Sette, 20 giugno 2026
Intervista ad Alessandro Borghese
«Quando ho detto a mia madre (Barbara Bouchet) che volevo fare il cuoco, si è messa le mani nei capelli». All’epoca il mestiere non era ancora cool e solo alcuni eletti venivano chiamati chef. Oggi Alessandro Borghese ha una doppia carriera, gastronomica (ha due ristoranti) e televisiva.
Guadagna di più con la tv o con la ristorazione?
«Sicuramente con la televisione. Affitti, personale, materia prima, luce, gas: i ristoranti sono una macchina trita-soldi dove tutto finisce sul piatto del cliente. E io alla fine quanto posso farla pagare una cacio e pepe? Quando in cucina hai un margine di utile del 10/12%, va già bene».
I suoi programmi funzionano e vengono replicati a qualunque ora: nelle ultime due settimane tra Sky e Tv8 è comparso 80 volte.
«Mi fa sorridere perché trasmettono episodi di annate diverse: il pizzetto passa da nero a imbiancato, i capelli da lunghi a corti, a volte sono più magro, altre più grasso».
Ora arriva su Sky Uno la quinta edizione di «Celebrity Chef»: chi sono stati i peggiori con cui ha avuto a che fare?
«Tutti! Fanno sempre un sacco di pasticci che cerchiamo di rimediare, anche se c’è qualche mosca bianca: Ciccio Graziani ha cucinato molto bene. E anche Andrea Lo Cicero, il rugbista».
Sì, ma i peggiori?
«La mia amica Victoria Cabello ha fatto uno dei panini più orrendi che io abbia mai mangiato: pane tostato, banana e sale. Una roba schifosa. Mi ricordo anche un pessimo risotto di Jo Squillo».
Pensava che 4 Ristoranti potesse essere un successo?
«Mi piaceva il format ma non pensavo potesse avere questa portata. Nell’originale francese era senza conduttore, noi lo abbiamo cambiato e da allora anche all’estero è stata introdotta la figura dello chef narrante».
La sua gavetta da cuoco è stata sulle navi da crociera: qual è la prima immagine che le viene in mente?
Ride. «In realtà non è un’immagine gastronomica. Avevo tra i 18 e i 21 anni, ho girato il mondo e diciamo che mi sono molto divertito con diverse passeggere».
Meno divertente il naufragio nell’Oceano Indiano.
«Il motore della nave esplose, ci fu un incendio a bordo e purtroppo anche alcuni decessi. Per nostra fortuna il mare era un olio, ma siamo rimasti in mezzo all’oceano per due giorni nelle scialuppe gonfiabili. A un certo punto sono arrivati anche i pirati somali che volevano portarsi via la nave».
Come sono cambiati i clienti da quando ha iniziato?
«Intolleranti, celiaci, vegetariani, vegani, crudisti, no lattosio, no glutine: oggi quando arriva la comanda, ci vuole un ingegnere per decifrarla. Un tempo era tutto più semplice: non ti piace la carne? Allora ti porto il pesce».
A casa cucina lei?
«Mi trovo in un contesto matriarcale: tra mia suocera, mia moglie e le mie due figlie non ho nessun potere. E le ragazze dicono comunque che cucina meglio la nonna»