Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 23 Martedì calendario

Massimo Cirri lancia l’allarme sul futuro di Caterpillar

Massimo Cirri, ideatore e conduttore da 29 anni della trasmissione Caterpillar, in onda su Radio 2, l’ha detto in diretta mercoledì scorso, giorno dell’ultima puntata di stagione, e poi l’ha scritto sui social, con grande riscontro di pubblico:
«Le ascoltatrici e gli ascoltatori di Caterpillar Radio2 hanno diritto alla massima chiarezza. Così mercoledì 17 giugno, sul finire della puntata, con Sara Zambotti abbiamo detto questo. Domani andiamo a Vicenza per il “Cater-raduno”, al Lumen Festival. Sarà una bella festa, venite. Quindi oggi è l’ultima puntata ordinaria di Caterpillar. Anche se quando si fa la radio in diretta non c’è mai niente di ordinario. È il bello della radio. Ci sarebbe piaciuto dire qualcosa del futuro di Caterpillar. Ci sembrava corretto. L’8 maggio e di nuovo il 4 giugno abbiamo chiesto alle Direzioni: “Che sarà di Caterpillar?” Non abbiamo ricevuto risposta. C’è chi dice che la mancata risposta di un potere è già una risposta di quel potere. Secondo altri è, semplicemente, una cafonata. Rara, in Rai, ma può capitare. Altri di noi avrebbero preferito ricevere un cenno: il classico “Vi faremo sapere” o il più virile “Fottetevi”. Invece niente. Spiace per le ascoltatrici e gli ascoltatori».
Cirri, sono passate molte settimane dalle vostre mail ai vertici di Radio Rai e Radio 2. Vi hanno convocato, allora?
«No, non è arrivata nessuna risposta, per questo abbiamo parlato agli ascoltatori. Nel fine settimana abbiamo fatto la due giorni di festa conclusiva nel teatro palladiano di Vicenza, con don Luigi Ciotti, Alessandro Bergonzoni, Marco Paolini, la Banda Osiris. Ma dai vertici Rai non c’è stata alcuna convocazione. Quindi l’idea che ci siamo fatti è che questa sia stata probabilmente l’ultima edizione, dopo che già ci hanno azzoppati e messi in sordina spostandoci dall’orario solito che avevamo dall’inizio, cioè 18-20, alle 19.45-21».
È stato un problema questo spostamento?
«Certo, a quell’ora la radio ha pochi ascoltatori, la gente cena, guarda i Tg. Mentre alle 18 le persone sono in auto, tornano a casa, o preparano la cena, gli ascolti sono alti. Ma da un anno ci hanno spostati e sostituiti con un programma di Belén Rodríguez – niente contro di lei, per carità – con caratteristiche molto diverse da noi, diciamo di intrattenimento commerciale, a mio giudizio, di basso profilo. Gli ascoltatori hanno protestato, fatto raccolte firme, scritto alla Rai, ma non c’è stato niente da fare. E adesso il futuro è un’incognita».
La Rai ha smentito la chiusura di “Caterpilar”.
«Con noi no. Ha pubblicato un post sui social nel quale si legge “Leggiamo con stupore della possibile chiusura della trasmissione Caterpillar. È una notizia priva di fondamento. La Direzione di Radio 2 sta lavorando ai nuovi palinsesti che verranno comunicati nei tempi e nei modi consueti”. Nessuno si è fatto vivo con me, Sara Zambotti si sta trasferendo a Radio 3. Non si sa nulla del futuro. Il marchio Caterpillar è della Rai, magari affideranno il programma ad altri. A questo punto mi aspetto di tutto».
Sui social c’è stato molto rumore dopo il vostro post.
«Sì, ci sono arrivati migliaia di messaggi e di testimonianze di solidarietà. Un testo che poi abbiamo messo anche sui social ed è stato molto ripreso. Forse anche perché abbiamo la specificità di essere uno dei programmi più partecipati, io credo, nella storia della Rai. In questi 29 anni, abbiamo stimato che 70 mila persone abbiamo raccontato qualcosa di sé in trasmissione, siano intervenute e partecipato ai “Cater-raduni”, a “Mi illumino di meno”, la giornata per l’efficienza energetica e gli stili di vita sostenibili che poi è diventata anche giornata nazionale con legge della Repubblica. Ci siamo inventati tante iniziative di successo, come l’idea di farci raccontare il mondo dagli ascoltatori che stanno all’estero, con Antonio Di Bella gli ha fatto un corso da corrispondenti. Così in questi due ultimi anni abbiamo raccontato la guerra a Gaza con una nostra ascoltatrice che sta a Gerusalemme est e ha un marito arabo-israeliano di fede cristiana. Siamo andati a trasmettere dal Cern di Ginevra a 108 metri sottoterra perché lì lavora un fisico che ci ascolta, Federico Leo Redi».
Cosa sta succedendo?
«Credo che, banalmente, la strategia Rai sia di far passare del tempo e che poi ci faranno una proposta inaccettabile per metterci da parte».
Perché questo avviene?
«Credo vogliano fare un canale molto leggero, molto vuoto, provinciale, disimpegnata. Una radio molto commerciale. La direzione di Radio 2 non ci ha mai dato i risultati dei nostri ascolti, si sono dimostrati molto direttivi e poco comunicativi. A luglio scorso, dopo un confronto con la direzione che ci garantiva che tutto restava uguale, abbiamo invece saputo che ci cambiavano di orario emarginandoci completamente».
Qual è il vostro difetto agli occhi dei vertici Rai?
«Mi vien da pensare che per loro siamo troppo politicamente impegnati: facciamo una radio che convoca cittadinanza attiva, visione civile, anche se facciamo anche intrattenimento. Per esempio, siamo infarciti di una musica bruttissima scelta da ufficio apposito. Il 25 aprile ci hanno concesso di usare solo Viva l’Italia di De Gregori, come massimo di impegno, perché qualcosa di più esplicito e adatto alla giornata veniva percepito come “divisivo”. C’è questa voglia di basso, evidente. Per quanto compete a noi non possiamo che ribadire che per un dovere di chiarezza la Rai dovrebbe almeno rendere edotti gli ascoltatori di quel che sta succedendo. Per quanto compete a noi invece, non ci resta che dire, a nome di tutti, che ringraziamo molto, di cuore, le ascoltatrici e gli ascoltatori di Caterpillar per aver fatto Caterpillar».