la Repubblica, 20 giugno 2026
L’Iran frena sulle ispezioni Aiea. Braccio di ferro per il negoziato
Donald Trump non resiste alla tentazione di rispondere a Khamenei: gli iraniani hanno firmato il memorandum perché erano loro «i disperati» non noi, scrive su Truth. «il memorandum d’intesa potrebbe equivalere a una resa incondizionata da parte dell’Iran – aggiunge parlando con Axios – Ho negoziato da una posizione di forza perché la marina e l’aviazione iraniane erano state distrutte. Mojtaba Khamenei è rimasto gravemente ferito, ma è coraggioso». Trump minaccia di non dare «un soldo» a Teheran fino alla scadenza dei «60 giorni» negoziali, e dopo chissà.
L’intesa preliminare prevede che già all’avvio della fase due gli americani rimuovano le sanzioni sul petrolio all’Iran e sblocchino una parte dei beni iraniani fermi nelle banche estere. È su questo, e sulla questione Libano, che è saltato il primo incontro in Svizzera per avviare il negoziato. Vance e il pool di giornalisti americani accreditati erano pronti a partire per Lucerna già giovedì pomeriggio. Teheran ha fermato tutto dopo gli scontri nel sud del Libano. In questa fase Trump fa la voce grossa, ma sono gli iraniani a testare la volontà e le capacità di Washington. Gli americani hanno accettato che il memorandum sancisse il cessate il fuoco anche in Libano e il ritiro di Israele, senza coinvolgere Netanyahu, e ora Teheran vuole capire se Trump è in grado di tenere a bada l’alleato. Hezbollah è irrinunciabile per Teheran, anche se difenderlo dovesse costare la pelle dell’intero Libano.
L’ennesima tregua siglata ieri con la mediazione del Qatar potrebbe sbloccare lo stallo e portare a un incontro tra iraniani e americani già nei prossimi giorni, ha fatto sapere il ministero degli Esteri, ma solo se saranno rispettati anche altri punti dell’intesa – la rimozione delle sanzioni sul petrolio e lo sblocco di patte dei fonti. Gli iraniani non si fidano degli Stati Uniti e per ogni clausola dell’accordo hanno preteso una correlazione tra le loro mosse e quelle degli americani. Lo spiega con chiarezza il parlamentare Nabavian, uno dei duri contrari al memorandum: «Se si arretra sulla clausola del Libano il nemico vedrà la debolezza e sarà impossibile criticare la violazione di altri punti come la rimozione delle sanzioni, il rilascio dei fondi…». Fatti in cambio di fatti.
A Hormuz l’obiettivo primario degli iraniani non sono tanto i pedaggi ma tenere il controllo dello Stretto per poterlo richiudere qualora ce ne fosse bisogno. I Pasdaran hanno annunciato che anche nei 60 giorni negoziali in cui non saranno applicate tariffe le navi dovranno avvisare le Guardie prima di poter passare, mandando un’email alla neonata agenzia per il Golfo persico, e seguire le rotte indicate da Teheran.
E così pure sul programma nucleare: la Repubblica islamica è pronta a sospendere l’arricchimento dell’uranio in cambio della rimozione delle sanzioni, ma non a smantellare gli impianti nucleari perché vuole assicurarsi la possibilità di riavviare il processo se gli americani dovessero tirarsi indietro da un accordo definitivo, come hanno già fatto in passato. Anche sulle ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Teheran frena: dipende da come andranno le prossime trattative, spiega il portavoce del ministero degli Esteri, Baghaei. Lo scotto del Jcpoa stracciato dal Trump I in maniera unilaterale, e di due guerre iniziate durante una mediazione, brucia in profondità. L’America è il nemico, fino a quando non dimostrerà il contrario.