la Repubblica, 23 giugno 2026
Lagarde frena sul rialzo dei tassi, Panetta dà una scossa alla Ue
Due settimane fa la Bce è stata la prima grande banca centrale ad alzare i tassi dall’inizio della guerra in Medio Oriente. Al momento – precisazione chiave – non ha altri rialzi in vista. «Per il momento non vediamo alcuna prova che giustifichi un risposta più decisa», ha detto ieri la presidente Christine Lagarde in audizione al Parlamento europeo, spiegando che le aspettative di medio periodo sui prezzi restano sotto controllo e dicendosi «fiduciosa» che la fiammata di inflazione energetica innescata dal conflitto rientrerà verso il valore obiettivo del 2%.
Sono parole da colomba, mentre il negoziato tra Stati Uniti ed Iran fa dei faticosi passi avanti e il petrolio continua a calare. Parole molto diverse da quelle del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh, alle prese con un’economia americana surriscaldata. Lagarde però ha ricordato anche l’enorme incertezza del contesto, che i mercati hanno ben presente: se ora non si aspettano più due rialzi dei tassi entro la fine dell’anno, uno ancora sì.
La sveglia di Panetta
Lagarde ha risposto alle critiche di chi vorrebbe una Bce più accomodante dicendo che l’attuale livello dei tassi – al 2,25% – non può comunque essere definito «restrittivo», cioè tale da rallentare l’economia dell’eurozona. Del resto le stime per quest’anno – +0,8% – non configurano una «stagnazione». Nel complesso, la convinzione degli economisti di Francoforte è che lo shock energetico e la sua trasmissione ai prezzi degli altri beni saranno più limitati rispetto allo tsunami del 2022.
Resta comunque la fragilità dell’Europa, in questa nuova era di conflitti e frammentazione. Ieri a dare una sferzata ai leader dell’Unione, «di fronte a un bivio cruciale», è stato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta: «È tempo che gli europei si sveglino», ha detto riprendendo le parole pronunciate nel lontano 1969 dal premio Nobel canadese Robert Mundell, considerato con i suoi studi uno dei padri intellettuali della moneta unica, e negli ultimi mesi ripetute in varie forme da Mario Draghi.
«Serve la determinazione politica per completare l’architettura istituzionale dell’euro», ha spiegato Panetta, declinandola in tre fronti: rilanciare la crescita attraverso riforme e investimenti comuni in innovazione; creare un mercato unico di risparmi e investimenti ancorato ad un titolo comune europeo; completare la digitalizzazione del sistema dei pagamenti.
Il giorno dell’euro digitale
Il riferimento è al progetto dell’euro digitale, presentato come un pilastro dell’autonomia strategica europea (rispetto al dollaro), su cui proprio oggi è atteso un decisivo via libera all’Europarlamento. Superate le resistenze all’interno del Partito popolare, in particolare tedesche, il voto aprirà l’ultima fase del negoziato con i 27 governi: entro fine anno si dovrebbe così arrivare ad approvare il regolamento che consentirà alla Bce di completare lo sviluppo tecnico e poi lanciare la versione digitale della moneta unica nel 2029.
Un esito positivo non scontato fino a poche settimane fa, ma anche l’ennesima prova della lentezza europea: «Ci vuole troppo tempo», ha riconosciuto ieri Lagarde.