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 2026  giugno 22 Lunedì calendario

I bot superano gli umani. Per la prima volta sono loro a dominare il traffico di ricerche su internet

Per la prima volta nella storia il traffico umano sul web è stato superato da quello degli AI Agents (software che compiono mansioni complesse). La notizia arriva da Cloudflare, società che fa da intermediaria tra utenti e siti internet, che ha registrato come il 56% delle ricerche mondiali sia riconducibile a bot. Una media da cui emergono anche dei picchi che raggiungono il 62%.
Un dato atteso 
Sebbene sia un record, non è corretto dire che non ci si aspettasse una situazione del genere. A dirlo è lo stesso Ceo di Cloudflare, Matthew Prince, che su X ha commentato: «È successo molto prima di quanto credessi». A conferma che il sorpasso fosse nell’aria anche le misurazioni raccolte negli anni precedenti. Basti pensare che nel 2024 secondo alcune stime le ricerche dei bot componevano il 42% del traffico globale. Visto sotto questa luce è facile capire che sarebbe stata solo questione di tempo, a quanto pare ancora meno rispetto a «inizio 2027» preventivato dallo stesso Prince.

Nonostante questo, resta un segnale importante di quanto il mondo del tech si stia evolvendo in modo ancora più veloce di quanto ci si potesse aspettare. Con esso anche gli AI Agents e tutto quello che comporta l’intelligenza artificiale e i sistemi di assistenti virtuali per utenti.
I bot che fanno più ricerche su internet
In passato la presenza di bot su internet era vista come fattore negativo, come per esempio sui social network. Dai commenti finti, ai like a raffica, fino addirittura a follower robotici, ognuna di queste azioni era riconducibile a modelli cibernetici e relegata di conseguenza nel grande mondo dello spam. Ora la situazione non è più la stessa e sono gli AI Agents a muoversi tra le pagine di internet, a far partire le ricerche e infine a dare risposte all’utente che li ha sguinzagliati. Proprio il perfezionamento tecnologico di questi assistenti virtuali li ha portati a dominare sul web. Gli umani, però, detengono ancora un primato: la permanenza media sui siti. Il tempo di lettura del nostro occhio infatti resta di gran lunga più lento rispetto alle modalità di acquisizione di informazioni dei nostri rivali virtuali.
Da dove vengono i bot
Non è possibile tracciare con esattezza una mappa geografica delle ricerche dei bot su internet. Soprattutto perché in molti casi se il segnale parte da punto A non è detto che anche chi ha digitato la richiesta si trovi nello stesso posto. Le Vpn, reti private virtuali, e altri sistemi di offuscamento del segnale potrebbero infatti falsare il processo. Tenendo in considerazione queste premesse, però, si può notare come alcune zone del mondo abbiano percentuali più elevate rispetto ad altri. Da Gibilterra, per esempio, risulta che il 90% del traffico sia governato dai bot. Non vanno troppo lontani nemmeno Iran e Singapore con il 75%.
La fine del mondo virtuale-umano-centrico?
Da quando i contenuti generati artificialmente hanno fatto la loro comparsa sul web, tra i complottisti del mondo una nuova suggestione ha cominciato a farsi spazio. Parliamo della Dead Internet Theory, ovvero la teoria dell’Internet morto. In sintesi, si è diffusa la credenza che la maggior parte dei contenuti che ora troviamo sul web non sia più generata da noi, ma da macchine, e che il caro vecchio www vada verso un futuro senza più presenza umana. Dalle foto ai siti, fino agli articoli di giornale, tutto scritto da codici e algoritmi.
Se per molti questo nuovo record può essere una conferma perfetta per alimentare il complotto, non è dello stesso avviso Prince. L’amministratore delegato di Cloudflare, in un’intervista a Nbc News, non solo ha smentito ma ha voluto elogiare gli usi dell’AI: «Non è più necessario essere programmatori o saper disegnare pagine web. Grazie a questi strumenti tutti possono riuscirci, hanno donato a un bacino molto più ampio la possibilità di creare contenuti. Credo che si stia andando nella direzione opposta rispetto a quella dell’Internet morto».