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 2026  giugno 21 Domenica calendario

I dossier aperti da «proteggere». I ministri andranno a Villa Taverna

Alla Farnesina guidata da Antonio Tajani tutti hanno ben chiaro lo scenario nel quale dovranno muoversi: i dossier aperti fra Italia e Stati Uniti neppure si contano, i rapporti non si sono interrotti e andranno tutelati. «Una cosa sono le uscite di Trump, alle quali il capo del governo ha deciso di rispondere con chiarezza, perché non è accettabile che un capo di Stato si rivolga in questo modo alla nostra premier. Altra sono i rapporti con gli Usa. Alleati, nel solco della politica filo-atlantica che l’Italia ha sempre mantenuto dal dopoguerra».
Da mesi gli ambasciatori sanno bene che Tajani nel governo è il rappresentante della linea meno filo-trumpiana del centrodestra. FI non è mai stata «Maga», non ha mai avuto innamoramenti più o meno ostentati nei confronti della linea politica del presidente Usa. Ma il ministro ha sempre ripetuto, quasi ossessivamente, che i rapporti con gli Stati Uniti sono altra cosa: «Siamo due facce della stessa medaglia, dobbiamo essere uniti». Due giorni fa, dopo il primo attacco di Trump, Tajani senza imbarazzo ha immediatamente chiamato il suo omologo Rubio per chiedergli spiegazioni e avvertirlo di persona che avrebbe annullato il business forum America-Italia (con grande delusione degli imprenditori locali e nazionali). Alla Farnesina lo spiegano così: «Era assolutamente impossibile fare altrimenti, non potevamo tenerlo in piedi e sappiamo quanto sia costato in termini economici ma anche di vera delusione ai nostri imprenditori già mobilitati per volare in Florida». Ma nessuno ha mai pensato per un momento di richiamare a Roma per protesta l’ambasciatore d’Italia a Washington, e neppure è stata aperta una formale protesta: «Non siamo in guerra con l’America, il governo italiano parteciperà al ricevimento per la festa del 4 luglio, ci sarà un po’ di nervosismo, ma il compito della diplomazia sarà quello di gestire questa fase».
I rapporti devono andare avanti, il canale sarà quello della diplomazia. Tajani ha detto chiaramente ai suoi che l’Italia non deve pietire nulla. Ma nemmeno c’è voglia di alimentare una guerriglia sotterranea. Troppi sono gli interessi in gioco e troppo stretti sono i rapporti tra i due Paesi per non arrivare ad una ricucitura. Tanto è vero che, raccontano, non sarebbe arrivato da palazzo Chigi nessun niet alla partecipazione di ministri italiani alla festa all’ambasciata americana per il 4 luglio, e lo stesso Tajani potrebbe presentarsi, se non ci saranno altri sviluppi. Non si vuole rendere più profondo il solco. Si spera insomma che Trump non intervenga di nuovo e che si possa andare avanti. A partire dai dossier aperti. Quello sulle materie prime doveva essere appunto firmato domani a Miami. Non sarà quella l’occasione, ma dalla Farnesina assicurano che arriverà presto, nulla si ferma. Come per gli altri dossier aperti. Sul perché Trump sia uscito con tale violenza poi ci sono varie interpretazioni. Qualcuno sulla stampa ha parlato apertamente della possibilità che abbia assunto questo atteggiamento nei confronti di una donna che considerava debole. Ma i diplomatici hanno fatto l’elenco di tutti gli scontri avuti con leader come Merz, Macron, Starmer: «Ha attaccato anche il Papa, è il suo modo di criticare chi ha posizioni diverse dalle sue, ma inevitabilmente poi si ritrova un modo di procedere».
Alla Farnesina sperano adesso che il botta e risposta sia finito e si possano riprendere rapporti politici. Senza appunto, come pensa Tajani, dover in alcun modo rincorrere Trump o venir meno alle proprie posizioni sulla necessità di un’intesa e un forte legame tra Usa e Ue. D’altra parte il prossimo incontro ravvicinato è imminente, il vertice Nato ad Ankara il 7 luglio. È vero che ci saranno tantissimi partecipanti, ma nessuno può permettersi uno scontro pubblico. Nemmeno Trump.