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 2026  giugno 21 Domenica calendario

Varsavia-Kiev, scontro sul passato. Zelensky riconsegna la medaglia

Ucraina e Polonia ai ferri corti. La revoca di una delle massime onorificenze polacche a Volodymyr Zelensky e i toni aspri delle ultime ore tra Kiev e Varsavia fanno esplodere le tensioni cresciute negli ultimi tempi e rivelano dissidi antichi. Sono capitoli bui della storia europea che Timothy Snyder e Mark Mazower, tra i tanti storici che si sono occupati del «continente scuro» e delle «terre di sangue» contese tra Hitler a Stalin, hanno ripetutamente messo a fuoco e pesano tutt’ora sulle speranze di Bruxelles per trovare una politica comune contro la minaccia russa.
Ieri Zelensky ha restituito al neo presidente conservatore polacco, Karol Nawrocki, la medaglia dell’Ordine dell’Aquila Bianca, che gli era stata conferita con tutti gli onori nel 2023. Altrettanto hanno fatto altri esponenti del suo governo, come il ministro degli Esteri Andriy Sybiha e il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov. Nella lettera di accompagnamento ucraina non mancano i toni sarcastici: si ricorda tra l’altro che la stessa onorificenza era stata consegnata in ordine temporale a Caterina II, considerata tra i massimi architetti dell’espansionismo di Mosca, oltre che a Benito Mussolini e all’ex cancelliere tedesco amico di Vladimir Putin, Gerhard Schröder. Motivo scatenante della mossa polacca era stata la scelta di Zelensky a maggio di premiare un’unità militare intitolandola alla memoria dell’Upa, l’esercito insurrezionale ucraino che nel 1942-44 combattè contro l’Armata Rossa nel tentativo di ricreare l’indipendenza nazionale che era sta raggiunta dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e poi cancellata da Stalin. Erano tempi confusi, in alcune fasi l’Upa si battè al fianco dei nazisti, partecipando anche al massacro di ebrei, e in altre contro di essi. Ma ciò che conta per Varsavia è che i nazionalisti ucraini uccisero anche migliaia di resistenti polacchi, sembra oltre 100.000. Uno dei fatti più gravi avvenne in Volinia, terra di confine contesa da secoli tra i due nazionalismi, dove vennero annientate comunità intere. Varsavia oggi parla di pulizia etnica e genocidio. Kiev ammette gli eccidi, ma rifiuta il termine genocidio.
Vista dall’esterno in una prospettiva europea, l’intera vicenda appare inquietante. E la domanda più ovvia è come tutto ciò sia stato possibile. Sino a poco fa Varsavia sosteneva che ogni soldato ucraino morto era anche un proprio martire. La mobilitazione polacca era cresciuta sin dal tempo dell’occupazione russa della Crimea e dell’inizio della guerriglia nel Donbass nel 2014. Appena dopo l’invasione voluta da Putin il 24 febbraio 2022 il governo e la società polacche avevano aperto le porte per accogliere quasi 4 milioni di profughi ucraini. Varsavia aveva poi mandato i suoi Mig, le contraeree e le munizioni per le armi di fabbricazione russa ancora in dotazione nei due eserciti (specie per le artiglierie affamate dei vecchi calibri sovietici). Pure, già alla fine del 2023 erano iniziati i problemi a causa delle massicce importazioni di grano ucraino nella Ue senza dazi, che hanno fomentato il malcontento tra i contadini polacchi. Ne sono seguiti le mobilitazioni dei camionisti, che hanno bloccato i confini per paralizzare l’export ucraino. La crescita politica della destra populista a Varsavia ha poi soffiato sul fuoco del malcontento.
A ieri sera erano in corso prove di dialogo, anche se le due posizioni restano lontane. Zelensky si dice «grato» per gli aiuti polacchi, ma afferma anche che non intende infangare l’Upa e la tradizione militare ucraina. Nawrocki continua invece a condannare le mosse di Kiev precisando però che non c’è animosità contro il popolo ucraino e che le scelte strategiche polacche «restano invariate».