Corriere della Sera, 23 giugno 2026
Pax Silica con gli Usa, l’Italia firma l’accordo
Potrebbe essere la Pax Silica la via per la «pace» tra l’Italia e gli Stati Uniti dopo lo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni esploso negli ultimi giorni. «Nulla è cambiato: aderiremo con convinzione». Dopo una riunione di mattina a Palazzo Chigi, la premier sblocca la pratica. Fa sapere che Roma ci sarà. «L’alleanza sarà assolutamente sottoscritta».
A Miami oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il segretario di Stato Marco Rubio avrebbero dovuto firmare un memorandum d’intesa sui minerali critici. Un portavoce del dipartimento di Stato Usa ha detto domenica al Corriere che «la cerimonia di firma del memorandum di intesa sui minerali critici è stata cancellata». Parallelamente a questa firma ci sarebbe stata anche l’adesione dell’Italia alla «Pax Silica», l’alleanza multilaterale su tecnologia e minerali critici per assicurare le fondamenta industriali e le catene di approvvigionamento per l’economia dell’Intelligenza artificiale e ridurre la dipendenza dalla Cina. A una domanda sugli sviluppi su quest’ultimo fronte, il portavoce del dipartimento di Stato ci aveva detto in esclusiva che il «Summit della Pax Silica andrà avanti come previsto il 25 e 26 giugno a Washington. Saremo lieti di annunciare diversi nuovi membri che si stanno unendo alla nostra visione per l’innovazione e la crescita per il futuro dell’Intelligenza artificiale». Dopo le tensioni causate dallo scontro tra Trump e Meloni, l’adesione di Roma sembrava in sospeso. Ma ieri mattina Palazzo Chigi ha confermato la presenza dell’Italia, aggiungendo anzi che non è mai stata in discussione. Sono ore in cui, anche per motivi di politica interna, la premier non vuole dare l’impressione che i rapporti con l’America siano in qualche modo guastati o interrotti, anche per tranquillizzare il mondo dell’economia e delle imprese. Tra equilibrismo e dissimulazione a Palazzo Chigi ieri ripetevano: «Non c’è nulla da ricucire perché nulla si è mai spezzato per quanto riguarda il nostro legame con l’amministrazione e i dossier che ormai da anni stiamo portando avanti insieme per la difesa dell’Occidente».
Di certo Pax Silica è considerata da Meloni non solo un punto centrale di dialogo con Washington ma anche un progetto strategico, in particolare sulle filiere che abilitano la sovranità digitale dell’Occidente. L’Italia si è posizionata dall’inizio come un attore importante in questa coalizione, che è una priorità per Trump, e ha favorito la finalizzazione di un memorandum Ue-Usa. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani era stato l’unico rappresentante europeo a parlare all’apertura della ministeriale sui minerali critici a Washington il 4 febbraio. Al summit del 25-25 giugno dovrebbe partecipare l’ambasciatore Armando Varricchio, inviato speciale di Tajani per l’innovazione e le nuove tecnologie. E anche per il memorandum d’intesa bilaterale, dopo la firma saltata a Miami, si pensa a una nuova cerimonia o a una firma da parte dell’ambasciatore d’Italia a Washington Marco Peronaci. Alla Pax Silica aderiranno giovedì anche l’Ue e, individualmente, Germania, Paesi Bassi e Grecia; altri due Stati membri (Svezia e Finlandia) hanno già aderito. Tra gli altri firmatari ci sono Australia, Corea del Sud, Emirati, Giappone, Gran Bretagna, India, Norvegia, Qatar, Singapore.