la Repubblica, 21 giugno 2026
Maria Sole Tognazzi parla del suo nuovo film e della madre
Maria Sole Tognazzi ci accoglie nel giardino della villa scelta come campo base, con vista su Castel Gandolfo. Preme il ghiaccio su una mano e scherza: “I registi fanno tutto. Sono arrivata prima degli attrezzisti, volevo capire dove mettere dei lettini per una scena, mi sono chiusa un dito dentro. Ieri ero andata a sbattere contro un letto di scena. Il set è una specie di ring. Esco piena di botte». Non è un set qualunque: tra i Castelli Romani dove è cresciuta sta girando Iside, il suo film più autobiografico. Mentre nei trailer Jasmine Trinca e Romana Maggiora Vergano si preparano con trucco e parrucco anni Novanta e Monica Bellucci è attesa per una scena in Mercedes, la regista racconta il rapporto con la madre Franca Bettoja che ha ispirato il film.
Qui si sente a casa?
«Sì perché questa storia d’amore tra una madre e una figlia si svolge ai Castelli Romani, dove sono cresciuta. L’asilo, le elementari e le medie erano a Castel Gandolfo. Per quindici anni ho percorso ogni mattina la Strada dei Laghi con mia madre. È la stessa strada che percorrono anche le protagoniste del film».
Perché è voluta tornare?
«Forse proprio quei viaggi mi hanno portato a fare questo film. Quando è morta Franca (il 13 settembre 2024 ndr.) ero sotto shock. È stato il dolore più grande della mia vita. Non ero preparata. Stava bene, nella mia testa avrebbe potuto vivere fino a 110 anni. Poi un infarto improvviso, mentre giravo Petra, ho capito quasi subito che sarebbe stata la nostra ultima estate insieme».
E poi?
«Io, che non vado mai da nessuna parte, raggiunsi Jasmine Trinca a Firenze. Mi abbracciò e mi disse una frase che non ho più dimenticato: “Tu hai una sola cosa da fare, devi scrivere di tua madre”. Tornai a Roma pensando continuamente a quelle parole. A un certo punto ho capito che aveva ragione e che, se avessi fatto quel film, sarebbe stata proprio lei a interpretarla».
Da lì è nato tutto?
«Ho chiamato Giulia Calenda, Furio Andreotti ed Enrico Audenino. Gli dissi: Non mi reggo in piedi, ma sento il bisogno di fare questo film».
Che storia racconta?
«Negli anni ‘Novanta seguiamo il rapporto tra madre e figlia, Jasmine Trinca e Romana Maggiora Vergano. Poi la madre muore e, 25 anni dopo, ritroviamo la figlia adulta, Monica Bellucci. Tecla Insolia incarna invece un personaggio inventato».
Quanto c’è di autobiografico?
«Il cuore del racconto lo è in modo totale. Il personaggio di Jasmine è ispirato a Franca».
Perché il titolo” Iside”?
«Nel film madre e figlia compiono dei viaggi in Egitto che ho fatto davvero con mia madre. Una notte ho sognato Iside. Al risveglio ho cercato il significato: era la dea della maternità. Da quel momento mi è sembrato il titolo giusto».
Che ha imparato da sua madre?
«Tutto. Il rispetto per le persone, la gentilezza, il modo di guardare il mondo. Era una donna speciale, amata da tutti, bellissima ma priva di narcisismo. Spero che il pubblico s’innamori di lei, come me».
Che rapporto aveva con la sua immagine pubblica?
«Mamma si ritirò molto presto dalle scene e senza rimpianti. Noi le chiedevamo spesso se avesse smesso per noi e lei rispondeva sempre: “No, mi ero stancata io”. Ho trasferito questa frase nel film, al posto della recitazione, la danza».
Ugo Tognazzi non compare?
«No. Il padre esiste ma resta sullo sfondo. La protagonista cresce in sostanza con la madre. In questo c’è qualcosa della mia esperienza: mio padre c’era e non c’era. Io e Gianmarco vivevamo qui con Franca, andavamo a scuola insieme, la vita quotidiana ruotava attorno a lei. Era il punto di riferimento».
Ha usato vostri oggetti di famiglia?
«Praticamente tutto. La Mercedes che guida Jasmine era la sua. Molti arredi vengono dalla sua casa, compreso il letto. Mamma era appassionata di auto: ha partecipato alle Mille Miglia fino a oltre 80 anni e le ha anche vinte nella sua categoria. Guidava tantissimo, non le potevi togliere la macchina. C’è persino il suo cane, uno Yorkshire di diciassette anni. Lo pregavo da tempo di resistere abbastanza per entrare nel film e ce l’ha fatta».
Suo fratello Gianmarco?
«Mi ha aiutato a recuperare oggetti di mamma, ma avrà una sorpresa quando lo vedrà».
C’è anche la danza.
«Prima di essere attrice era una ballerina. Una passione vera. Da bambina cercò di trasmettermela, senza successo. Ricordo quando vedevamo insieme i balletti di Nureyev nei Dvd che le portavo: osservavo più lei che la danza. Era felice, rapita».
Come si è documentata?
«Sono andata al Teatro dell’Opera di Roma, da Eleonora Abbagnato, con una fotografia del direttore del Teatro dell’epoca, dedicata a mamma. Mi ha aperto le porte del teatro, ho osservato da vicino i ballerini: volevo autenticità».
Quanto conta continuare a raccontare il femminile?
«All’inizio lo vivevo quasi come una missione, oggi mi viene naturale. Mi piace raccontare storie di donne e soprattutto mostrarle agli uomini. Le donne si riconoscono, gli uomini spesso scoprono prospettive che non avevano considerato».
Era più difficile in passato?
«Molto. Proponevi una storia di donne e chiedevano subito dove fosse il protagonista maschile. Oggi è cambiato, ma non abbastanza».
Le attrici tornano sempre da lei.
«Col tempo si costruiscono rapporti veri. Monica Bellucci, Paola Cortellesi, Margherita Buy, Jasmine Trinca: sono fortunata. Franca mi ha insegnato a scegliere bene le persone e vedere crescere questi legami è uno dei regali della vita».