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 2026  giugno 21 Domenica calendario

Ponte sullo Stretto, la procura indaga sulle altre poltrone di Miele

“Una decina di incarichi, ma grossi. Uno più grosso dell’altro”. Al telefono Tommaso Miele li elenca quasi con orgoglio. L’ex presidente aggiunto della Corte dei conti parla delle poltrone ottenute o a cui ambiva. Ma per i magistrati della procura di Roma, che indagano sul presunto sistema corruttivo legato all’iter autorizzativo del Ponte sullo Stretto, quelle nomine rappresentano più di un semplice curriculum. Sono uno dei capitoli centrali dell’inchiesta.
Secondo l’accusa, infatti, Miele avrebbe messo a disposizione informazioni riservate e la propria influenza per agevolare uno dei passaggi più delicati dell’iter per l’opera da 13,5 miliardi di euro. In cambio, sostengono i pm, avrebbe ricevuto la promessa di incarichi per il dopo carriera.
Per questa vicenda l’ex magistrato contabile è indagato assieme all’avvocato Giacomo Saccomanno, referente della Lega in Calabria e ex consigliere della Stretto di Messina spa, e all’imprenditore Vincenzo Virgiglio. I due, secondo la ricostruzione della procura, avrebbero promesso a Miele nomine e incarichi. Lui, in cambio, si sarebbe impegnato a favorire il via libera della Corte dei conti sulla delibera Cipess relativa al Ponte sullo Stretto. E proprio sulle poltrone ottenute negli ultimi due anni si stanno concentrando gli accertamenti dei carabinieri del Ros, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco.
Il 3 aprile 2025 Miele viene nominato presidente del Collegio dei revisori dei conti del Csm. Un incarico inizialmente gratuito, che successivamente diventa retribuito per circa 27mila euro all’anno.
Poi arriva la nomina, nel settembre 2025, nel Collegio consultivo tecnico di Iricav Due, il consorzio partecipato per l’88 per cento da Webuild, il gruppo che dovrà realizzare il Ponte sullo Stretto. Un incarico che vale circa 300mila euro. La poltrona, adesso sotto la lente degli investigatori, prevedeva un impegno nell’iter autorizzativo della linea ferroviaria ad alta velocità Verona-Vicenza-Padova su indicazione di Rfi, la società del gruppo Fs che detiene quote della Stretto di Messina spa.
Ma non è tutto. Nelle carte dell’indagine si legge che “il dottor Miele è in attesa di assumere la presidenza di tre comitati all’interno del gruppo Poste spa”. E ancora: il ruolo di consigliere giuridico del presidente della Regione Abruzzo. Fino alla prospettiva di diventare direttore del “Pronto soccorso amministrativo 112” della Fondazione Gazzetta amministrativa, organismo fondato e presieduto dall’avvocato Enrico Michetti, ovvero il candidato del centrodestra alle ultime elezioni comunali di Roma.
Anche altri enti guardano al suo profilo. La Figc, guidata allora da Gabriele Gravina, dopo alcune dimissioni interne e la necessità di garantire l’operatività della Commissione Licenze Uefa di primo grado, decide di nominare Tommaso Miele presidente dell’organismo. Incarichi dai quali, dopo l’esplosione dell’inchiesta, Miele ha deciso di recedere. Ma che continuano a rappresentare uno dei filoni principali dell’indagine della procura di Roma.