Corriere della Sera, 20 giugno 2026
Israele e Hezbollah: cessate il fuoco. Ma continuano raid e stragi
Guarda le macerie e indica il vuoto, Abed Hachem, 46 anni e tre figli. A Qlaileh, nel sud del Libano, dove prima c’erano il soggiorno, il giardino, i giochi dei bambini e le case dei vicini, oggi restano polvere e brandelli di cemento. «C’era un palazzo qui», va ripetendo all’Ap. Per chi torna ora nei villaggi colpiti, la guerra è una comunità cancellata: totalmente stravolta la vita di persone che, sostiene Abed, non avevano nulla a che fare con armi, milizie o partiti.
Migliaia di sfollati libanesi come lui stanno tornando a casa, sopratutto nel sud del Paese, incoraggiati dalla firma a distanza, mercoledì scorso, dell’accordo preliminare tra Iran e Usa che, su richiesta di Teheran, estende il cessate il fuoco anche in Libano. Questo sulla carta, perché fino a ieri i raid sono continuati, con un’impennata di violenza che ha fatto temere il peggio anche sul piano diplomatico: sono stati gli iraniani, si apprende ora, a far saltare all’ultimo sia la cerimonia prevista ieri in Svizzera con i negoziatori dell’intesa, sia il primo round di colloqui tecnici che avrebbero dovuto tenersi nel weekend, sempre in Svizzera, per iniziare a confrontarsi su come attuare i 14 punti del memorandum.
Il viaggio del vicepresidente JD Vance è stato rinviato all’ultimo momento, ufficialmente per ragioni logistiche, ma sullo sfondo pesava la posizione di Teheran: niente negoziati, hanno fatto sapere fonti vicine al dossier, finché andranno avanti gli attacchi israeliani in Libano. In realtà nella notte, riporta però Axios citando funzionari americani, l’inviato di Donald Trump Steve Witkoff è partito per la Svizzera, dove dovrebbe tenersi il primo round di colloqui con l’Iran sul nucleare. Le trattative avrebbero dovuto iniziare venerdì scorso, ma sono stati rinviati.
In ogni caso, mentre il conflitto in Libano minacciava di far deragliare l’accordo, ieri ecco la schiarita: nel pomeriggio Israele e Hezbollah – esclusi dai negoziati sul memorandum sull’Iran— si sono accordati su un cessate il fuoco mediato da Usa e Qatar. Del resto la tregua tra Tel Aviv e Hezbollah si è trasformata in una condizione politica per tentare di rimettere in moto il tavolo tra Usa e Iran e arrivare in 2 mesi a un’intesa definitiva.
Ma il sollievo è durato poco. A pochi minuti dal nuovo cessate il fuoco, l’esercito israeliano ha condotto nuovi raid nel Libano meridionale, e Hezbollah ha lanciato droni verso il nord di Israele. Le agenzie di intelligence americane hanno avvertito l’amministrazione Trump che probabilmente il premier Benjamin Netanyahu intende ostacolare il raggiungimento di un accordo di pace duraturo con l’Iran, riferisce il Washington Post, secondo cui Israele intende proseguire le operazioni contro Hezbollah.
«Sono sempre stato in buoni rapporti con Bibi. Bisogna solo calmarsi a volte e usare la testa» ha reagito il presidente Usa alla notizia della tregua. In quelle ore, i suoi strali sono stati rivolti contro la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei che giovedì lo aveva accusato di aver mosso «ogni leva per disperazione» pur di chiudere l’accordo. Trump ieri ha ribaltato l’accusa, sostenendo che a trattare per disperazione è stato l’Iran e non Washington. Il tono è stato quello consueto, aggressivo e ultimativo: gli ayatollah, ha scritto, non riceveranno «neanche dieci centesimi» durante i 60 giorni previsti per verificare se esistono le condizioni di un accordo più ampio e stabile.
A mettere sotto pressione il presidente è anche una parte del suo partito. Diversi repubblicani dell’ala più interventista guardano con sospetto all’accordo con l’Iran, giudicandolo troppo generoso e troppo vago sui limiti al programma nucleare. Il dossier rischia di diventare una prova di forza interna: Trump deve difendere un’intesa che contraddice la retorica con cui per anni aveva demolito l’accordo negoziato da Barack Obama.
In questo quadro, la posizione di Vance diventa ancora più delicata. Il vicepresidente, scelto per guidare i negoziati, si ritrova a presidiare un passaggio ad altissimo rischio a pochi mesi dalla sua probabile corsa elettorale: deve dimostrare che la strategia della Casa Bianca può produrre risultati concreti ma anche contenere le critiche di chi considera inaccettabile qualsiasi apertura a Teheran.
Intanto il segretario di Stato americano, Marco Rubio, defilato nel dossier Iran, offuscato da Vance, ha in programma una missione in Medio Oriente la prossima settimana con tappe in Kuwait, Emirati e Bahrein, fa sapere Axios.