Corriere della Sera, 22 giugno 2026
Meloni va a vistare gli alpini a Genoma
Fra poco più di 15 giorni Giorgia Meloni e Donald Trump saranno di nuovo seduti allo stesso tavolo. Ad Ankara, in Turchia, al vertice annuale della Nato, l’Italia arriverà con un risultato inferiore a quello di molti altri Paesi: è salita al 2,8% delle spese militari programmate, ma con una quota di almeno 0,7% di spese per la sicurezza in senso lato, investimenti che possono riguardare in pratica tutto o quasi, ma non strettamente armamenti. Lo ha detto la stessa premier in Parlamento prima di partecipare al Consiglio europeo della settimana scorsa, sottolineando a chiare lettere che non si tratta di spese militari tradizionali.
La novità, che emerge nel governo, è che dall’ultimo vertice, che si è tenuto all’Aja, in Olanda, un anno fa, l’Italia avrebbe anche potuto presentare risultati migliori e certificare un 1,5% di spese per sicurezza già fatte, quindi arrivando al 3,5% del piano di crescita dei contributi europei al funzionamento della Nato: «Ma abbiamo deciso di non farlo dopo una riflessione ben precisa – dicono fonti di governo – intanto gli accordi dell’Aja prevedono di salire al 5% in dieci anni, quindi c’è tutto il tempo, in secondo luogo è stato scelto un profilo aderente alle reali esigenze e agli investimenti fatti in sicurezza, senza alcuna volontà di ingraziarci Washington e al tempo stesso di spaventare coloro fra gli italiani che pensano che le spese dell’Alleanza debbano venire dopo quelle sociali».
È una notizia, proprio nei giorni dello scontro fra Meloni e Trump, perché rivela qualcosa in più dell’indirizzo politico impresso dalla Meloni su questa materia. E che forse indica anche una risposta indiretta alle accuse del presidente americano, come quella di voler cercare un rapporto con lui per ragioni di consenso interno. In questo caso i documenti che il governo italiano porterà in Turchia il 7 luglio dimostrano semmai il contrario, confermando la risposta che ieri ha dato Meloni all’inquilino della Casa Bianca: il mio consenso, e le scelte che riguardano anche la Nato, non passano dalla nostra eventuale amicizia.
Sono dettagli non indifferenti tanto che il presidente americano continua ad attaccare l’Italia. Ieri è tornato a puntare l’indice contro il nostro Paese sottolineando i soldi spesi da Washington in sede Nato, con una nota pubblicata su Truth: «Dopo aver speso miliardi di dollari per la Nato, l’Italia e la sua premier non sembrano nemmeno disposti a prendere parte all’azione contro l’Iran e la sua minaccia nucleare. Da decenni li difendiamo, ma quando arriva il momento di difendere noi e il resto del mondo non ci sono. Non va bene». Parole che non hanno sorpreso Palazzo Chigi, ma che non hanno trovato alcuna replica ufficiale. E più tardi in un’intervista al Tgcom24 Trump ha ribadito: «Non sono solo deluso dall’Italia, ma anche da tutti i leader della Nato. Non so se ritirarmi dall’Alleanza atlantica».
Intanto, in attesa della Turchia, questa settimana Meloni si ritroverà su due palcoscenici internazionali. Volerà prima a Berlino poi in Francia. Nel primo caso per un riunione del formato E5, che al governo francese, inglese e tedesco allarga il primo gruppo di contatto con l’Ucraina alla Polonia e all’Italia; nel secondo, per il primo appuntamento di quel trattato del Quirinale che fu firmato da Mario Draghi e che vedrà per la prima volta i due governi riunirsi in una sorta di consiglio dei ministri congiunto. Per la parte italiana arriveranno sulla Costa Azzurra ben 9 ministri del governo Meloni.
E sempre a proposito di Trump si può leggere anche come una risposta indiretta al presidente la scelta che ieri mattina, a sorpresa, ha fatto la premier. Volare a Gemona del Friuli per partecipare al raduno del 3° raggruppamento alpini del Triveneto. Un appuntamento che è stato anche un bagno di folla, con un’accoglienza calorosa per la premier, che forse proprio questo cercava, dimostrare che il suo consenso non dipende da fattori esogeni.
«Non era tanto che ero passata da queste parti, ma ero passata per un’altra ragione. Ho pensato che fosse doveroso. Diciamo che avevo bisogno di un po’ di sano orgoglio nazionale e, se non si trova qui, non so dove altro si potrebbe trovare – ha confermato lei —. E poi era anche un’occasione per ringraziare gli Alpini, per il lavoro straordinario che hanno fatto durante le Olimpiadi e non solamente durante le Olimpiadi. Quindi sono venuta a dire grazie a queste persone». Mentre a Palazzo Chigi appaiono sicuri che Trump stia cercando altri interlocutori politici in Italia, Meloni si è concessa mezza giornata di relax facendosi immortalare con gli alpini, il più antico corpo di truppe da montagna attivo al mondo, lo stesso dal quale proviene il consigliere militare della premier, il generale Franco Federici, che ieri l’ha accompagnata.