e LineShine lo fa con questo primato: 2,198 exaflop al secondo nel test High Performance Linpack (HPL), il benchmark storico che misura la capacità di calcolo scientifico in doppia precisione.
Quel risultato corrisponde a circa l’80 per cento della potenza teorica di picco della macchina, fissata a 2,736 exaflop, e fa di LineShine il primo sistema in classifica a superare la soglia dei due exaflop sostenuti affidandosi ai soli processori, senza acceleratori grafici
dedicati.
Il test HPL è il cronometro storico dei supercomputer.
Funziona un po’ come i 100 metri nell’atletica: misura una prestazione standardizzata, uguale per tutti. In questo caso la prova consiste nel risolvere enormi sistemi di equazioni, un tipo di calcolo centrale nella simulazione scientifica. Serve, per esempio, quando si modellano il clima o il comportamento di nuovi materiali. La “doppia precisione” indica che i calcoli vengono eseguiti con un livello alto di accuratezza numerica, utile quando anche piccoli arrotondamenti possono accumularsi e cambiare il risultato finale.
Dentro LineShine
La macchina è ospitata dal National Supercomputing Centre di Shenzhen e costruita dal locale Shenzhen Cloud Computing Center attorno a un processore cinese di progettazione propria.
La piattaforma, battezzata “LingKun”, allinea 13,79 milioni di core distribuiti su chip LX2 da 304 core ciascuno, con frequenza di 1,55 GHz, collegati dall’interconnessione proprietaria “LingQi” e gestiti dal sistema operativo Kylin. L’insieme assorbe circa 42,2 megawatt, per un’efficienza di 52,07 gigaflop per watt.
Il dominio cinese non si ferma alla potenza grezza. LineShine conquista anche la vetta della classifica HPCG, l’indice che valuta le prestazioni su carichi più vicini alle applicazioni reali di ricerca e industria, con 22,00 HPCG-petaflop al secondo.
Il quadro cambia invece se si prende in esame il calcolo a precisione ridotta: nel benchmark HPL-MxP, pensato per i conti tipici dell’intelligenza artificiale, il sistema si ferma a 7,92 exaflop e al quarto posto.
L’incremento di sole 3,6 volte rispetto al punteggio HPL è modesto rispetto a quanto ottengono le macchine dotate di acceleratori, e conferma la natura tutta basata su CPU del progetto.
Cinque sistemi oltre l’exascale
L’arrivo di LineShine porta da quattro a cinque il numero di supercomputer capaci di sostenere più di un exaflop al secondo in HPL, e per la prima volta distribuisce questa categoria d’élite tra Asia, Nord America ed Europa nello stesso momento.
L’exascale indica la capacità di eseguire un miliardo di miliardi di operazioni al secondo, una soglia simbolica raggiunta per la prima volta solo pochi anni fa.
Dietro al nuovo capofila resta saldo il blocco statunitense.
El Capitan, al Lawrence Livermore National Laboratory, scende al secondo posto pur mantenendo invariati i suoi numeri: 1,809 exaflop e un’architettura HPE Cray EX255a con processori AMD EPYC di quarta generazione e acceleratori AMD Instinct MI300A.
Seguono Frontier, all’Oak Ridge National Laboratory, terzo con 1,353 exaflop, e Aurora, all’Argonne National Laboratory, quarto con 1,012 exaflop. Chiude il gruppo JUPITER Booster del centro di Jülich, operato nell’ambito dell’iniziativa europea EuroHPC: quinto con esattamente 1,000 exaflop, resta l’unico sistema europeo sopra la soglia.
L’Italia nella Top 10 con Eni
La parte alta della classifica si è ridisegnata anche grazie all’Italia.
Eni debutta direttamente al sesto posto con HPC7, una nuova macchina da 571,5 petaflop costruita sulla stessa piattaforma di El Capitan – HPE Cray EX255a con acceleratori AMD Instinct MI300A – che affianca nel parco di calcolo del gruppo il già presente HPC6.
Quest’ultimo figura all’ottavo posto con 477,9 petaflop, lasciando alla compagnia energetica due sistemi nella Top 10 mondiale.

"La transizione verso un’energia da fonti tradizionali e rinnovabili sempre più sicura, accessibile e pulita non può prescindere da una profonda evoluzione tecnologica – ha detto l’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi – L’adozione del supercalcolo e delle tecnologie predittive all’interno di ogni attività è fondamentale per lo sviluppo di nuove soluzioni energetiche, per abbattere le emissioni, massimizzare l’efficienza nella ricerca e produzione e generare valore”.
Tra le due macchine italiane si inserisce Eagle di Microsoft, il sistema basato sul cloud Azure, settimo con 561,2 petaflop.
Completano la top 10 il giapponese Fugaku, nono con 442 petaflop, e lo svizzero Alps, decimo con 434,9 petaflop.
A pagare il riassetto sono il finlandese LUMI e l’italiano Leonardo, nono e decimo nell’edizione precedente, che ora scivolano appena fuori dai primi dieci, rispettivamente all’undicesimo e al dodicesimo posto.
La new entry di Torino: Peano
Accanto al peso industriale di Eni, l’Italia porta nella TOP500 di giugno un nuovo ingresso, di natura diversa e con base a Torino.
Si chiama Peano ed è l’AI Foundry dell’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I), l’ente nazionale creato dal governo nel 2024 per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale a beneficio del sistema produttivo.
L’infrastruttura, intitolata al matematico piemontese Giuseppe Peano, entra al 316esimo posto della nuova TOP500 con una prestazione di 4,526 petaflop in HPL e fa il suo ingresso anche nella graduatoria HPCG, dove registra 82,6337 teraflop al secondo.
Il risultato arriva prima ancora che la macchina sia pienamente operativa.
I test sottomessi ad Amburgo sono stati ottenuti orchestrando 148 GPU NVIDIA di due famiglie diverse: le H200, ottimizzate per il supercalcolo scientifico ad alta precisione numerica, e le più recenti B200, progettate per i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale, dove una singola unità può toccare 1,9 petaflop nelle precisioni usate per addestramento e inferenza dei modelli.
Far girare in modo efficiente i benchmark HPL e HPCG su un impianto così disomogeneo ha richiesto un lavoro intenso di integrazione e ottimizzazione dell’intero stack hardware e software.
"L’ingresso di Peano nella TOP500 rappresenta un risultato di grande rilievo per AI4I e per l’ecosistema nazionale dell’Intelligenza Artificiale”, ha commentato Fabio Pammolli, presidente di AI4I. “Questo riconoscimento internazionale conferma la qualità delle scelte tecnologiche compiute e rafforza la nostra visione di un’infrastruttura capace di integrare Intelligenza Artificiale, supercalcolo e trasferimento tecnologico a beneficio della ricerca e dell’industria”.
La convergenza tra IA e supercalcolo
La scommessa di Peano riassume una delle direttrici più nette degli ultimi anni: il progressivo avvicinamento tra intelligenza artificiale e supercalcolo. Simulazioni numeriche, modelli generativi e analisi dei dati richiedono ormai infrastrutture in grado di operare con efficacia su entrambi i fronti, superando la storica separazione tra macchine dedicate al calcolo scientifico e macchine dedicate all’IA.
È in questa logica che AI4I ha progettato la propria Foundry fin dall’origine, costruendola attorno alla coesistenza dei due mondi.
L’infrastruttura sarà presentata ufficialmente il prossimo 16 luglio alle OGR Tech di Torino, nel corso dell’evento dedicato proprio al ruolo del calcolo nella competitività industriale e nella sovranità tecnologica europea.
L’ingresso nella TOP500, certificato prima dell’esordio pubblico, anticipa così di qualche settimana il debutto vero e proprio di una piattaforma che AI4I considera strategica per l’ecosistema italiano dell’intelligenza artificiale, guidato dallo stesso Pammolli e diretto sul piano scientifico da Marco Pavone.
Tante architetture, nessun modello unico
Le prime dieci posizioni della classifica dei supercomputer aggiornata a giugno 2026 fotografa un settore sempre più eterogeneo.
Convivono l’architettura cinese custom di LineShine, i sistemi AMD che vanno dall’exascale di El Capitan e Frontier ai due Eni sotto la soglia, il progetto Intel di Aurora, le soluzioni NVIDIA Grace Hopper di JUPITER Booster e Alps, la macchina cloud Eagle che abbina processori Intel Xeon ad acceleratori NVIDIA H100 e l’impostazione Arm del giapponese Fugaku, costruito sui chip Fujitsu A64FX.
Non esiste, insomma, una sola strada verso le prestazioni di vertice.
Sul piano industriale, HPE (Hewlett Packard Enterprise, la società nata dalla separazione da HP e specializzata in tecnologie per aziende) resta il principale integratore di sistemi, con sei macchine su dieci. AMD è il fornitore di processori più presente, alla base di quattro sistemi e di oltre il 40 per cento della potenza HPL complessiva dei primi dieci, mentre NVIDIA compare in tre macchine grazie ai suoi acceleratori orientati all’intelligenza artificiale.
A completare il quadro restano Intel, presente sia come piattaforma sia attraverso i suoi Xeon, ed Eviden/Bull con il sistema che regge JUPITER Booster.