Corriere della Sera, 20 giugno 2026
Intervista a Sabrina Salerno
Sabrina Salerno, da dove mi sta rispondendo?
«Da Madrid, sarò in tour per quasi tutta l’estate».
Un bel modo di festeggiare i quarant’anni di «Sexy Girl», il suo primo brano, inciso nel 1986 e prodotto da Claudio Cecchetto.
«E proprio in Spagna, il Paese che l’anno dopo rappresentò un tassello importantissimo del mio successo».
Come se lo spiega?
«Me lo spiegarono all’epoca gli spagnoli stessi: Francisco Franco era morto da una decina d’anni, il Paese era in pieno fermento culturale, cercava simboli di libertà, di vitalità. C’erano le femministe incazzate e c’erano le donne che volevano riprendersi il corpo. Così anche una fisicità prorompente come la mia diventò subito metafora di una nuova stagione».
Lei aveva diciannove anni, una bellezza rigogliosa e quale orizzonte?
«Pensi che io amavo il rock. Che ironia: sono diventata un simbolo del pop. Ma ero perfettamente consapevole del potere del mio corpo. Ho recitato la parte della bomba sexy perché sapevo che era parte integrante del personaggio».
Nel 1987 sempre in Spagna fu protagonista di un piccolo scandalo per una spallina che non stava al suo posto.
«Stavo registrando una canzone, cadde la spallina, mi ricoprii e facemmo una nuova ripresa, io ero convinta che avrebbero mandato in onda la versione più morigerata. E invece no: decisero di mostrare il piccolo incidente senza chiedermi il permesso. E lo sa chi prese quella decisione? Una donna, la direttrice dell’emittente televisiva».
Quando ha capito che il suo corpo possedeva una forza dirompente?
«Da ragazza. Sguardi, insinuazioni, commenti. Ho capito da giovanissima come funziona il mondo e in un certo senso se ancora oggi faccio concerti, si parla di me e ho una bella famiglia lo devo anche alla consapevolezza della mia immagine».
Si sussurrava di una velenosa rivalità con Samantha Fox, prorompente anche lei ma biondissima.
«Talmente velenosa che abbiamo anche lavorato assieme, duettando sulla storica hit dei Blondie, Call me. La rivalità era una montatura. Un giorno salutandoci dopo una chiacchierata, Sam mi ha congedata dicendo “Call Me, Sab” e io ho risposto “Call Me, Sam”. Tutto è cominciato lì».
Senza fare nomi, oggi molte artiste e influencer più giovani usano rivendicare il diritto a mostrarsi seminude sui social, in nome di una insindacabile autodeterminazione del proprio corpo. Che cosa ne pensa?
«Posso fare un passo avanti e proporre un tema che a me sembra più rivoluzionario?»
Certamente.
«Penso che il vero progresso culturale sia il fatto che il corpo esibito di una ultracinquantenne oggi non faccia più notizia. Guardi la bellissima Jennifer Lopez: canta e balla in abiti succinti, in shorts, indossa costumi ridotti e – finalmente – un corpo non più giovanissimo viene visto per quello che è, cioè in forma».
Quarant’anni fa non era così?
«No, ricordo bene altri esempi di donne famose e bellissime ma non più giovani sulle quali pesava uno sguardo moralistico: “Ma come, alla sua età va in giro conciata in quel modo”. È questo che nuoce alla libertà».
Lei, più bella che mai a 58 anni, sui social esibisce con disinvoltura un corpo perfetto.
«E per fortuna senza occhi giudicanti, anzi. Ho un pubblico fedele (un milione e 300 mila follower solo su Instagram, ndr) e molto affettuoso, che mi segue con tenerezza e che mi è stato vicino anche nei momenti più complicati».
Per esempio, quando lei ha scoperto di avere un tumore al seno, nel 2024.
«In molti mi hanno chiesto perché io abbia scelto di diffondere la notizia. L’ho fatto proprio perché queste persone che mi seguono, che mi scrivono e che vengono ai miei concerti, mi trasmettono un’energia particolare, sento davvero dell’affetto».
Come sta oggi?
«Mi controllo, naturalmente, faccio la mammografia una volta l’anno da quando ho compiuto 35 anni, ma per fortuna dagli ultimi controlli è emerso che sto bene. Per un soffio ho evitato la chemioterapia, ho dovuto fare solo la radioterapia. Ma è stato uno choc. Pensi che io me lo sentivo».
Racconti.
«Quando sono andata a fare la biopsia, io mi sentivo “quella cosa” dentro. Avevo paura proprio perché ero certa. Vede, io sono abituata ad ascoltare il mio corpo, penso che sia una delle chiavi del rapporto perfetto che ho con lui. Non trascuro nulla, mi fermo e cerco di chiedermi come sto. È il punto di partenza per lo stare bene».
E subito dopo che cosa viene?
«Le buone abitudini».
Esempi, esempi.
«Non fumo, tanto per cominciare. Non bevo, salvo un bicchiere di prosecco ogni tanto, vivo pur sempre a Mogliano Veneto!».
Ore di sonno per notte?
«Tante, anche otto, di fila».
Attività fisica?
«Quasi tutti i giorni. Poco “cardio”, perché il peso del mio seno non la rende un’attività ottimale per me, ma mi esercito a lungo sui pesi, lavoro sulla massa muscolare».
Alimentazione?
«Purtroppo non mangio pesce e quasi niente carne, quindi vado su altre proteine, anche lavorando di fantasia. Per esempio i lupini, che ne sono molto ricchi. O la frutta secca. Vuole un esempio di pasto quotidiano?»
Sì, per favore.
«Colazione con tè verde, pane con olio di cocco e marmellata di lamponi, un paio di cucchiaiate di yoghurt greco».
Lei comprenderà che per un’artista come lei – che ha fatto del corpo un elemento importante della performance – queste sono domande rilevanti.
«È vero, ma sono convinta che tutto cominci dal rispetto che portiamo al nostro corpo, una cosa più sottile che va oltre l’alimentazione o l’attività fisica. Per esempio, l’accettare con serenità il tempo che passa. E trovo che sia sbagliato, dall’altro lato, demonizzare la chirurgia estetica: per tante donne si tratta di una scelta che migliora la loro vita. Oggi abbiamo gli strumenti per vivere meglio, usiamoli senza pregiudizi».
Sabrina, in Francia lei è protagonista di un esperimento musicale: un singolo, «Love in Rio» realizzato in coppia con un’artista che... non esiste, Lia One, prodotta dall’intelligenza artificiale.
«All’inizio, quando è arrivata la proposta, ho detto subito no, perché mi sembrava che un’artista “virtuale” potesse essere un deterrente a far lavorare persone in carne e ossa. Poi, però, ho riflettuto: la musica, la produzione, la realizzazione e tutto quello che sta intorno a un disco sono fatti da persone vere, da professionisti che in questo modo lavorano. E così ho accettato».
Lia One è una creatura evidentemente irreale, tanto è perfetta.
«Ma sa che in tanti sono convinti che si tratti di una donna vera? Questa è la cosa che mi spaventa di più. A me sembra palese che una perfezione simile non possa essere reale e così anche per mio figlio, Luca Maria, che ha 22 anni. Ma tanti adulti ci cascano e questo la dice lunga sulle aspettative che nutriamo nei confronti dell’aspetto fisico delle donne».
L’imperfezione è sexy.
«Ma i social confondono».
Come ha conosciuto suo marito, Enrico Monti?
«In sala di incisione».
Che peso ha nella sua vita?
«Sia lui che mio figlio alleggeriscono i miei momenti difficili. Specie dopo la diagnosi del cancro, sono stati loro a sorreggermi quando arrivavano le ondate di sconforto».
Lei ha più volte detto di essere «rock» dentro. Mi racconta l’incontro con una rockstar?
«Certamente, quello più assurdo: con Rod Stewart. Ci incontrammo nel ’91 sulla scalinata del Festival di Sanremo, io terminavo l’esibizione e lui entrava in scena. Io diventai di pietra, lui anche. Ci guardammo, non dicemmo nulla, ci allontanammo. Fine».