Corriere della Sera, 23 giugno 2026
La Colombia svolta a destra con la vittoria di Esprilla
La Colombia vira a destra. La vittoria di misura alle presidenziali dell’avvocato filo-trumpiano Abelardo de la Espriella, con il 49,7% dei voti, contro il 48,7% del rivale Iván Cepeda, segna la fine del primo governo di sinistra del Paese e rafforza il blocco dei leader ultra-conservatori in America latina. Sebbene il risultato ieri sera non era stato ancora convalidato ufficialmente, il fronte della Nuova Destra globale è corso a complimentarsi con «El Tigre», come si è auto-ribattezzato il leader del movimento «Defensores de la patria», che vanta anche origini e passaporto italiano, oltre ad una casa di vacanze nella campagna toscana. «Hai vinto, fantastico!», ha scritto Trump su Truth Social mentre Benjamin Netanyahu ha affermato che «gli amici di Israele continuano a vincere». Congratulazioni anche dalla presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni: «Forte del suo già profondo rapporto personale con l’Italia, sono pronta a collaborare insieme per sviluppare ancora di più le nostre già solide relazioni bilaterali», ha scritto su X.
«Governerò per tutti i colombiani», ha promesso nel suo discorso della vittoria il presidente in pectore, che detiene addirittura la tripla cittadinanza, colombiana, italiana e statunitense. La sua patria resta, però, spaccata in due e la tensione è altissima in tutto il Paese, con grandi manifestazioni in molte città. Il candidato del Pacto Historico di sinistra, Iván Cepeda, che secondo i risultati preliminari è stato sconfitto per soli 250.000 voti, ha lanciato un appello alla calma ma ha anche dichiarato che riconoscerà solo i risultati ufficiali e ha annunciato che chiederà il riconteggio di 33.000 seggi elettorali, ribadendo così la posizione del presidente uscente Gustavo Petro.
Il quarantasettenne de la Espriella, invece, parla già da presidente. Poco dopo la diffusione dei risultati preliminari, ha dichiarato di aver subito parlato con Trump. «Mi ha espresso il suo sostegno e il suo riconoscimento per la nostra vittoria», ha dichiarato in una diretta su X. «L’amministrazione Trump non vede l’ora di collaborare strettamente con la vostra prossima amministrazione per rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza regionale, porre fine all’immigrazione clandestina negli Stati Uniti e consolidare i nostri legami economici», ha confermato poco dopo il Segretario di Stato americano Marco Rubio.
Anello di congiunzione fra il salvadoregno Nayib Bukele e l’argentino Javier Milei, de la Espriella ha preannunciato «mano dura» e mega-carceri per fermare le narcomafie in un Paese dilaniato dalla violenza dei guerriglieri e dei cartelli della coca, e tagli draconiani all’economia di Stato per «resuscitare la Colombia». Il futuro presidente, che entrerà in carica il 7 agosto, non può contare sulla maggioranza in Parlamento, dove il partito più forte è l’avversario Pacto Historico di sinistra, ma ha già fatto sapere di voler ricorrere, seguendo il modello di Bukele e Milei, ai decreti esecutivi di urgenza. Ha promesso di aderire allo Scudo delle Americhe, istituito da Trump, e di rilanciare i grandi progetti petroliferi e del gas interrotti sotto Petro.
La Colombia si unisce così ad Argentina, Cile, Ecuador, Bolivia, Panama, Salvador, Costarica, Paraguay e Perù (anche se quest’ultimo è in attesa della conferma della vittoria di Keiko Fujimori alle presidenziali del 7 giugno) nella svolta a destra dell’America latina, in una netta inversione di rotta rispetto all’«onda rosa» che all’inizio di questa decade aveva portato al potere diversi leader di sinistra. Resiste, per ora, il brasiliano Lula che alle presidenziali di ottobre insegue il suo quarto mandato e ieri, diplomaticamente, ha detto di essere «pronto al dialogo con De la Espriella».