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 2026  giugno 21 Domenica calendario

L’ex chierichetto Burnham tra fede e tifo per l’Everton

Un chierichetto cattolico dall’altare a Downing Street? La possibilità a Londra si fa di ora in ora più concreta, perché il sostegno si sta sgretolando attorno al primo ministro Keir Starmer e la marcia di Andy Burnham, il sindaco di Manchester cresciuto nella fede della Chiesa di Roma, appare sempre più inarrestabile.
Il premier sta trascorrendo il weekend barricato con i suoi più stretti collaboratori e soprattutto con sua moglie, Lady Victoria, che lo starebbe spingendo a resistere fino all’ultima cartuccia. Ma le chance si stanno affievolendo: ministri e deputati sono in pressing su Starmer perché annunci un calendario per la sua uscita di scena: per l’Observer, domani sarebbe il giorno buono. Se non lo farà, già da martedì potrebbero scattare dimissioni a catena nell’esecutivo che lo metterebbero in una posizione insostenibile.
Burnham, dopo la vittoria a valanga nella suppletiva di Makerfield che lo ha visto eletto al Parlamento di Westminster, ha il vento in poppa. Anche lui sta passando il weekend in conclave, in attesa di calare su Londra per consegnare il suo ultimatum a Starmer: e intanto i giornali inglesi studiano il personaggio, per capire come sarà il prossimo inquilino di Downing Street.
Molta attenzione è portata alla sua formazione cattolica: lui ha ereditato la fede di Roma dalla madre Eileen, che era di origine irlandese, è stato educato in una scuola religiosa e da ragazzo faceva il chierichetto a messa. Lo stesso Burnham ha detto che le istituzioni che lo hanno forgiato sono la squadra di calcio dell’Everton, il partito laburista e la Chiesa cattolica: «In quest’ordine». Ma così sarebbe non solo il primo premier tifoso della squadra di Liverpool, bensì anche il primo cattolico a pieno titolo.
La sua militanza politica a sinistra, iniziata sin da adolescente, è in diretta continuità con i suoi valori religiosi, improntati alla solidarietà: la sua fonte di ispirazione è la Rerum Novarum, l’enciclica di Leone XIII che stabilì la dottrina sociale della Chiesa, e non a caso Burnham era un ammiratore di papa Francesco, al quale regalò una maglietta del Manchester United in occasione di una visita in Vaticano. Ma il cattolicesimo di Burnham è più un fatto culturale che non dogmatico: lui ormai non va molto a messa e ha posizioni liberali sui diritti gay e sui temi della sessualità.
Fin qui la versione un po’ agiografica del suo percorso intellettuale. I critici mettono invece in rilievo che l’aspirante premier è un camaleonte politico (i vignettisti già lo ritraggono così), che si è agganciato ogni volta al leader laburista di turno, cambiando spesso pozione: e così da blairiano lodava il libero mercato, salvo poi convertirsi all’interventismo statale sotto Gordon Brown e soprattutto come ministro ombra di Jeremy Corbyn.
Perfino la sua appartenenza geografica è dubbia: Burnham è nato a Liverpool (da qui il sostegno all’Everton), ma si considera altrettanto mancuniano (ossia di Manchester), città di cui è diventato sindaco nel 2017. Un espediente tanto più utile, visto che il seggio di Makerfield, dove è stato eletto, è a metà strada fra i due centri del Nord. E così prima della suppletiva si era detto a favore del rientro di Londra nella Ue: ma poi ha fatto marcia indietro, dato che quella circoscrizione è piena di fautori della Brexit.
Anche sartorialmente, è passato dai vestiti di Armani alle t-shirt nere: ma se adesso si insedierà a Downing Street, dovrà finalmente rispondere alla domanda su «chi è veramente Andy Burnham?».