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 2026  giugno 23 Martedì calendario

Netanyahu: “Non cambia nulla, in Libano l’Idf ha libertà d’azione”

Per Israele non cambia nulla. «La direttiva è chiara e non è cambiata. Le nostre forze rimarranno nel Libano meridionale finché sarà necessario e godono di piena libertà d’azione per contrastare qualsiasi minaccia diretta o potenziale contro di loro o contro gli abitanti del nord del nostro Paese», ha detto ieri in un videomessaggio condiviso sul social X il premier Benjamin Netanyahu.
Al momento, dunque, le richieste arrivate dal vertice svizzero tra Stati Uniti e Iran – che erano d’altronde già parte del memorandum siglato alcuni giorni prima – vengono rispedite al mittente. L’esercito (Idf) non si ritira dalla striscia di terra ampia 10 chilometri che ha invaso in questi mesi per dare la caccia ai militanti e ai tunnel di Hezbollah, la milizia filo-iraniana che con i suoi droni minaccia il nord di Israele. Da sabato notte, tuttavia, non si registrano più spari nell’area, per la prima volta dal 2 marzo ed è una buona notizia perché il rispetto del cessate il fuoco è l’altra richiesta che viene dalla Svizzera.
Che la tregua sia fragile lo dimostrano però le parole del ministro per la Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, uno dei falchi del governo. «Tutto il Libano dovrebbe essere il nostro campo da gioco, il nostro obiettivo. Netanyahu deve andare dal presidente Trump, abbracciarlo ma dirgli che non possiamo rispettare questo accordo. Il capo della Casa Bianca non tollererebbe la presenza di nazisti al suo confine. Lo apprezziamo, ma prima di tutto vengono i nostri soldati e i nostri cittadini», ha detto Ben Gvir, secondo il quale Israele «è al punto più vicino a una vittoria decisiva».
Il “tradimento” dell’alleato e amico Trump e la difficile situazione in cui si ritrovano oggi le truppe in Libano – in territorio nemico ma con le mani legate dall’accordo tra Usa e Iran, e quindi a rischio di imboscate di Hezbollah – sono fonte di imbarazzo per il premier. E le opposizioni hanno gioco facile nell’attaccarlo. «Le nostre truppe mi dicono che vengono tenute nel sud del Libano per “soddisfare” i ministri dell’estrema destra», ha dichiarato alla radio dell’esercito Avigdor Lieberman, leader del partito di estrema destra Yisrael Beiteinu, all’opposizione: «Questo accordo tra Usa e Iran è il più grande disastro diplomatico dalla nascita dello Stato di Israele».
La situazione per il premier è tale che il quotidiano conservatore americano Wall Street Journal può scrivere in un editoriale che Trump e gli ayatollah, pur divisi da tante cose, su un punto sono d’accordo: nello scaricare le colpe su Israele. Secondo Channel 12, Netanyahu sarebbe «in preda al panico» per il nuovo meccanismo di de-escalation in Libano e ha avviato iniziative diplomatiche per tutelare gli interessi di Israele. E il giornale progressista Haaretz ieri tesseva le lodi, attraverso un suo opinionista, del generale Gadi Eisenkot, ex capo dell’Idf, un conservatore che nei sondaggi avrebbe già raggiunto il partito del primo ministro, di cui è «l’opposto»: «Netanyahu è un artista del caos. Eisenkot, al contrario, ama i documenti strategici, il lavoro di squadra e i piani ordinati. Netanyahu è un attore e la verità per lui è a malapena un’opzione. Eisenkot è introverso, non sa recitare e ha molta difficoltà a mentire».
L’unica apertura di Israele sui cui si lavora è il possibile ritiro da alcune posizioni nel sud del Libano oltre la Linea gialla di occupazione. L’esercito libanese sta avanzando ad esempio nel villaggio di Kfar Tebnit, nel distretto di Tiro, e questa potrebbe essere una delle aree “pilota” in cui può prendere il posto dell’Idf, ovviamente a condizione che non permetta a Hezbollah di operare da lì.
Sul fronte di Gaza, tragicamente uscito dall’attenzione politica, non si fermano i bombardamenti. Negli attacchi dell’Idf – che sostiene di aver ucciso nel fine settimana un agente di Hamas che aveva partecipato al 7 ottobre – ha perso la vita anche una studentessa diciottenne, Rarad Ashour, che si trovava in strada a Gaza City. In Cisgiordania l’esercito ha invece colpito a morte due ragazzi di 15 e 19 anni.