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 2026  giugno 22 Lunedì calendario

Maria Grazia Cucinotta parla dei suoi affetti

Ogni volta che parla di sé, Maria Grazia Cucinotta non può fare a meno di raccontare qualcosa di sua madre: un aneddoto, una battuta, un ricordo. Perché è lei che le ha insegnato ad avere fame di riscatto («il vero ingrediente segreto dei miei 40 anni di carriera») non abbassando mai lo sguardo quando la gente le diceva «Non puoi farcela». Era una vedova con quattro bocche da sfamare, che faceva il giro del mercato otto volte, «per risparmiare anche sui centesimi», e le ha insegnato che «la città dove nasci è solo un punto di partenza, mai di arrivo». Era un genitore che ha saputo diventare casa, faro e rifugio, ma allo stesso tempo farsi da parte per farle spiccare il volo. L’ha guardata partire da Messina, ancora ragazza, alla volta di Roma: lottare per cinque anni e poi sfondare con Il postino, diventare star, Bond Girl, regista, produttrice, mettere su famiglia. E lei era sempre lì (e lo è ancora, a 97 anni), a guardarla felice da lontano, o in tv, proprio come in questi giorni che è in onda con Vinci una casa in Sicilia sul canale HGTV.
Da ragazza le ripeteva: “Non farti rubare la libertà, da nessuno”. Glielo ricorda ancora oggi?
«Sempre. Ci ha cresciuti con l’idea che la vita non è mai un limite, ma un’occasione da cogliere con coraggio. Proprio come faceva lei».
Mai temuto di coltivare sogni troppo grandi?
«Una volta sola, prima de Il postino. Erano cinque anni che venivo rifiutata e avevo appena conosciuto Giulio, così mi ero detta: se va male, mi sposo, mi iscrivo all’università e faccio altro. Invece Troisi mi prese, stravolgendo la vita mia e… di Giulio. Per lui non è stato facile: ha subito una scelta di vita che non era sua, è andato più volte in crisi. Di colpo si è ritrovato l’inferno sotto casa, con i paparazzi che lo immortalavano mentre abbracciava sua sorella spacciandola per l’amante. Senza contare che noi due siamo molto diversi: io ho girato il mondo, ero sempre via, invece lui non voleva viaggiare».
Come avete retto 32 anni insieme?
«Abbiamo capito che non dovevamo assomigliarci. Anche perché a me lui piace proprio così com’è».

Si considera anche una madre ingombrante?
«Sì e questo mi spaventava perché ho visto molte tragedie nelle famiglie vip. Non è facile stare con qualcuno che ti adombra sempre. Persino quando vado ai matrimoni, la gente fissa me e non la sposa… A un certo punto, stai giustamente sulle scatole anche alla persona che ti ama di più. All’inizio siamo riusciti a proteggere mia figlia Giulia dai riflettori. Poi ha iniziato la scuola e lì ho capito che dovevo difenderla anche da… me stessa».
In che senso?
«Gli studenti vedevano che l’accompagnavo, mi riconoscevano e lei – in un’età delicatissima – si è ritrovata a essere prima di tutto la figlia della Cucinotta. Si è sentita schiacciata da tutto questo e giustamente, quando ha iniziato le superiori, mi ha chiesto di non accompagnarla più a scuola: voleva vivere la propria identità. Lo stesso abbiamo fatto all’università: i suoi compagni pensavano facessi la cuoca. Li ho conosciuti solo il giorno della laurea».
È bastato?
«In parte. Quando ho postato la foto della sua laurea, un hater ha commentato: “Ci credo che ha preso 110 e lode, è la figlia di Cucinotta”. Lei invece quel voto se l’era stra sudato, consumandosi sui libri. Per fortuna la sua reazione è stata: “Pensa all’infelicità di questa persona”. Lì ho capito che non possiamo proteggerla da tutto, ma le abbiamo dato gli strumenti per affrontare tutto questo».
Quello sguardo che l’ha sempre accompagnata sta però diventando meno clemente anche con lei, ora che è a un passo dai 60 anni?
«Guardi, io già a 50 anni ho lanciato la campagna “Non siamo da rottamare”. Noi donne siamo belle sempre: siamo pezzi unici e dovremmo dircelo, reciprocamente, più spesso. Con il nostro amore, intenso e passionale, abbiamo fatto sentire gli uomini desiderabili a ogni età. Ora dobbiamo fare altrettanto con noi».
Una vera battagliera, come sua madre. C’è però qualcosa che riesce a scalfirla?
«In realtà sono un’inquieta, eternamente insoddisfatta tanto che mi sono data come regola quella di non guardarmi mai indietro, ma solo davanti rassicurata dall’idea che domani posso fare meglio. Se però oggi c’è un’ombra che passa sul mio cuore è legata alla possibilità di perdere mamma. Lei è coriacea, ha passato illesa due polmoniti ma ha 97 anni: mi ripete che è stanca».
Si sta preparando a lasciarla andare?
«Non ci riesco. Il legame con la mamma è un cordone che non si spezza mai, per cui anche a 57 anni ti senti sempre figlia e pensi: “Ma quando lei non ci sarà più, chi chiamerò?”. È da lei che ho imparato a lottare e a sognare. Ricordo che la gente le ripeteva: “Non ce la farai mai”. Li ha smentiti tutti con i fatti. Aveva la quinta elementare ma ne sapeva più di chi vanta tre lauree perché lei conosceva la vita. Fosse per me, l’avrei messa a governare, visto che con un solo stipendio ha saldato il mutuo e mantenuto quattro figli, facendoci pure studiare».
Lei di certo non avrebbe mai negato il femminicidio come Vannacci…
«Per come la vedo, chi non ha rispetto per le vite non merita nemmeno di essere menzionato. Purtroppo dilaga un cattivo gusto mondiale, a partire dall’America. La verità è che la legge non riesce ancora a tutelare le donne: se lo Stato lo nega è un vigliacco».
Nel suo futuro ci potrebbe essere più tv che cinema?
«Già in passato mi offrirono un grosso programma ma rifiutai perché non è il mio. Ho accettato Vinci una casa in Sicilia solo perché alla parola Sicilia mi avevano già convinta, e faccio un’eccezione anche per i programmi di cucina: amo i fornelli. La tv però richiede una certa sedentarietà e io sono ancora un po’ zingara dentro: preferisco zigzagare…»