repubblica.it, 21 giugno 2026
Salvini cerca la pace dentro la Lega
Ostenta sicurezza, forte della due giorni di gazebo e dei militanti che gli chiedono selfie, gli stringono le mani, lo incitano ad andare avanti. Matteo Salvini riparte della sua Milano dopo settimane di mal di pancia interni e liti dentro la Lega: “Con Zaia e Fedriga in questi ultimi 10 giorni mi sono sentito non spesso ma spessissimo”, dice così oggi, 21 giugno, il ministro dei Trasporti, dopo foto con gli attivisti e la nuova visita a uno dei gazebo dove i milanesi, se vogliono, possono partecipare al sondaggio indetto dalla Lega e indicare chi secondo loro dovrebbe essere il candidato per il dopo Beppe Sala.
"C’è un organismo scelto da tutti ed è stato Massimiliano Fedriga a chiamare le persone, quindi ci siamo. Domani si lavora”, aggiunge così accando al gazebo allestito a Milano in via Grossotto, riferendosi alla nuova cabina di regia pensata per coinvolgere gli amministratori locali, che domani si riunirà per la prima volta (da remoto). “Leggevo che lo stretto di Hormuz è tornato a essere chiuso. Questo è un problema enorme per la nostra economia. Quindi più che a equilibri interni o beghe interne bisogna guardare a cosa accade nel mondo”.
Il tutto, in barba agli striscioni di protesta contro di lui che, non nella sua Milano (per Salvini, vero e proprio fortino, di oppositori interni nel capoluogo lombardo non se ne vedono), sono stati affissi per chiedere un cambio di passo, e magari un avvicendamento alla guida, a favore del veneto Luca Zaia. “Infastidito per gli striscioni? Io adoro la democrazia e il confronto con chi non la pensa come me. Io rispetto i militanti che mi hanno chiesto l’anno scorso di lavorare per altri quattro anni e questo farò. Chi li ha messi? Non lo so, non faccio mica l’ispettore Derrick, però siamo in democrazia e ognuno mette quello che vuole”.
Un Salvini in contropiede, insomma, dopo settimane di patimenti, non solo per le beghe dentro il Carroccio, ma anche per i sondaggi tutt’altro che benevoli, con Roberto Vannacci in ascesa. Di qui, il tentativo di rilanciare partendo da Milano e dal (complicato) risiko in atto nel centrodestra milanese per riuscire a trovare un candidato per le Comunali del 2027. Il Capitano, allora, si gioca la sua carta, consapevole che presumibilmente dal sondaggio leghista di ieri e oggi verrà sì fuori il suo nome, ma anche quello della sua vice Silvia Sardone, in città campionessa di preferenze.
"Mi sento orgoglioso del fatto che nonostante il caldo migliaia di milanesi stiano venendo a darci la loro idea di città. Un candidato sindaco che mi piacerebbe si chiama Silvia Sardone. Arrivati i risultati domani mattina li offriamo al centrodestra sperando che entro l’estate ci sia il nome. La Lega non imporrà nessuno, ma riteniamo di avere donne e uomini e idee da offrire. Sardone conosce Milano e ama Milano”, le parole del leader leghista. E lancia le primarie aperte a tutta la coalizione al governo a Roma, un inedito totale per il centrodestra: “Se vogliamo scegliere il sindaco di centrodestra che manderà a casa il Pd e farà dimenticare il poco e nulla di Sala ai gazebo, perché no?”.
E ancora sul possibile competitor schierato l’anno prossimo, il dem Pierfrancesco Majorino la cui candidatura sembra trovare spazio nel centrosinistra, è tranchant: “Majorino? È assolutamente battibile. Non so come sceglieranno il candidato a sinistra, ma non ho paura. L’unica cosa che temo sono i tempi lunghi del centrodestra come l’ultima volta perché quando arrivi a offrire il candidato sindaco a poche settimane dalle elezioni, è chiaro che i milanesi non ci stanno”.
Dal canto suo, la neo-incoronata Sardone, eurodeputata che in città ha il suo fortino elettorale tra viale Monza, via Padova e il quartiere Adriano, nota per le sue posizioni contro il velo islamico, sorride e aspetta: “Sono onorata dalle parole di Salvini. Ci vorrebbero le primarie di coalizione. Se le facciamo e ovviamente il mio partito è d’accordo, io corro. Vediamo se gli altri ci stanno. Altrimenti decideranno i leader”.