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 2026  giugno 23 Martedì calendario

Slitta a ottobre la tassa sui pacchi cinesi

La tassa da 2 euro sui mini pacchi extra Ue non scatterà il primo luglio. Il Consiglio dei ministri ha deciso ieri di rinviarla ancora, per la seconda volta, al primo ottobre. Una scelta che arriva dopo mesi di pressioni da parte delle associazioni della logistica e mentre dal primo luglio entrerà comunque in vigore il nuovo dazio europeo da 3 euro sulle spedizioni sotto i 150 euro di valore.
La partita resta aperta
Il governo prende così altro tempo su una misura introdotta con la legge di bilancio per finanziare parte della manovra e contrastare l’invasione di merci a basso costo provenienti soprattutto dalla Cina. Ma la partita resta aperta.
Il rinvio sposta il problema all’autunno, quando Bruxelles completerà il nuovo pacchetto di misure sull’e-commerce con una handling fee europea, tra 2 e 4 euro, prevista da novembre. La tassa italiana vale circa 122,5 milioni nel 2026 e il nodo delle coperture resta sul tavolo.
La lettera di Confetra
A spingere per un nuovo stop è stata soprattutto Confetra. In una lettera inviata al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la Confederazione dei trasporti e della logistica sosteneva che mantenere il contributo italiano insieme al dazio europeo poteva essere un boomerang.
I calcoli aggiornati indicavano che tra luglio e novembre lo Stato avrebbe incassato 127,6 milioni mantenendo sia la tassa nazionale sia il dazio Ue. Se invece resta soltanto il prelievo europeo, il gettito sale a 153,1 milioni. Saldo finale: 25,5 milioni ora in salvo per l’erario.
La tassa aggirata
Il ragionamento parte da ciò che è già successo all’inizio dell’anno. La tassa era stata introdotta dal primo gennaio, ma nei primi due mesi del 2026, prima della sospensione decisa dal governo, i dati delle Dogane hanno registrato un crollo superiore al 50% delle spedizioni. I traffici si sono spostati verso altri hub europei, come Belgio, Paesi Bassi e Ungheria, per poi raggiungere comunque il mercato italiano via camion.
«La perdita ora sarebbe stata superiore a quella registrata nei primi due mesi», ragiona il direttore generale di Confetra, Andrea Cappa. «Perché questa volta la tassa italiana si sarebbe sommata al dazio Ue, perdendo più traffico e incassando meno anche dalla quota del dazio europeo».
Il 25% del dazio resta infatti al Paese in cui avviene lo sdoganamento. Se i pacchi destinati all’Italia entrano da Francoforte o Amsterdam, quella quota di gettito resta a Germania e Paesi Bassi.
Il contesto di incertezza
Per Cappa c’è poi un’altra questione. «Stiamo dando all’estero l’idea di un contesto poco favorevole agli investimenti, con regole che cambiano continuamente». Il timore è che l’incertezza finisca per pesare sulle scelte dei grandi operatori dell’e-commerce.
«Se un gruppo come Temu dovesse decidere dove aprire un magazzino europeo, quale Paese sceglierebbe?». La risposta arriverà probabilmente in autunno, quando il governo dovrà decidere se cancellare definitivamente la tassa italiana o farla convivere con le nuove regole Ue.