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 2026  giugno 20 Sabato calendario

In Svezia arriva la «legge spia»

Gestire la convivenza con chi arriva dall’estero per trovare lavoro o fuggire dalla povertà continua ad essere una delle principali preoccupazioni dei governi europei. Un esempio è la Svezia, in passato all’avanguardia nell’inserimento degli stranieri e più recentemente sostenitrice di una linea restrittiva. «Chiunque non si impegni a fare la cosa giusta non dovrebbe poter contare sul fatto di restare», ha detto il ministro dell’Immigrazione Johan Forssell proponendo la legge sulla «buona condotta» approvata il 15 giugno dal Parlamento. «Sarà possibile – si legge – rifiutare o ritirare un permesso di soggiorno in caso di comportamento scorretto, come il mancato rispetto delle leggi, delle regole e delle decisioni delle autorità, l’accumulo di debiti ingenti o il fatto di provvedere ai propri bisogni con mezzi disonesti». Forssell – quarantasei anni, dirigente del Partito Moderato del primo ministro Ulf Kristersson, deputato dal 2010, sopravvissuto politicamente alle rivelazioni sulla vicinanza del figlio a gruppi neonazisti («sono scioccato e inorridito», disse) – si è difeso dalle critiche affermando che le nuove disposizioni sono assolutamente necessarie. Amnesty International ha invece denunciato il tentativo di «creare un sistema che tratta differentemente le persone in funzione delle loro origine etnica». C’è però da rilevare che la legge sulla «buona condotta», presentata dal governo di centrodestra (appoggiato dall’esterno dai nazional-populisti Democratici Svedesi) è stata sostenuta anche da socialdemocratici e centristi. Più combattuto, invece (174 sì contro 172 no) il via libera a quella che è stata battezzata la «legge spia» secondo la quale gli impiegati negli uffici delle tasse, del lavoro e della protezione sociale devono riferire alle autorità se le persone con cui sono entrati in contatto non possiedono documenti di residenza regolari. «Si tratta di una politica della delazione, marchio di fabbrica dei regimi autoritari», ha dichiarato a The Guardian Jacob Lind, ricercatore sulle migrazioni internazionali all’Università di Malmö. Se ne discuterà ancora, ma le scelte di gran parte dell’opposizione appaiono significative. L’appuntamento è a settembre, per le prossime elezioni.