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 2026  giugno 21 Domenica calendario

Ritirato anche il passaporto alla moglie di Sánchez

Se lo aspettavano tutti, ma è ugualmente esplosa come una bomba ieri in Spagna la notizia dell’incriminazione della moglie del presidente del governo, il socialista Pedro Sánchez. Il giudice Juan Carlos Peinado, considerato vicino alla destra, ha rinviato a giudizio Begoña Gómez per traffico di influenze, corruzione, sottrazione di fondi pubblici e appropriazione indebita. E su richiesta dell’«accusa popolare» – istituto giuridico che nel sistema processuale spagnolo permette a chiunque, pur senza aver subito danni diretti, di costituirsi parte civile e avviare un’azione penale – ha disposto anche il divieto di espatrio e il sequestro del passaporto a titolo precauzionale, in attesa della sentenza definitiva. Lo stesso provvedimento, contro cui i legali hanno subito fatto appello, è stato adottato per Cristina Álvarez, assistente del governo. Entrambe le donne dovranno comparire in tribunale due volte al mese per firmare un registro. Il terzo imputato è l’imprenditore Juan Carlos Barrabés, cui non sono state applicate misure cautelari perché malato.
La decisione di Peinado giunge dopo l’udienza preliminare tenutasi lunedì, in cui i legali degli imputati ma anche la pubblica accusa hanno chiesto l’archiviazione, mentre la parte civile – tra cui figura il partito di estrema destra Vox – ha ribadito le accuse. Ora tocca al tribunale provinciale di Madrid pronunciarsi e quindi decidere se si andrà effettivamente a processo. Fonti del governo hanno contestato il provvedimento, che «dimostra la persecuzione, l’ossessione e le azioni sproporzionate di un giudice che ha condotto un’indagine priva di fondamento giuridico e motivata esclusivamente da ragioni politiche». Anche per l’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero, la settimana scorsa, l’accusa aveva richiesto il ritiro del passaporto ma in quel caso il magistrato che presiede il processo ha ritenuto impossibile la fuga, vista la «notorietà pubblica» dell’imputato. Per Peinado, invece, la moglie del premier non soltanto potrebbe «tentare di sfuggire alla giustizia» e a una possibile pena detentiva, se riconosciuta colpevole, «dai due ai 16 anni», ma potrebbe addirittura essere aiutata a farlo dagli agenti della sua scorta, «per ordini superiori». Parole definite «oltraggiose» e «offensive» dai sindacati di polizia, che minacciano querela.
Miguel Tellado, segretario generale dei Popolari, ieri ha invocato le elezioni anticipate, ma anche in seno al principale partito d’opposizione si seguono con apprensione le mosse dei magistrati su un’altra inchiesta per corruzione, che coinvolge il compagno di Isabel Díaz Ayuso, potente presidente della Comunità autonoma di Madrid. Dall’inizio della relazione sentimentale, la società dell’imprenditore Alberto González Amador avrebbe moltiplicato per sette il fatturato con il Gruppo Quirón, principale beneficiario della privatizzazione di parte del servizio sanitario attuata dal governo Ayuso. In particolare nel 2020, durante la pandemia, Amador ha incassato due milioni di euro per l’appalto che è al centro dell’indagine giudiziaria. Ieri, il governo regionale ha ribadito che si tratta di «affari privati» che «non hanno alcuna relazione con la Comunità».