la Repubblica, 20 giugno 2026
Scontro nell’Unione su Costa inviato da Putin: no di Parigi e Berlino
L’Europa si divide sul dialogo con Mosca. L’iniziativa del presidente del Consiglio europeo, António Costa, di aprire un canale di comunicazione con il Cremlino ha provocato la reazione indispettita di Francia, Germania, Olanda, Danimarca e Paesi Baltici. Una irritazione già manifestata giovedì scorso ed emersa pubblicamente ieri al termine del Consiglio europeo. Lo scontro arriva nel giorno in cui Trump lancia un nuovo messaggio agli alleati: «Con la Russia nel G8, non ci sarebbe stata la guerra».
«Gli europei – ha attaccato il presidente francese, Emmanuel Macron – non sono mediatori. Siamo al fianco dell’Ucraina. Il giorno in cui si terranno i negoziati, gli europei devono essere al tavolo perché è nell’interesse dell’Europa». Per l’inquilino dell’Eliseo, «il presidente Costa, se le sue competenze saranno definite, avrà un ruolo. Tuttavia, anche gli Stati membri avranno il loro ruolo». Il punto è proprio questo. Parigi con Berlino e Londra, i cosiddetti E3, non vogliono rinunciare alla leadership nel confronto con Putin. Obiettivo opposto di Italia, Polonia, Spagna e presidenza della Commissione.
«Chi parlerà a nome dell’Europa – gli ha fatto eco il Cancelliere tedesco Merz – non è una questione da decidere adesso. Prima dobbiamo essere uniti sulla sostanza, poi chiariremo i formati. Una cosa è certa: non ci sarà alcun mediatore che negozi al posto dell’Ucraina. L’Ucraina parlerà per sé stessa». Il leader tedesco ha ricordato che il formato “E3” è stato richiesto da Zelensky e «ha anche una certa logica: Regno Unito, Germania e Francia sono grandi Stati europei e sono quelli che contribuiscono in misura significativa al sostegno militare dell’Ucraina». Poi, certo, ha aggiunto, «coinvolgiamo sempre anche Italia, Polonia e altri Stati membri dell’Ue».
Parole che hanno costretto Costa a rispondere. «La Ue – ha precisato – non intende essere un mediatore, eravamo e siamo dalla parte dell’Ucraina». Il presidente del Consiglio europeo ha quindi limitato la sua iniziativa alla possibilità «di inviare messaggi alla Russia direttamente. Non vedo contraddizione, siamo complementari» ma nella consapevolezza che «l’interesse europeo deve essere difeso da istituzioni europee in linea con il Trattato Ue». Parole che confermano la divisione interna. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, si è schierata dalla parte di Costa: «Prima o poi la Russia dovrà sedersi al tavolo dei negoziati e quando arriverà quel momento, avremo bisogno di un messaggio europeo unitario». Linea sostenuta dal premier belga De Wever, tanto che a margine del vertice si è rivolto scherzosamente al presidente del Consiglio europeo: «Stavo parlando di te, dicevo che sei l’unico che può rappresentarci. E che ti manderemo a Mosca». Risposta divertita: «Perché non mi vuoi a Bruxelles?».