lastampa.it, 22 giugno 2026
Figc, Malagò nuovo presidente
A volte – raramente – succede anche che chi entra Papa in conclave, Papa effettivamente ne esca. E dunque, ufficiale: Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. L’assemblea elettiva in programma al lussuoso hotel Rome Cavalieri Waldford Astoria (vista Olimpico e vista Cupolone) non ha offerto colpi di scena, semmai ha prodotto i logici sviluppi degli incontri diplomatici e strategici portati avanti da aprile – cioè da quando si è dimesso Gabriele Gravina – ad oggi. Abilissimo è stato Malagò, la cui candidatura è stata inizialmente avanzata dalla Lega Serie A, a fare proseliti anche presso l’AssoCalciatori e l’AssoAllenatori e poi a raccogliere il pubblico favore anche della Lega di Serie B. Lo sfidante, Giancarlo Abete, non è invece riuscito ad andare oltre l’appoggio della “sua” Lega Nazionale Dilettanti. Dalla quale, peraltro, si sono distaccate alcune cellule: il comitato Lombardia, ad esempio, che non è poca cosa. Tutto questo, tradotto in numeri, è diventato un successo con il 68,58 per cento.
“All’inizio ero scettico – ha spiegato Malagò nel discorso che ha preceduto le votazioni –, mi sono chiesto perché le leghe avessero pensato a me. Poi una spiegazione me la sono data: la mia storia, il mio curriculum. Lo divido in tre pezzi. La prima fase: 7 anni in cui sono stato presidente del circolo Aniene, che fa parte del mondo dei dilettanti. La seconda: la fase in cui sono stato presidente di un ente pubblico, il Coni, che è anche vigilante sulla Figc. In quella fase ho girato tantissimo, infatti conosco tutti voi. La terza esperienza: presidente della fondazione Milano Cortina. In tutte queste avventure ho avuto una sola missione: cercare di fare grande l’Italia. Immagino che chi mi ha contattato pensi che io possa ripetere in Figc ciò che ho fatto finora”. E ancora: “Mi sono sentito dire “abbiamo chiamato un papa nero, un papa straniero”. Invece no: io mi sento un fratello, un amico, un padre di tutti voi. Ho un percorso di famiglia che mi lega alla Fig: giocatore di calcio a cinque, consigliere della Roma, commissario della Lega di A. Le categorie le ho fatte e le conosco tutte”. Quanto agli oneri, oltre che gli onori: “Avverto ogni minuto che passa il peso della responsabilità. Cambiare vuole anche dire innovare, mutare mentalità. Fare riforme. Dunque vi supplico, mettiamo da parte i personalismi. Io vengo da tre torri di babele, ma poi la gente si è fidata: ha visto coraggio, incoscienza, spero competenza”. Infine il tema dei temi, il rapporto con la politica: “Ricostruire dinamiche con la politica è ineccepibile, ma ricordandoci che avere la schiena dritta premia più che apparire disponibili su ogni cosa ed essere poi smentiti dai fatti”. La commozione, a risultato appena saputo: “Da solo non potrò fare niente, insieme potremo fare tutto”.
Abete spiega
Lo sconfitto, Giancarlo Abete, tale non si sente. “Con Giovanni c’è rispetto. Cercheremo di collaborare per il bene dello sport italiano: mi hanno sempre insegnato ad essere un costruttore, non un distruttore”. Nel suo discorso pre voto aveva insistito sul quanto siano cambiati i rapporti tra la politica e il calcio, il Coni (peso decisionale ridimensionato). E ha insistito su una terza via che avrebbe auspicato, rivolgendosi direttamente al presidente della Lega C, Marani: “Avremmo appoggiato una tua candidatura. Io mi sono fatto avanti solo perché non mi sono piaciuti i modi con cui si è arrivati a queste elezioni”.
Gravina, addio amaro
Malagò raccoglie il testimone da Gabriele Gravina, che ha inteso ancora una volta difendere il lavoro svolto (“lascio con la coscienza pulita”) sottolineando che per giudicarlo bisogna andare oltre rigori sbagliati o meno, ma analizzare i risultati ottenuti con le selezioni giovanili, la crescita del movimento femminile, la digitalizzazione delle pratiche. E soprattutto, Abete, ha attaccato la politica: “C’è chi, pur predicando bene, ha deciso nottetempo, una settimana fa, di sopprimere per legge anche l’unica via di finanziamento destinata alla valorizzazione dei giovani e dei centri federali, eliminando il comma che riconosceva una minima percentuale della mutualità generale a queste finalità. Con questa decisione, nemmeno comunicata, forse pensavano di punire la vecchia e la nuova Figc? Si sono sbagliati: hanno fatto il male del calcio”. Poi un riferimento al Ministro Abodi (che aveva fatto “un in bocca al lupo al mio amico Abete ma anche al mio diversamente amico Malagò”): “Un plauso ai due candidati, non faccio differenza tra amici e diversamente amici”.