la Repubblica, 20 giugno 2026
Fabrizio Biggio parla del suo presente artistico
L’edizione è la numero 37, la canzone è “popolare e d’autore”, si premiano i giovani al di fuori di ogni logica talent. È Musicultura, oggi la serata finale allo Sferisterio di Macerata – su Rai 1 il 13 luglio – otto finalisti accuditi sul palco da ospiti in linea con il popolare e d’autore di cui sopra – Brunosi Sas, Tosca, Planet Funk, Alan Sorrenti etc. Sembra una manifestazione da affidare a Fabrizio Biggio ed è andata così: sarà accanto a Carolina Di Domenico, nella musica in tv hanno entrambi un frenetico passato a base di Mtv. Biggio è in piena effervescenza anche nella pausa estiva della Pennicanza di Fiorello. Dopo aver condotto il Primo maggio ha una sorta di specializzazione.
Da qualche parte la etichettano ancora come giovane. A 52 anni da compiere è un discreto risultato.
«Evidentemente me li porto benissimo. Cattelan va per i 50 quindi è messo anche meglio, abbiamo iniziato insieme. Siamo uno strano fenomeno, non sono l’unico. C’è ancora gente che pensa: questo farà strada».
A Musicultura ci sono 8 giovani finalisti, 5 si presentano con nome e cognome: una percentuale quasi commovente, ormai.
«Da giorni parlo con loro: ti fanno riconquistare fiducia, nei giovani e nel mondo, hanno rispetto, sono curiosi, ti torna la voglia di fare questo mestiere».
C’è un collettivo, si chiamano Narratore urbano. La canzone: “Il mio coinquilino vuole uccidermi”. Uno si preoccupa. Ma a leggere il testo ci sono metafore e scenari del nostro tempo.
«Sono bravissimi e rispettosi anche loro, quasi chiedevano il permesso di esprimersi con una canzone simile».
Se le dico: come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto?
«Bello. Cos’è?».
Beato lei. È il primo Alan Sorrenti, ‘73, un anno prima che lei nascesse. Le suonerà più familiare “Figli delle stelle”.
«Quella la so».
C’è chi pensa che esista il mestiere di spalla. Ma “spalla di Fiorello” è un’altra cosa, è una categoria dello spirito.
«È stato più naturale. Ci siamo trovati, mi ha testato e ha funzionato. Adesso facciamo le gag. Fiore annuncia: ed ecco l’elenco di chi vive nella mia luce riflessa dopo Biggio. Per me, un onore e una soddisfazione enorme. Nel segno di un’amicizia solidissima».
Ha detto: stavo per finire nel dimenticatoio. Com’è fatto un dimenticatoio?
«Lavoravo e qualcosa funzionava, ma mi sentivo dimenticato. Il ribaltamento innescato da Rosario è indescrivibile. Ha acceso un faro».
Le gag sul ritorno di Amadeus in Rai erano appelli nemmeno troppo mascherati?
«Lo so che è difficile da credere. Ma prevaleva la marachella, la voglia di divertirsi mettendo in imbarazzo un amico…».
E i dirigenti Rai.
«Anche. Ma tutto quello che con Rosario e gli autori ci inventiamo ha alla base il divertirsi e divertire gli altri. Fiorello poi è strano davvero…».
Ecco.
«Ha la mania di non muoversi mai, uscire, andare a pranzo. Si è portato il fornelletto in redazione e cucina cose buonissime, frittatine, condimenti, cipolle. Però impuzzonisce tutto».
Non sembra uno facilissimo.
«Mi succede spesso: finisce una puntata, io sono quasi felice e mi sembra tutto perfetto. Mi giro e c’è lui torvo, non gli è piaciuto questo o quello o sta pensando a come cambiare una gag».
Una volta si diceva: il punto di vista di Ringo Starr, che non si faceva una ragione del fatto che John e Paul non se la spassassero e basta, ma fossero perduti nei loro demoni. Ma senza quelli, le canzoni sarebbero venute peggio.
«Mi piace. Fatte le debite proporzioni, ci siamo».
La cosa più divertente che le viene in mente di queste convivenze?
«Niente batte i racconti di Rosario ai tempi dei villaggi. Gli capitava di avere storie veloci con signore villeggianti, magari di vent’anni più di lui. Ora ogni tanto incontra una arzilla ottantenne o anche di più. “Rosario, ma ti ricordi?”. E tirano fuori una foto di allora».
Deve fare impressione.
«Quando lo ha raccontato da Fabio Fazio è venuto giù lo studio dalle risate».
In autunno come si ricomincia?
«Vediamo. Ma quell’approdo televisivo del mattino, con la Pennicanza che diventa la Mattinanza ci sta piacendo. Lui è Fiorello, può succedere di tutto».
Lei invece è approdato anche in un ruolo serio, medico nella fiction di Rai 1 “Le libere donne”, sulla storia di Mario Tobino. Non era mica male, un ruolo molto centrato, peraltro.
«Una soddisfazione enorme. Arrivata un po’ per caso, ma anche fortemente voluta. Ne vado orgoglioso, una bella cosa».
Torna anche il vecchio marchio dei Soliti idioti, con Francesco Mandelli. Farete un film.
«Torniamo a fare i viaggi nel tempo, con gli sketches, con qualche riferimento di casa nostra».
Tipo?
«Boldi e De Sica. Non riuscirà a farmi dire Benigni e Troisi, quelli li lasciamo in cima a tutto».
Su Wikipedia c’è scritto, in maniera perentoria: “Si è sposato un’unica volta”.
«L’ho scritta io, di mio pugno. Giravano versioni diverse. Invece ho avuto questa fortuna e pretendo che si sappia…».