repubblica.it, 23 giugno 2026
Pensioni, crollano le anticipate: -30% dal 2022. E i nuovi assegni sono sempre più bassi
La pensione diventa un imbuto. Si esce in meno, si esce più tardi e, quando si esce, il nuovo assegno è spesso più leggero di quelli già in pagamento. È la fotografia che arriva dal Rendiconto sociale 2025 dell’Inps, l’ultimo della consiliatura del Civ presieduto da Roberto Ghiselli.
Una fotografia che il comunicato del Consiglio di indirizzo e vigilanza sintetizza così: il calo delle pensioni liquidate è determinato «soprattutto dalle restrizioni introdotte recentemente nel sistema previdenziale italiano».
Tradotto: la stretta del governo Meloni si vede nei numeri. Soprattutto sulle anticipate. Ma non solo. Si vede nelle donne rimaste senza Opzione donna, nelle Quote ridotte a misura residuale, nell’età media di uscita che sale. E si vede anche nell’altra faccia del sistema: oltre 125 miliardi di crediti contributivi, in gran parte inesigibili, mentre gli ispettori dell’Inps diminuiscono.
Pensioni liquidate in calo
Nel 2025 le pensioni previdenziali liquidate in Italia sono state 834.658. Erano 861.949 nel 2024 e 878.369 nel 2022. Il calo, in tre anni, è di 43.711 trattamenti, circa il 5%. Ma il dato generale dice solo una parte della storia. Il taglio vero riguarda le pensioni anticipate, cioè il canale attraverso cui si misura la possibilità concreta di lasciare il lavoro prima della vecchiaia ordinaria.
Le anticipate passano da 270.798 nel 2022 a 192.157 nel 2025. Quasi 79 mila in meno. In percentuale, il crollo è del 29%. È qui che si vede il cambio di stagione: non solo meno pensioni, ma meno flessibilità. Lo scrive anche il Rendiconto: «Complessivamente gli strumenti di flessibilità in uscita hanno visto in questi anni un forte ridimensionamento».
Opzione donna quasi azzerata, Quote ridotte al minimo
Il caso più evidente è Opzione donna. Nel 2022 le domande accolte erano 26.427. Nel 2025 scendono a 3.860. Il calo è di 22.567 trattamenti, pari all’85,4%. La misura, già pensata per consentire l’uscita anticipata alle lavoratrici accettando un ricalcolo meno favorevole, è stata progressivamente ristretta fino a diventare quasi marginale.
Stesso destino, con numeri ancora più vistosi, per le Quote. La stagione di Quota 100 è lontanissima: nel 2021 aveva portato 112.982 pensioni liquidate. Nel 2025 Quota 103, con ricalcolo contributivo, si ferma a 5.643 trattamenti. Una differenza di 107.339 pensioni, pari a un crollo del 95%. Di fatto, la promessa politica della flessibilità resta, ma i volumi non ci sono più.
Qualche canale regge o cresce, ma su volumi molto più contenuti. Tra 2022 e 2025, l’Ape sociale sale da 16.336 certificazioni accolte a 19.649 (+20%). Quelle dei lavoratori precoci invece scendono da 12.292 a 10.979 certificazioni (-11%). Mentre le domande accolte per i lavori usuranti passano da 1.687 a 2.248 (+33%). Ma restano una via d’uscita per pochi.
Assegni più bassi, soprattutto per le donne
Non c’è solo il numero delle pensioni. C’è anche il loro valore. Il rapporto segnala una «rilevante differenza» tra uomini e donne, che nel caso delle pensioni di vecchiaia arriva al 45% in meno per le donne.
Nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti, ad esempio, l’importo medio delle pensioni di vecchiaia vigenti è di 1.463 euro per gli uomini e 811 euro per le donne: 652 euro in meno al mese (-45%).
Tra le nuove liquidate nel 2025 il divario resta persino più alto: 1.448 euro contro 773 euro, cioè 675 euro in meno e un assegno più basso (-47%). Il pension gender gap è il risultato di carriere più brevi, salari più bassi, più part-time, più discontinuità. La pensione, alla fine, restituisce la storia del lavoro.
Il Rendiconto evidenzia anche un altro scostamento: quello tra pensioni vigenti e pensioni appena liquidate. Le nuove pensioni sono più basse dello stock già in pagamento. Sempre nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti, l’importo medio nel 2025 delle pensioni vigenti è di 1.538 euro. Quello delle pensioni liquidate scende a 1.290 euro: 248 euro in meno al mese (-16%).
Per gli uomini la distanza è ancora più ampia: 2.006 euro contro 1.552, cioè 453 euro in meno (-23%). Così anche per le anticipate maschili: 2.336 euro per le nuove liquidate contro 2.483 euro per quelle vigenti, 147 euro in meno al mese (-6%). Da qui l’allarme su un «tendenziale e preoccupante calo del valore medio delle pensioni».
La maggior parte delle nuove pensioni resta calcolata con il sistema misto. Ma dentro gli assegni cominciano a pesare di più gli anni contributivi puri, insieme alle carriere fragili e discontinue: anche questo spiega il calo degli assegni.
Le pensioni liquidate con il contributivo, al netto delle altre previdenziali, passano da 95.400 nel 2022 a 106.305 nel 2025: 10.905 in più (+11%). La loro quota sale dall’11,7% al 13,8% del totale, cioè due punti in più. Il risultato è già visibile: le nuove pensioni sono più leggere, e per le donne il divario resta profondo.
Si va in pensione più tardi
La stretta si vede anche nell’età. Nel 2022 l’età media alla decorrenza era di 64,4 anni per le donne e 63,7 per gli uomini. Nel 2025 sale a 65,4 anni per le donne e 64,1 per gli uomini. In tre anni, un anno in più per le lavoratrici, quattro decimi per i lavoratori.
Il dato va letto insieme al ridimensionamento delle uscite anticipate. Meno Opzione donna, meno Quote, meno canali flessibili significano una sola cosa: la pensione si allontana. E si allontana soprattutto per chi aveva costruito la propria uscita su misure speciali, spesso penalizzanti nell’importo ma decisive per lasciare il lavoro prima dei requisiti ordinari.
Contributi non pagati e meno ispettori
Il Rendiconto apre poi un altro fronte: quello dei contributi non versati dai datori di lavoro. Nel 2025 i crediti contributivi iscritti a bilancio dell’Inps arrivano a 125,8 miliardi, in aumento rispetto ai 119 miliardi dell’anno precedente. Il 79,4% è considerato inesigibile.
Le iscrizioni a ruolo, al netto di sgravi e sospensioni, aumentano da 183 a 193 miliardi. Il rapporto tra riscosso e affidato migliora appena, dal 29,71% al 29,98%. In pratica, si recupera poco meno di un terzo di quanto viene affidato alla riscossione. Il Civ parla di «perduranti difficoltà nel recupero dei crediti e nell’attività di vigilanza» e chiede una ristrutturazione del credito per dare una rappresentazione più chiara dei dati patrimoniali.
Anche perché i controlli arretrano. Le ispezioni Inps scendono da 9.701 nel 2024 a 8.311 nel 2025. Gli ispettori passano da 761 a 736. Ma l’evasione accertata cresce, da 761 a 816 milioni.