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 2026  giugno 21 Domenica calendario

L’Italia quarta al mondo per esportazioni

Una vittima collaterale dell’assurda offesa di Trump a Giorgia Meloni è stato il summit bilaterale di Miami. Doveva vedere, oltre alla partecipazione di Marco Rubio e Antonio Tajani, una folta rappresentanza di imprese statunitensi e italiane.
Un evento preparato con cura e da molti mesi dalla nostra diplomazia, è saltato all’ultimo momento per il gelo in cui Trump ha precipitato le relazioni tra i due Paesi. Eppure, anche in questo momento in cui i rapporti sono pessimi, si può dire una cosa con certezza: la tempesta politica non impedirà che fioriscano le relazioni fra le due economie, italiana e americana.
Corsa del made in Italy
Non solo sono sopravvissute al Liberation Day (i dazi trumpiani), ma è grazie al fantastico exploit del made in Italy sul mercato Usa che è avvenuto un sorpasso clamoroso: l’Italia davanti al Giappone, nella classifica delle grandi potenze esportatrici. Questo successo spettacolare si spiega con i settori ad alta tecnologia, e ha il suo motore trainante proprio negli Stati Uniti. La politica non c’entra.
Non siamo di fronte a un episodio statistico di breve durata. La tendenza si è consolidata nel corso del 2025. Ha portato diversi osservatori internazionali a registrare il sorpasso dell’Italia sul Giappone con più attenzione di quanto abbiano fatto gli stessi italiani. Secondo dati elaborati da Ocse e Wto, nel terzo trimestre del 2025 le esportazioni italiane, misurate in dollari correnti e destagionalizzate, hanno superato quelle nipponiche.
L’ascesa
La graduatoria mondiale vede davanti all’Italia soltanto tre giganti: Cina, Stati Uniti e Germania. Appena dieci anni fa l’Italia oscillava fra il sesto e il settimo posto.
L’ascesa è stata graduale ma costante. Nei primi nove mesi del 2025 l’export italiano è cresciuto del 6,6% in dollari, una performance nettamente migliore rispetto a quella di altre grandi economie europee.
Questo risultato non nasce da un singolo settore trainante, come accade ad esempio per alcuni Paesi esportatori di materie prime, ma da una diversificazione del sistema produttivo italiano. I comparti che hanno dato il contributo maggiore nel 2025 sono stati, nell’ordine: farmaceutica; macchinari industriali e beni strumentali; mezzi di trasporto (esclusi gli autoveicoli); agroalimentare; lusso, moda e design; chimica specializzata.
Come si vede il contributo dell’hi-tech, dal biomedico ai macchinari, supera quello dei settori che solitamente associamo all’export italiano (lusso, design, gastronomia). Nell’immaginario collettivo il made in Italy continua a coincidere con moda, vino e arredamento. In realtà uno dei motori più potenti dell’export recente è l’industria farmaceutica, che nel 2025 ha registrato incrementi molto forti soprattutto sul mercato americano. Reuters cita una crescita del 54,1% delle esportazioni farmaceutiche verso gli Stati Uniti.

L’alta gamma
Ma restano importanti anche i settori tradizionali. L’agroalimentare ha sfiorato i 73 miliardi di euro di esportazioni nel 2025, trainato da vino, formaggi, olio d’oliva e salumi. Anche il lusso continua a svolgere un ruolo decisivo. Diversi osservatori attribuiscono una parte del sorpasso sul Giappone proprio alla forza delle esportazioni italiane nei beni di alta gamma, dalla moda all’arredamento, che hanno resistito meglio delle esportazioni giapponesi di automobili. Storicamente il primo mercato dell’export italiano rimane la Germania. Tuttavia gli Stati Uniti stanno assumendo un peso crescente. Nel 2025 le esportazioni italiane verso gli Usa sono aumentate del 7,2%, raggiungendo circa 70 miliardi di euro. L’America è il principale partner commerciale extraeuropeo dell’Italia e il Paese con cui Roma realizza il più grande surplus commerciale, oltre 34 miliardi di euro.
Questa crescita è avvenuta nonostante i dazi introdotti dall’amministrazione Trump. Secondo l’Istat, l’Italia è stata l’unica grande economia europea a registrare nel 2025 un incremento significativo delle esportazioni verso gli Stati Uniti, mentre Germania, Francia e Spagna hanno subito contrazioni.
Fra i mercati che hanno contribuito maggiormente all’aumento dell’export nel 2025 gli Stati Uniti occupano il primo posto; seguono nell’ordine Svizzera, Francia, Spagna, Polonia e Regno Unito. Da notare che la Cina non figura in questa classifica. Un anno fa era di moda favoleggiare che il sistema Italia doveva scordarsi il mercato americano e avrebbe trovato in Cina la propria salvezza.
I rischi
Alcune cautele. Primo: il sorpasso sul Giappone è avvenuto in un contesto favorevole per il dollaro e sfavorevole per alcune esportazioni nipponiche, in particolare l’automobile. Non sappiamo se il vantaggio italiano sarà permanente. Secondo: una quota importante della crescita recente è stata sostenuta dalla farmaceutica, settore nel quale operano molte multinazionali estere con stabilimenti in Italia. Questo dovrebbe indurre a non demonizzare le imprese multinazionali.
In ogni caso l’economia italiana deve molto alla domanda americana. Gli imprenditori questo lo avevano capito bene, già un anno fa: non si fecero ingannare dall’antiamericanismo, anzi aumentarono investimenti e presenza commerciale sul mercato trainante, quello degli Stati Uniti. Lucidità, sangue freddo e lungimiranza degli imprenditori italiani sono stati premiati da questi risultati. Sapranno continuare così, guardando oltre le turbolenze politiche del momento. Non è Trump a decidere cosa comprano gli americani. I presidenti passano, i legami Italia-Usa sono forti dal 1945.
Il sorpasso dell’Italia sul Giappone non è il trionfo di un singolo campione nazionale ma il risultato di un capitalismo diffuso fatto di migliaia di imprese esportatrici, capaci di occupare nicchie ad alto valore aggiunto nei macchinari, nella farmaceutica, nell’agroalimentare, nel lusso e nel design. È una vittoria della diversificazione produttiva italiana più che della dimensione delle imprese. E il fatto che sia avvenuta in un anno di rallentamento del commercio mondiale rende il risultato ancora più significativo.