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 2026  giugno 21 Domenica calendario

Il caso Arnone, l’ambientalista finito in carcere per diffamazione

Il record di processi subiti (oltre 110) ne fa l’avvocato più perseguito d’Italia, leader storico dell’ambientalismo siciliano, già collaboratore del segretario regionale del Pci Pio La Torre e protagonista di battaglie civili contro il malaffare denunciato in centinaia di casi: dall’abusivismo edilizio nella Valle dei Templi alla corruzione di politici e burocrati. E adesso che Giuseppe Arnone ha smesso i panni dello “sceriffo’’ per indossare, dal primo maggio scorso, la più scomoda divisa da detenuto nel carcere di Agrigento, pagando il prezzo dell’ultima denuncia, tutti sembrano essersi dimenticati di lui. Nessun appello del centrosinistra agrigentino impegnato a smaltire la sbornia dei festeggiamenti per la storica vittoria alle amministrative, nessuna pubblica dichiarazione di Legambiente, che negli anni 90 lo vide tra i leader regionali, nessuna mobilitazione dell’Ordine degli avvocati per un collega impegnato a difendere gli interessi dei cittadini più fragili. Eppure il fronte progressista (e la cosiddetta società civile) deve molto a questo avvocato, coi suoi posterbus portati in giro per l’Italia, i suoi video da migliaia di visualizzazioni con le sue denunce dirette, plateali, spesso scomposte e molto poco ortodosse, che per decenni è stato l’incubo del sistema politico affaristico siciliano.
“Considero un’enormità la carcerazione di Arnone, con lui ho in corso sei querele ma questo non mi fa velo nel ritenere il suo arresto spropositato in una città in cui nessun colletto bianco è mai finito in carcere: se dovesse finirci tra qualche giorno il deputato forzista Riccardo Gallo, all’esito dell’interrogatorio di garanzia, sarebbe il primo caso’’, dice Nino Cuffaro, ex segretario del circolo Pd di Agrigento.
Proprio a causa delle accuse nei confronti di esponenti di Forza Italia, ritenute calunniose e diffamatorie (3 anni e 4 mesi, che sommate a precedenti sempre per diffamazione hanno fatto superare il limite dei 4 anni), Arnone è finito in carcere l’ultima volta, dopo che la Cassazione ha ritenuto irricevibile il suo ricorso inviato, per errore, con un giorno di ritardo. A denunciarlo era stato l’ex capo dipartimento del ministero della Giustizia, Luigi Birritteri, cui si era aggiunto anche l’ex ministro Angelino Alfano. “Arnone è stato un personaggio fortemente divisivo che ha dato molto fastidio, non mi stupisce che le tante battaglie che ha condotto siano state dimenticate”, dice l’avvocato Daniela Principato, che con lui ha diviso lo studio legale. “Per la sua scarcerazione – aggiunge – si spera nei due incidenti di esecuzione attivati dai legali per riconteggiare i giorni di custodia e per trasformare la pena da detentiva a pecuniaria”. Ed è proprio pagando una penale che Alessandro Sallusti aveva visto decadere i 14 mesi di domiciliari che avrebbe dovuto scontare per una diffamazione nel 2012. All’epoca era stato fondamentale il via libera alla commutazione della pena da parte dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.