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 2026  giugno 21 Domenica calendario

Intervista a Lola Ponce

Negli ultimi anni, fra il 2021 e 2025, si è vista un po’ in tv fra Rai1 e Canale 5 (Stanotte a Parigi, Io canto Generation, Io Canto Senior etc), ma la verità è che l’argentina Lola Ponce, 44 anni il 25 giugno (in rete le danno tre anni di più), indimenticabile Esmeralda nel musical dei record Notre-Dame de Paris di Riccardo Cocciante, nota a tutti gli italiani anche per aver vinto Sanremo 2008 con il collega Giò Di Tonno (insieme cantavano Colpo di fulmine), da tempo è sparita dai radar del nostro Paese. La notizia di oggi è che il 9 luglio tornerà da noi con un nuovo spettacolo musicale, Anni luce, che debutterà al Teatro Romano di Benevento come evento di apertura della decima edizione del Festival Nazionale di Cinema e Televisione. Una sorta di conferma del fatto che la sua storia personale e artistica sembra avere sempre qualcosa di nomade e irrequieto.
Che fine ha fatto?
«Sono andata vivere nella terra dei cowboys e delle cowgirls».
Dove esattamente?
«A Dallas, in Texas. Io e mio marito, l’attore e cantante messicano Aaron Diaz, abbiamo avuto due figlie, Erin e Regina, 13 e 11 anni, e dopo anni passati a Miami ci siamo stabiliti tutti e quattro lì per motivi di lavoro».
E che cosa fate?
«Mio marito è impegnato anche come produttore e a Dallas c’è tanto da fare. Io, ovviamente, sono spesso in giro per il mondo con i miei spettacoli, come il nuovo che presenterò fra pochi giorni in Italia, e in quel caso le ragazze vengono con me e studiano online. Ci siamo organizzati da tempo con i corsi a distanza».
Quanti passaporti ha?
«Io quello argentino e fra un po’ avrò anche quello americano, visto che mio marito ha preso la cittadinanza. Le ragazze, invece, ne hanno tre: statunitense, messicana e argentina. Quella italiana, invece, dopo Sanremo mi avevano detto che avrei potuto prenderla per meriti artistici e non solo perché mio nonno paterno era genovese, ma poi è diventato tutto lentissimo e non ho saputo più nulla».
"Anni luce” che progetto è?
«Un racconto teatrale degli Anni ’80 e ’90 di Antonio Frascadore, con le canzoni di celebri film come Dirty Dancing, Flashdance, Ghostbusters, Top Gun, Grease e altri. In pratica, una buona parte della colonna sonora della mia vita. Mi accompagna l’Orchestra Sinfonica di Benevento, la direzione artistica è mia».
Quindi la responsabilità di quello che si vedrà e ascolterà sul palco è tutta sua?
«Sì, ho avuto grande libertà di manovra e mi sono lanciata. Credo di avere l’esperienza giusta per poterlo fare. Speriamo bene».
Quanti anni luce è distante dalla Lola Ponce di “Notre-Dame de Paris” e di Sanremo?
«Sono rimasta fedele a me stessa, ma sempre in evoluzione».
E quindi?
«È un progetto nuovo fatto di studio, sorrisi e leggerezza. La gente deve tornare a casa contenta».
E se dovesse chiamarla Stefano Di Martino, l’ex marito di un’altra argentina come Belén Rodriguez, che guiderà il Festival nei prossimi quattro anni, che fa? Molla tutto e torna all’Ariston?
«No. Le proposte artistiche sono sempre le benvenute, ma io voglio fare cose nuove. A Sanremo ho già partecipato e ho già vinto. Si va avanti con altre idee».
Sia sincera: in tutti questi anni ha mai provato a fare il bis all’Ariston?
«Sì. Tre-quattro anni fa, quando c’era Amadeus come direttore-conduttore, il mio team gli presentò una canzone strepitosa che lui decise di non ammettere alla gara. In questi casi so bene che non bisogna prendersela perché poi tutto si aggiusta: adesso è diventata la colonna sonora di un film prodotto da The New Yorker, il mitico mensile della Condé Nast, nel quale recito con mio marito Aaron. Un lavoro che è appena uscito con successo negli Stati Uniti».
Giò Di Tonno l’ha più visto o sentito?
«Sì, ogni tanto ci scriviamo. Adoro lui e tutti i ragazzi del primo cast di Notre-Dame de Paris».
E Riccardo Cocciante? Avete più pensato di fare qualcosa insieme?
«Siamo rimasti in contatto, ma poi ognuno ha fatto la sua strada. Se penso a lui provo rispetto e affetto».
È vero che il trofeo di Sanremo, quello con il Leone e la Palma, vi è stato dato in un’unica copia e alla fine l’ha preso lei?
«Sì, è così. È nel mio studio di casa e resterà lì per sempre. Giò mi ha detto che posso tenerlo».
Lui che cosa sta facendo? Non si hanno più sue notizie da tempo...
«Non lo so».
Ripensando a tutto quello che le è successo in Italia, lei alla fine poteva raccogliere di più?
«È andata bene, dai: se dicessi il contrario sarei un’ingrata. Sono sparita perché sono sempre alla ricerca di grandi cose e dopo tanti anni da voi sono andata a cercarle altrove. Ho avuto tanto dal vostro, anzi dal nostro, Paese, e ovunque vada, qualunque cosa faccia, mi piace l’idea di trasmettere il mio amore e la mia gratitudine per l’Italia. Sto preparando uno show musicale alla Dallas Opera House, per esempio, dove in scaletta ho inserito canzoni di Lucio Dalla, Riccardo Cocciante, Nessun dorma di Puccini... Di tutto».
Prima dei 50 anni cosa vorrebbe assolutamente fare?
«C’è tempo. Il 25 giugno ne compio solo 44».
Online c’è scritto che sarebbero 47.
«Qualcuno deve aver sbagliato.
Comunque 44 è un bel numero perché è pari a 8, numero che somiglia al simbolo dell’infinito. Ecco, io credo che continuerò a fare tutto quello che amo per sempre».
E se volessero fare altrettanto anche le sue due figlie?
«Va bene, ci mancherebbe. Le mele non possono cadere tanto lontano dall’albero e io e mio marito siamo dentro lo show business da una vita. Nessun problema. Devono studiare tanto, però. Mio padre mi indirizzò verso il canto lirico, che a me all’epoca non piaceva, volevo fare solo il pop. Per fortuna, ha insistito e oggi gliene sono grata. Mi ha fatto imparare davvero come si canta. Senza quella formazione non avrei collaborato così spesso con un grande artista come Andrea Bocelli».
Qui da noi è stata molto invidiata?
«Quello è inevitabile, ma succede in Italia e in qualsiasi altro Paese. Basta non farci caso e pensare solo alle cose belle e alle persone giuste. Che sono tante».
Chi deve ringraziare per primo?
«Dio. Ho un forte senso della spiritualità. Poi tutti quelli che mi hanno offerto opportunità professionali e i miei genitori che mi hanno sempre sostenuta».
È evangelica, vero?
«Io ho una fede che smuove le montagne. Sono cresciuta in una scuola cattolica, apostolica e romana di Rosario, il Sacro Cuore. Poi mia mamma ha frequentato la Chiesa Evangelica per un po’ di tempo, l’ho fatto anch’io, poi ho studiato la cabala e il buddismo. Poi è arrivato il nostro Papa Francesco e sono tornata a casa. Per lui ho cantato l’Ave Maria di Schubert in Vaticano, la prima che avevo intonato a scuola. È stato bellissimo».
L’errore peggiore fatto fin qui?
«Ho cantato anche il rock’n’roll ma una vita di eccessi non l’ho mai fatta. Non ce l’avrei mai fatta fisicamente ad andare avanti. Diciamo che la cazzata più grande che ho fatto e ripetuto tante volte nella mia vita è stata quella di rovinarmi i capelli. Se c’era un provino per una serie e bisognava avere i capelli rossi, nessun problema: me li tingevo subito. Gialli? Va benissimo».
Qualche ritocchino in viso, però, l’ha fatto, o no?
«Mai. Tutto naturale».
Sicura?
«Certo. E mai lo farò. Mi alleno tutti i giorni, quello sì. Voglio essere in forma. Per me e per mio marito».
Insieme avete sviluppato qualche progetto?
«Sì, una docu-serie sulla mia storia. Un racconto a puntate per far capire come sono davvero. Faccio vedere anche com’è la mia famiglia e come sono i rapporti fra noi tutti».
Lei è argentina e vive in America: se le chiedessi di scegliere fra Donald Trump e Javier Milei cosa farebbe?
«Non mi intendo di politica e mio padre Hector mi ha sempre detto di starne lontana, quindi sto per avere un calo di voce...».
Esagerata.
«Ho trovato la soluzione: scelgo Giorgia Meloni».
È proprio italiana.
«Argentina d’origine italiana. Meglio di così non ce n’è».