Corriere della Sera, 20 giugno 2026
La Fiom riunisce il Campo largo. Fischi al nome di Renzi
Dopo la foto arriva la prova del palco. Manca solo Angelo Bonelli, per il resto gli altri tre leader del Campo largo immortalati nello scatto di qualche giorno fa al ristorante romano Costanza Hostaria ci sono tutti: la segretaria dem Elly Schlein, il numero uno del M5S Giuseppe Conte e il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni, ospiti del segretario nazionale della Fiom Michele De Palma che li ha chiamati a raccolta a Bologna per i 125 anni del sindacato dei metalmeccanici dell’Emilia-Romagna. È il primo incontro pubblico dopo lo la foto ristretta del Campo largo all’insegna dell’unità (per il momento, tutta a sinistra) e dell’ottimismo in vista del 2027. C’era, dunque, curiosità per capire quantomeno se quella foto non fosse invecchiata precocemente alla prova del palco. Ma i tre leader non hanno deluso la platea bolognese della Fiom, se non fosse perché hanno avuto gioco facile nel trovarsi d’accordo su un tema per loro fino ad ora non divisivo: il lavoro e le misure da prendere una volta al governo. Il gioco del chi c’è e chi manca questa volta non si può fare, difficile immaginare Matteo Renzi a un’iniziativa della Fiom. Anzi, quando si parla del tema più delicato per il Campo largo, la sua presenza dentro la coalizione, partono fischi e i no del pubblico. Conte ci scherza su («Lo dicono loro, eh», si lascia scappare), ma poi torna serio e spiega che bisogna aprire e pure Fratoianni si mostra d’accordo. Perché tutti e tre hanno accettato di salire su questo palco per mostrarsi uniti e sottolineare l’asse a sinistra (o progressista come preferisce il leader M5S) per lo meno in questa prima fase dell’alleanza. Poi a settembre Schlein ha promesso, e ribadito anche ieri, che il programma verrà scritto con tutti («Non lo costruiremo nelle stanze chiuse dei partiti, ma tra la gente»), nel tentativo di rassicurare l’affollato fronte centrista, non solo il leader di Italia Viva ma anche l’assessore romano Alessandro Onorato e il suo Progetto civico, il movimento politico Più uno dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini così come i radicali di +Europa. Ed è lì che si discuterà anche di salario minimo, come chiede Conte, o della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario o la reintroduzione di «un aggancio diretto e automatico dei salari all’inflazione reale», come auspica Fratoianni. Intanto tutti e tre ora assicurano una opposizione durissima sulla legge elettorale del centrodestra, «antipasto del premierato».
Di certo a essere più netta sul futuro della coalizione è Schlein, che dice quello che il popolo di centrosinistra aspetta da un po’ di anni: «Non faremo mai più l’errore e il regalo alle destre di andare divisi alle prossime elezioni». Ma pure Conte, quando torna su Renzi e sul ruolo delle altre realtà centriste, è in linea con la leader dem, «perché sarebbe una follia andare a vincere restringendo un perimetro che invece si deve allargare alla società. Non è questione di personalismi, non è questione di incontri di vertice». Per poi aggiungere: «Dobbiamo non solo vincere, ma governare per 5 anni, altrimenti l’Italia non la cambiamo». Il finale questa volta non è una foto, ma un video, con i tre leader che cantano sul palco Bella ciao e il segretario della Fiom che, soddisfatto, in una veste di quasi garante li avverte: «I metalmeccanici se dici una cosa e poi non la fai se lo ricordano».