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 2026  giugno 21 Domenica calendario

Incendio nel villaggio protostorico a Poggiomarino

Erano stati già contattati Roberto Vecchioni e Francesco Di Leva, due nomi di spicco della musica e del teatro. «Venite a settembre a Poggiomarino per lanciare il sito turistico Longola?». E avevano dato la loro disponibilità alla commissaria prefettizia Gabriella D’Orso, che guida il Comune sciolto nel 2025 per infiltrazioni camorristiche dopo l’arresto di sindaco e vicesindaco. Chi ha appiccato l’incendio venerdì notte nel parco Longola ha anticipato i tempi. Bruciati l’infopoint, laboratori didattici, solo un tentativo andato a vuoto nell’auditorium e salvo il deposito con le 8 mila cassette di reperti archeologici che sono la storia di questo sito archeologico: un villaggio “protostorico”, capanne sul fiume Sarno abitate dal 1400 al 600 a.C.. Addirittura gli antenati di Pompei. In un’area di 32 mila metri quadrati, tre le zone in fumo distanti anche 50 metri l’una dall’altra. Chi ha agito conosceva i luoghi, sapeva dove colpire e magari sfuggire agli occhi delle telecamere di videosorveglianza.
«È una ferita grave per il territorio», dice il prefetto Michele Di Bari ieri in visita al Comune di Poggiomarino in segno di «vicinanza» ai cittadini e alla vice prefetto D’Orso. «Una ferita che sarà risanata – ripete Di Bari – ma di certo quanto accaduto non dovrà fermare le attività che si stavano svolgendo e che devono continuare. È il primo messaggio da dare a tutti».
Al parco Longola sono di casa soprattutto le scuole. Scoperto nel 2000 durante i lavori per il depuratore di Poggiomarino, di certo non è al centro dei grandi flussi turistici, nonostante l’unicum nel panorama archeologico con reperti dell’età del bronzo. Per questo D’Orso stava lavorando a un lancio in grande stile: «La valorizzazione di Longola è il futuro di Poggiomarino», sottolinea la viceprefetta. C’è un progetto di 3 milioni, fondi che stanno per essere appaltati per realizzare un’area espositiva. A chi dà fastidio il decollo di Longola?
«Noi ci siamo sentiti colpiti», confessa al prefetto Linda Solino, presidente dell’associazione Terramare che gestisce le attività didattiche e culturali nel parco: «Sono bruciate le strutture didattiche che noi utilizzavamo, l’incendio si aggiunge a consigli poco simpatici ricevuti in passato. Consigli di lasciar perdere con Longola. Chiediamo di essere sostenuti». Scenari che inquietano in una terra di camorra. Dove l’ex sindaco Maurizio Falanga e il vice Luigi Belcuore, entrambi di centrodestra, furono arrestati a ottobre 2024 per scambio elettorale politico-mafioso. Dalle indagini emersero le infiltrazioni dei clan. Tra la politica e il gruppo Giugliano c’era persino un intermediario, vicino all’ex amministrazione, che mediava. All’epoca dei fatti al centro dell’inchiesta, era l’intermediario della camorra a riferire al boss in una intercettazione: «Abbiamo affidato Longola un mese fa...40 mila euro a un ragazzo che fa il consigliere...». Andava così. Sull’incendio ora indagano i carabinieri, coordinati dalla Procura di Torre Annunziata guidata da Nunzio Fragliasso. Ci sarebbe una pista che seguono gli investigatori a distanza di poche ore dalle fiamme.
Intorno al parco Longola negli ultimi mesi sono state sequestrate attività produttive. Abusi edilizi. Licenze revocate. Un’azione a tappeto portata avanti dalla commissione prefettizia. Che ha firmato anche ordini di demolizione di villette in altre zone: costruzioni di proprietà addirittura dei vertici della precedente amministrazione. Proprio in zona Longola c’è chi ha avuto i sigilli di recente: i vigili urbani sono ritornati e hanno constatato che si continuava ad esercitare l’attività produttiva abusiva. A subire i maggiori danni dal rogo sono state le associazioni, le loro strutture nel parco. E ci sarebbe una coincidenza: si racconta, a poche ore dall’incendio, di un furto in un deposito di una delle cooperative che si occupano di Longola. Episodi collegati? «Longola sembra una ritorsione contro i commissari – è la voce che circola a Poggiomarino – Stanno controllando a tappeto tanti piccoli artigiani, fabbri: sequestri revoche di licenze».
Per il prefetto Di Bari «saranno le indagini a chiarire l’accaduto. La commissione agisce per il ripristino della legalità, compresi gli abusi edilizi. Dobbiamo avere il coraggio e la forza di attuare questi principi, andremo avanti con più determinazione: quella ferita non può significare che il percorso tracciato subirà interruzioni». Per il 5 luglio è fissato nel parco una tappa dell’Archeofestival. «La faremo – assicura la viceprefetta D’Orso – Magari recintando l’area incendiata. Quel posto ce lo vogliamo riprendere, non possiamo cederlo a chi vuole distruggerlo». Pina Bifulco di Libera scuote le braccia: «È un paese, questo, che non si indigna. A mio figlio che studia fuori, ho detto: non ti far fregare dalla nostalgia, non vale la pena tornare. Lo so che è terribile. Cerchi di generare energia positiva e poi succedono queste cose. È avvilente. Ma è da 40 anni che è così».