Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 23 Martedì calendario

Provvedimento disciplinare per il giudice che processa la moglie di Sánchez

Nuovo colpo di scena, ieri in Spagna, anche sul «caso Begoña Gómez». Il Consiglio generale della magistratura spagnolo (CGPJ), equivalente del nostro Csm, ha avviato un procedimento disciplinare contro il giudice Juan Carlos Peinado per le dichiarazioni rese all’udienza orale di sabato, durante la quale ha rinviato a giudizio la moglie del premier per quattro capi d’accusa, tra cui traffico di influenze e appropriazione indebita di fondi pubblici, ritirandole anche il passaporto, «per evitare il rischio di fuga».
Sotto esame c’è una delle affermazioni più controverse contenute nell’ordinanza di Peinado che apre formalmente il processo – anche se il tribunale provinciale di Madrid può ancora decidere di accogliere i ricorsi per l’archiviazione – ovvero che gli agenti di polizia che scortavano Begoña Gómez avrebbero potuto agevolarne la fuga. «È fuori di dubbio che questi agenti, a un certo punto, di propria iniziativa o su ordine dei superiori, potrebbero essere proprio coloro che collaborano all’azione o alle azioni compiute per agevolare questa fuga, rendendo impossibile la comparizione dell’imputata davanti al tribunale», sostiene il giudice Peinado.
I membri conservatori del CGPJ hanno votato contro l’avvio del procedimento disciplinare, sostenendo che la decisione del giudice è «sindacabile solo attraverso la normale procedura di appello». Determinante è stato il voto di María Isabel Perelló Doménech, presidente del Consiglio generale della magistratura e della Corte Suprema, la prima donna in tale ruolo, eletta nel 2024 dopo cinque anni di stallo istituzionale, grazie ad un accordo bipartisan fra progressisti e conservatori. Ora il Consiglio avrà un mese di tempo per determinare se le parole di Peinado costituiscono «un trattamento irrispettoso» e sanzionare il giudice.
Sul piano processuale, sia i legali di Begoña Gómez sia la pubblica accusa avevano richiesto l’archiviazione della controversa indagine, basata su una causa avviata da diversi gruppi di estrema destra. Peinado ha deciso altrimenti ma i suoi sospetti sulla possibile connivenza degli agenti di scorta hanno scatenato l’immediata e durissima reazione dei sindacati di polizia e del ministro della Giustizia, Felix Bolaños, che ha definito le dichiarazioni di Peinado «incomprensibili» e «anomale».
Il giudice ha convocato Begoña Gómez e la sua assistente, co-imputata, a comparire in tribunale oggi per consegnare i passaporti. Entrambe hanno anche l’«obbligo di firma» ogni due settimane. E sempre oggi tornerà probabilmente a schierarsi in difesa della moglie lo stesso premier Sánchez, il cui nome non è stato coinvolto in alcuna indagine: dovrebbe presentarsi in Parlamento per fornire chiarimenti sugli scandali di corruzione che assediano i suoi ex più stretti collaboratori e i suoi familiari. La linea della Moncloa finora è stata chiara: si tratta di una strategia per rovesciare il governo al di fuori del processo elettorale.