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 2026  giugno 23 Martedì calendario

Fabio Rampelli ricorda la volta in cui venne malmenato durante una protesta contro Bush sr.

Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, voi del Msi eravate anti-americani?
«No, il rapporto del Movimento sociale con gli Usa era bivalente. C’era sicuramente una componente antiamericana, che contestava l’american way of life, critica nei confronti delle disuguaglianze sociali e della visione monetarista: la domanda fondamentale negli Usa è “how much do you earn”, quanto guadagni?».
Non nasceva dal fatto che gli americani avevano liberato l’Italia dal nazifascismo?
«No, no. Non metteva in discussione le conquiste della democrazia».
E cosa contestava?
«La voglia di livellare le identità. Tanto è vero che la maggioranza, guidata da Giorgio Almirante era schierata con il Patto atlantico. Almirante e il Msi erano anche filo Israele, anche se molti simpatizzavano per Arafat».
Lei, alla presentazione dei Meridiani di Antonio Pennacchi alla Camera, ha ricordato che Pennacchi venne cacciato dal Msi per una manifestazione anti-Usa a Latina.
«Era un atteggiamento che oggi si definirebbe sovranista o patriottico. Io facevo parte, non da solo, di questo gruppo critico».
Chi c’era, oltre a lei?
«Tutto il vecchio Fronte della Gioventù: Marsilio, Milani e molti altri di cui non sono autorizzato a divulgare i nomi».
Non c’era anche Alemanno?
«Sì che c’era, ma Alemanno è la generazione precedente alla loro».
Non c’era anche una corrente nostalgica?
«Questa corrente nostalgica non ha mai avuto a che fare con noi».
Lei nell’89, da capo del Fronte della Gioventù, contestò la visita di George Bush al cimitero americano di Nettuno.
«Era un sit-in non violento, purtroppo dall’altra parte non ebbero la stessa sensibilità, perché fummo tutti malmenati brutalmente».
Venne ferito?
«Ci ho rimesso anche delle diottrie».
Non contestavate il fatto che Bush non avesse onorato anche i repubblichini che si erano battuti contro l’esercito americano?
«Non era quella la ragione. Andammo a Nettuno perché ci era stato segnalato che al municipio il tricolore era stato sostituito con la bandiera americana. Tanto bastò per scatenare la nostra indignazione».
Oggi lei come la pensa sugli Usa?
«Un conto è essere alleati, quindi vicini al popolo americano, un conto è essere servili. Per fornire le basi militari agli Usa serve un mandato Onu o Nato. E quindi in assenza di questi via libera le basi militari sul nostro territorio non possono essere utilizzate per andare a muovere guerra, peraltro non condivisa con nessuno».
Lei andrà alla festa del 2 luglio all’ambasciata americana?
«Ci andrò. Non è in discussione l’amicizia con gli Stati Uniti d’America».
L’atteggiamento di Meloni con Trump non è stato troppo accondiscendente?
«Di cosa ci dovremmo pentire? L’obiettivo era, d’accordo con Ursula von der Leyen e gli altri leader europei, di utilizzare la leader di una formazione conservatrice per facilitare il dialogo tra Usa ed Europa».
Non avete fatto i conti con il carattere di Trump.
«Se sul nostro cammino abbiamo incontrato, oltre ai dazi, le mire sulla Groenlandia, piuttosto che un’eccessiva apertura nei confronti del tiranno Putin, non è certo colpa nostra. Siamo rimasti dalla stessa parte e continuiamo a promuovere la civiltà occidentale».