repubblica.it, 23 giugno 2026
Morte di Satnam Singh, la procura chiede 22 anni di carcere per Lovato
Ventidue anni di carcere per la morte di Satnam Singh, il bracciante agricolo indiano vittima di sfruttamento e caporalato il 19 giugno di due anni fa: è la pena chiesta dalla pubblica accusa nei confronti di Antonello Lovato, 39 anni, imprenditore e datore di lavoro di Satnam.
Lovato è accusato di omicidio volontario con dolo eventuale per aver abbandonato il bracciante e omesso i soccorsi. A distanza di due anni il processo sulla morte di Satnam Singh è giunto alle battute finali: il 7 luglio sono previste le arringhe difensive. La richiesta di condanna a ventidue anni per Lovato, difeso dagli avvocati Mario Antinucci e Stefano Perotti, è giunta dalla pubblica accusa rappresentata dal procuratore aggiunto Luigia Spinelli e dal pubblico ministero Martina Marra. Una requisitoria durata più di un’ora e mezza, vibrante e commossa: Satnam è stato definito un invisibile la cui morte poteva essere evitata. Anche la Cgil regionale e la Flai Cgil si è costituita parte civile.
«L’udienza che si è svolta oggi nell’ambito del processo per la morte di Satnam Singh rappresenta un passaggio importante nella ricerca della verità e della giustizia per un lavoratore che ha perso la vita in circostanze che hanno profondamente colpito il paese. Siamo in attesa che il tribunale accerti le responsabilità penali e pronunci una sentenza che renda giustizia alla memoria di Satnam Singh e al dolore della sua famiglia». Lo comunicano in una nota la Cgil di Roma e Lazio, la Flai Cgil di Roma e Lazio, la Camera del Lavoro della Cgil di Frosinone Latina e la Flai Cgil di Frosinone e Latina.
Cosa successe a giugno del 2024
La tragedia di Satnam, considerata dalla Cgil un omicidio, è avvenuta il 19 giugno del 2024 nei campi di Borgo Santa Maria, vicino latina. Un macchinario per confezionare il raccolto ha tranciato di netto il braccio a Satnam, abbandonato dal datore di lavoro sul ciglio della strada insieme al suo braccio e senza cellulare. A chiamare i soccorsi fu un collega di Satnam che avvisò Laura Hardeep Kaur segretaria generale della Flai Cgil. Satnam fu soccorso e portato in ospedale ma morì 36 ore dopo a causa dell’emorragia. Il bracciante indiano poteva salvarsi se fosse stato soccorso. «La sua morte non può essere considerata una tragica fatalità o un episodio isolato, ma il prodotto di un sistema di sfruttamento che continua a trovare spazio in alcune aree del nostro territorio, comprimendo diritti, sicurezza e dignità del lavoro. Per questo il processo assume un valore che riguarda l’intera società: non si giudica soltanto la condotta di un singolo imprenditore, ma si porta alla luce un contesto segnato da lavoro irregolare, caporalato e ricatto della vulnerabilità» hanno concluso le sigle sindacali.